HSBC: l’intelligenza artificiale è trasformativa, ma sui data center serve selettività
L’intelligenza artificiale rappresenta una tecnologia destinata a ridisegnare interi modelli di business, ma questo non significa che ogni infrastruttura costruita attorno ad essa sia automaticamente un buon investimento. È il messaggio lanciato da Georges Elhedery, amministratore delegato di HSBC, uno dei principali gruppi bancari a livello globale.
In un intervento rilasciato a CNBC, il numero uno della banca britannica ha definito l’AI “un fattore abilitante fondamentale per reingegnerizzare e reimmaginare tutte le nostre attività”, sottolineando come l’adozione della tecnologia stia già cambiando il modo di lavorare all’interno dell’istituto.
Produttività interna: l’AI come leva operativa
Secondo Elhedery, il vero valore dell’intelligenza artificiale per una banca globale risiede nel guadagno di produttività per le persone che vi lavorano: “Restituirà molto potere ai nostri colleghi grazie al livello di produttività che garantisce loro”, ha spiegato, aggiungendo che il gruppo è “decisamente avviato su un percorso di adozione” della tecnologia, con l’obiettivo di reingegnerizzare l’intera struttura operativa della banca.
Si tratta di un tema ricorrente nel settore bancario internazionale: dall’automazione dei processi di compliance e antiriciclaggio all’analisi del credito, passando per l’assistenza alla clientela, l’AI generativa è vista come uno dei principali vettori di riduzione del cost/income ratio nei prossimi anni.
Il monito sui data center: “Non tutti i contratti hanno la stessa qualità”
Il discorso cambia quando si passa dall’adozione interna della tecnologia all’investimento nelle infrastrutture fisiche che la alimentano. Qui Elhedery invita alla prudenza e a un approccio tutt’altro che indiscriminato.
“Bisogna essere selettivi”, ha affermato il CEO. “Occorre guardare alla qualità dei contratti di locazione. Occorre guardare al pricing di questi contratti. Non tutti hanno quel livello di solidità che consente di sostenerli con convinzione. Alcuni possono rivelarsi più problematici.”
Cosa guardare davvero in un progetto di data center
Il riferimento ai tenancy agreements non è casuale. La redditività di un data center dipende in larga misura da alcuni elementi chiave:
- Merito creditizio del conduttore: un contratto con un hyperscaler investment grade ha un profilo di rischio radicalmente diverso rispetto a quello sottoscritto con una startup AI non ancora profittevole.
- Durata e struttura del contratto: locazioni pluriennali con adeguamenti inflattivi offrono visibilità sui flussi di cassa; contratti brevi espongono al rischio di riprezzamento.
- Pricing e marginalità: il costo dell’energia, la disponibilità di connessione alla rete elettrica e l’efficienza di raffreddamento incidono pesantemente sui margini.
- Rischio di obsolescenza tecnologica: i cicli di aggiornamento delle GPU sono molto più rapidi della vita utile di un immobile, con potenziali impatti sui valori residui.
HSBC tra finanziatore e operatore
La posizione di HSBC sul tema non è neutrale. Il gruppo, con sede a Londra, è stato classificato da S&P Global come la settima banca più grande al mondo e il primo istituto di credito in Europa, con attivi prossimi ai 3.000 miliardi di dollari. La banca opera contemporaneamente come finanziatore e operatore di data center, una duplice veste che le offre una visibilità privilegiata sul settore.
Nel proprio bilancio annuale, HSBC ha dichiarato l’intenzione di diventare “la banca di riferimento per gli ecosistemi di transizione in rapida crescita”, segnalando come la propria base clienti copra già in modo significativo i comparti dei data center e dell’intelligenza artificiale.
Un boom da migliaia di miliardi di dollari
I campus che ospitano i server alla base dell’AI e del cloud computing hanno vissuto negli ultimi anni un’espansione senza precedenti. Secondo le stime di McKinsey, la spesa globale per i data center potrebbe raggiungere i 7.000 miliardi di dollari entro il 2030.
A finanziare questa corsa non sono più soltanto i flussi di cassa dei giganti tecnologici: le Big Tech attingono in misura crescente al private credit e all’emissione di debito, modificando in profondità il proprio profilo finanziario.
Il nodo del costo del capitale
Proprio l’indebitamento legato all’AI sta diventando un punto di tensione per i mercati finanziari. Con il costo del capitale in aumento e volumi di emissione record, cresce l’attenzione degli investitori sulla sostenibilità di questi piani di investimento.
Intervenendo al GZERO Summit organizzato a Londra da LSEG ed Eurasia Group, Mohamed El-Erian, chief economic adviser di Allianz ed ex CEO di PIMCO, ha evidenziato come la competizione per i capitali tra governi e società legate all’intelligenza artificiale stia generando pressione sul mercato obbligazionario.
“I governi si indebitano per quello di cui hanno bisogno e, in più, rifinanziano il debito esistente a tassi più elevati”, ha osservato. “E poi ci sono gli hyperscaler, che lo scorso anno hanno raccolto 200 miliardi di dollari con emissioni obbligazionarie e che quest’anno ne raccoglieranno probabilmente mille miliardi. Sono insensibili ai rendimenti. Sono insensibili agli spread, perché stanno scommettendo su qualcosa di realmente trasformativo.”
Rendimenti obbligazionari ai massimi pluridecennali
Nel 2026 i rendimenti dei titoli di Stato delle principali economie avanzate hanno toccato i massimi degli ultimi decenni, sospinti da una combinazione di fattori: deficit pubblici elevati, livelli crescenti di debito sovrano, timori di un’inflazione persistente e atteggiamenti più restrittivi da parte delle banche centrali.
Per le aziende che devono finanziare capacità computazionale, questo scenario si traduce in un conto significativamente più salato. JPMorgan Chase ha stimato che entro la fine del decennio verranno emessi circa 4.100 miliardi di dollari di debito legato all’intelligenza artificiale, man mano che operatori di data center e società dell’indotto AI accelerano sugli investimenti in capacità.
Cosa significa per gli investitori
Il messaggio che arriva dai vertici di HSBC — e che trova eco nelle parole di El-Erian — è che la fase di entusiasmo indifferenziato verso qualsiasi asset etichettato “AI” sta lasciando spazio a una valutazione più analitica. Per chi investe in obbligazioni corporate, fondi infrastrutturali, REIT specializzati o equity del comparto tecnologico, la discriminante non sarà più l’esposizione al tema, ma la qualità dei flussi di cassa contrattualizzati e la solidità delle controparti.
In un contesto di tassi elevati, la differenza tra un progetto sostenibile e uno fragile si misura sul rendimento richiesto dal mercato: più sale il costo del debito, meno margine di errore resta a chi ha costruito il proprio piano industriale su ipotesi di domanda aggressive.



