Quadro generale: l’oro resta sotto pressione
L’oro apre la settimana in territorio negativo, incapace di capitalizzare il recupero avviato dai minimi di ottobre. Il metallo prezioso aveva ricevuto una finestra di opportunità dall’indebolimento del dollaro e dal ripiegamento dei rendimenti dei Treasury, ma il rimbalzo si è rapidamente esaurito. Due fattori continuano a pesare: il premio geopolitico tornato sul greggio e le elevate probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve a dicembre.
Alle 07:34 GMT, lo Spot Gold (XAUUSD) tratta a 4.126,55 dollari l’oncia, in calo di 14,26 dollari (-0,34%).
Il messaggio del mercato è chiaro: i compratori stanno difendendo i livelli raggiunti, non stanno inseguendo una rottura rialzista.
I punti chiave della sessione
- Le probabilità di una stretta monetaria a dicembre restano elevate, lasciando ai venditori il vantaggio nel breve termine.
- Il rafforzamento del greggio riporta al centro dell’attenzione le pressioni inflazionistiche.
- Trend settimanale e giornaliero restano ribassisti: serve un’azione decisa dei compratori prima che il minimo diventi un’inversione.
Il premio petrolifero torna a condizionare le attese sui tassi
Il Brent si mantiene in prossimità dei massimi degli ultimi cinque mesi dopo le rivendicazioni degli Houthi relative ad attacchi contro infrastrutture energetiche, aeroportuali e militari saudite. Gli operatori stanno nuovamente prezzando un premio di rischio sul Golfo Persico, e questo impedisce al greggio di offrire sollievo a chi scommette su una Fed più accomodante.
Il punto è che il canale di trasmissione tra energia e inflazione è immediato: un petrolio stabilmente alto alimenta i costi di trasporto e produzione, irrigidisce le componenti core dei prezzi e riduce lo spazio di manovra delle banche centrali. Paradossalmente, in questa fase l’oro non beneficia più dello status di bene rifugio anti-inflazione, perché il mercato legge l’aumento dei prezzi energetici come un acceleratore della stretta monetaria, non come una minaccia al potere d’acquisto da coprire con il metallo giallo.
Dati sui prezzi: un contesto ostile per il metallo
Gli ultimi report sull’inflazione avevano già creato problemi al comparto. I prezzi al consumo di settembre sono saliti del 3,7% su base annua, mentre i prezzi alla produzione hanno registrato un incremento del 6,3%, il maggiore rialzo annuale dal 2022. Gli operatori sull’oro speravano in un raffreddamento del greggio per attenuare questa pressione: sta accadendo l’esatto contrario.
Ottobre non spaventa, dicembre sì
I funzionari della Federal Reserve non hanno mostrato particolare urgenza di intervenire nella riunione del 27-28 ottobre. Secondo il CME FedWatch Tool, la probabilità di un nulla di fatto è dell’82,8%, contro un 17,2% assegnato a un rialzo di 25 punti base.
Il vero nodo è la riunione del 9 dicembre: il mercato attribuisce una probabilità del 93,6% a tassi più alti entro quella data. Nel dettaglio, il 77,8% degli operatori si attende un target range tra 4,00% e 4,25%, mentre il 15,8% punta su un intervallo 4,25%-4,50%.
La pausa di ottobre, quindi, non sta attirando acquirenti sull’oro: la stretta non viene cancellata, viene semplicemente rinviata. E per un asset che non offre rendimento, il costo opportunità di detenerlo resta il principale ostacolo.
Dollaro e rendimenti: nessuno spiraglio per i compratori
Treasury a 10 anni
I rendimenti dei titoli di Stato americani sono tornati a salire lunedì, con gli operatori che hanno rivalutato i dati sull’inflazione della scorsa settimana. Il decennale si era già allontanato dai massimi recenti, ma la discesa non si è mai trasformata in una rottura ribassista pulita. All’oro serviva esattamente quella conferma, che non è arrivata.
Dollar Index (DXY)
Il Dollar Index è salito dello 0,19% lunedì, a quota 101,973, dopo due sedute negative. Nella notte ha ceduto marginalmente, ma resta saldamente sopra il minimo principale a 101,576. Finché i venditori di dollaro non riusciranno a violare quel livello, l’oro quotato in valuta americana continuerà a trovare un tetto sopra la testa.
Analisi tecnica settimanale dello Spot Gold
Sul grafico settimanale l’oro scivola leggermente, pur mantenendosi sopra un’importante area di ritracciamento e tentando di costruire un minimo crescente secondario. Il mercato resta però al di sotto di 4.481,78 dollari, livello che corrisponde a un ribasso del 20% dal massimo storico di 5.602,23 dollari: per molti operatori, una soglia che certifica tecnicamente un bear market.
- Trend principale: ribassista. Un passaggio sopra 4.697,11 lo invertirebbe al rialzo; una discesa sotto 3.942,10 ne confermerebbe la direzione.
- Trend minore: ribassista. Il superamento di 4.217,39 lo porterebbe in territorio rialzista, con possibile cambio di momentum.
- Zona di supporto da ritracciamento: 4.069,54 – 3.707,82 dollari.
- Resistenze: i livelli 50% a 4.319,60 e 4.381,81 dollari, posizionati poco sotto la media mobile a 52 settimane a 4.453,78, che funge sia da barriera sia da indicatore di trend ribassista.
L’impostazione settimanale resta orientata al ribasso: trend principale e minore puntano verso il basso e il mercato opera sul lato debole della media a 52 settimane. Un passaggio sopra 4.217,39 indebolirebbe sensibilmente questo scenario.
Analisi tecnica giornaliera dello Spot Gold
Sul time frame daily il trend principale è ribassista secondo lo swing chart. Un passaggio sopra 4.199,08 dollari invertirebbe la direzione; una discesa sotto 4.073,55 ne darebbe ulteriore conferma.
Livelli operativi da monitorare
- Resistenza aggiuntiva: massimo principale a 4.217,40 dollari.
- Supporto aggiuntivo: minimo principale a 4.066,54 dollari.
- Pivot intraday: i due livelli 50% a 4.141,97 e 4.145,47 dollari. Attualmente il prezzo si muove sul lato debole di questi riferimenti.
- Zona di resistenza di breve: 4.230,51 – 4.319,60 dollari, con la media mobile a 50 giorni a 4.321,71 subito sopra.
- Target ribassisti: in caso di cedimento di 4.066,54, si aprirebbero spazi verso 3.942,10 e 3.886,46 dollari.
Anche un eventuale breakout sopra 4.199,08 rischia di tradursi in un rialzo faticoso, dato il muro di offerta presente nell’area 4.230-4.320. Per i trader di breve periodo, un tono costruttivo potrebbe svilupparsi sopra 4.145,47, mentre sotto 4.141,97 la pressione in vendita tenderebbe a rafforzarsi.
Cosa monitorare nelle prossime sedute
Le tre variabili che guidano l’oro restano greggio, dollaro e rendimenti dei Treasury. Se il premio geopolitico sul petrolio tiene e il biglietto verde continua a trovare supporto, i venditori mantengono lo spazio per spingere ulteriormente il metallo. Una rottura su uno di questi due fronti, al contrario, alleggerirebbe la pressione sulle posizioni long.
Sul settimanale l’impostazione resta ribassista: il minimo crescente secondario ha attirato acquisti, ma va letto come semplice supporto all’interno di un trend negativo. Serve che i compratori assorbano l’offerta e invertano il trend minore prima di poter parlare di una vera inversione.
Sul giornaliero il quadro è analogo: finché il prezzo resta sotto la media a 50 giorni e sul lato debole dei pivot, ogni rimbalzo rimane vulnerabile a nuove ondate di vendite.



