Capire quanto un’operazione avrebbe potuto rendere prima della chiusura può dire molto sulla qualità di una strategia. L’MFE nel trading serve proprio a misurare questo aspetto e può aiutare a individuare uscite premature, target poco efficienti o margini di miglioramento nella gestione delle posizioni. Per utilizzarlo bene, però, bisogna prima comprenderne logica e limiti. Ne parliamo qui.

MFE trading: cos’è e come funziona

MFE è l’acronimo di Maximum Favorable Excursion, ossia la massima escursione favorevole registrata da una posizione durante il periodo in cui è rimasta aperta.

In termini semplici, indica il massimo profitto teorico raggiunto da un trade prima della sua chiusura.

Supponiamo che un trader acquisti un asset a 100 euro. Durante l’operazione il prezzo sale fino a 112 euro, poi torna a 106 euro e la posizione viene chiusa proprio a questo livello.

Il profitto effettivamente realizzato è pari a 6 euro per unità. L’MFE, invece, è pari a 12 euro, perché rappresenta il massimo movimento favorevole raggiunto dal prezzo mentre la posizione era ancora aperta.

L’MFE non indica quindi quanto si è guadagnato, ma quanto il mercato si è mosso nella direzione prevista nel momento più favorevole del trade.

Può essere espresso in termini monetari, percentuali, punti, pip oppure unità di rischio, le cosiddette «R», cioè multipli del rischio iniziale. Quest’ultima modalità è particolarmente utile quando si confrontano operazioni effettuate su strumenti o dimensioni di posizione differenti.

Per esempio, se il rischio iniziale di un trade è pari a 100 euro e l’operazione raggiunge temporaneamente un profitto massimo di 250 euro, l’MFE può essere espresso come 2,5R.

TradingView

Analizzare un singolo MFE, tuttavia, serve relativamente poco. Il dato acquista valore quando viene raccolto su un numero elevato di operazioni.

Se una strategia chiude mediamente le posizioni a +1R, ma numerosi trade raggiungono regolarmente +2R o +3R prima dell’uscita, il trader potrebbe avere un problema nella gestione dei profitti.

Al contrario, se i trade vincenti raramente superano +1,2R, impostare un take profit a +3R potrebbe essere poco coerente con il comportamento storico della strategia.

L’MFE è quindi soprattutto uno strumento di analisi della gestione dell’uscita, non un indicatore capace da solo di stabilire se una strategia sia valida.

MFE: quando usarlo

L’MFE può risultare utile in diverse fasi dell’analisi di un sistema di trading.

  • Per valutare i take profit. Se molte operazioni raggiungono un determinato livello di profitto prima di invertire, i dati sull’MFE possono aiutare a capire se il target utilizzato è troppo vicino oppure troppo ambizioso.
  • Per analizzare le uscite premature. Un trader potrebbe scoprire che numerose posizioni vengono chiuse con piccoli profitti nonostante abbiano successivamente raggiunto escursioni favorevoli molto più ampie. Questo può evidenziare una gestione eccessivamente prudente dell’uscita.
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  • Per confrontare diverse strategie di exit. L’MFE consente di confrontare, per esempio, un take profit fisso, un trailing stop (uno stop che segue il prezzo a favore della posizione) o un’uscita basata su un segnale tecnico e verificare quanta parte del movimento favorevole ciascun metodo riesce effettivamente a catturare.
  • Per studiare il comportamento dei trade vincenti. Osservare l’MFE medio e la sua distribuzione può aiutare a comprendere quali movimenti sono realistici per una determinata strategia e quali rappresentano invece casi eccezionali.
  • Per migliorare il backtesting. Integrando l’MFE nei risultati di un test storico si ottengono informazioni che il semplice profitto finale di ogni operazione non mostra. Due strategie con risultati simili possono infatti comportarsi in modo molto diverso durante la vita del trade.

L’MFE può essere utile anche nell’analisi discrezionale.

In questa prospettiva, è possibile confrontare il massimo profitto raggiunto con quello effettivamente incassato e verificare se determinate decisioni vengono ripetute nel tempo.

Occorre però evitare un errore importante: guardare l’MFE con il senno di poi e concludere che sarebbe stato possibile incassarlo integralmente.

Il massimo movimento favorevole si conosce soltanto dopo che si è verificato. Nel momento in cui il prezzo raggiunge quel livello, il trader non può sapere con certezza se continuerà a salire o inizierà a invertire.

L’obiettivo non è quindi catturare sempre il 100% dell’MFE, ma capire se la strategia di uscita sfrutta in maniera ragionevole i movimenti prodotti dal sistema.

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MFE: come usarlo

Per utilizzare correttamente l’MFE è necessario innanzitutto raccogliere dati sufficienti.

Se ci si limita a cinque o dieci operazioni si rischia di ottenere indicazioni casuali. È preferibile lavorare su un campione più ampio, possibilmente rappresentativo delle diverse condizioni di mercato affrontate dalla strategia.

Per ogni trade bisognerebbe registrare almeno prezzo di entrata, prezzo di uscita, stop iniziale, profitto o perdita finale e massimo movimento favorevole raggiunto durante la posizione.

È inoltre consigliabile normalizzare i risultati.

Esprimere l’MFE in percentuale oppure in multipli di R permette di confrontare operazioni molto diverse tra loro. Un movimento favorevole di 500 euro, infatti, assume un significato completamente differente se il rischio iniziale era di 100 euro oppure di 1.000 euro.

Una buona pratica consiste poi nell’osservare la distribuzione degli MFE e non soltanto la media.

Supponiamo che una strategia produca 100 trade vincenti. Se 70 di questi raggiungono almeno +2R, mentre soltanto cinque superano +4R, potrebbe avere poco senso impostare sistematicamente un obiettivo a +4R nella speranza di catturare i movimenti più rari.

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Ma facciamo un esempio più concreto.

Un trader utilizza una strategia con stop loss di 50 punti e take profit di 50 punti, quindi con un rapporto iniziale rischio-rendimento di 1:1.

Dopo 200 operazioni analizza gli MFE dei trade vincenti e scopre che una parte consistente raggiunge almeno 75 punti di movimento favorevole e che molti arrivano a 100 punti prima di invertire.

Questo dato non dimostra automaticamente che il take profit debba essere spostato a 100 punti. Può però suggerire di effettuare un nuovo backtest con target differenti, per esempio 75 o 100 punti, oppure con una gestione parziale della posizione.

Il trader potrebbe anche sperimentare l’uscita di una parte della posizione a +1R e lasciare correre la parte restante con un trailing stop.

Dopo il test sarà necessario confrontare non soltanto il profitto medio, ma anche la percentuale di successo, il drawdown (la massima perdita subita rispetto al picco precedente), la volatilità dei risultati e il rapporto tra rischio e rendimento.

Un’altra buona pratica consiste nel combinare l’MFE con l’MAE, Maximum Adverse Excursion, che misura invece il massimo movimento sfavorevole registrato durante il trade. Analizzati insieme, i due dati permettono di osservare in maniera più completa il comportamento delle operazioni prima della chiusura.