Il greggio accelera: WTI sopra quota 110 dollari al barile

Seduta in forte rialzo per il mercato petrolifero, con gli operatori concentrati sull’escalation delle tensioni in Medio Oriente e sulla scadenza tecnica dei contratti future statunitensi sul greggio.

Il future West Texas Intermediate (WTI) sul mese più vicino alla scadenza ha guadagnato il 6,58%, portandosi in area 110,48 dollari al barile alle 7:38 ET. I contratti con consegna a novembre, giunti al giorno di scadenza, hanno messo a segno la nona seduta consecutiva di rialzi, con una performance mensile vicina al +20%.

Il benchmark globale Brent, con consegna dicembre, ha scambiato in progresso dell’1,94% a 111,67 dollari al barile: si tratta del livello più elevato da maggio 2026.

Lo Stretto di Hormuz torna epicentro del rischio geopolitico

Il fulcro delle preoccupazioni resta lo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo attraverso cui transita una quota compresa tra il 20% e il 25% del petrolio scambiato via mare a livello mondiale. Negli ultimi mesi gli attacchi alle navi commerciali si sono intensificati: secondo i dati della società di ship tracking Kpler, almeno 18 unità navali sono state colpite nelle ultime due settimane.

Le mosse di Teheran

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha dichiarato martedì che due petroliere definite “non conformi” sarebbero state incendiate nello stretto dopo l’urto con mine posate dalla propria unità navale, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim.

Sul fronte diplomatico, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei ha avvertito che Teheran risponderebbe a un eventuale attacco statunitense “in egual misura, se non con maggiore forza”.

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Il fattore elettorale americano

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato nelle scorse settimane che le forze armate americane non colpiranno l’Iran prima delle elezioni di midterm del 3 novembre. Una finestra temporale che il mercato sta scontando come periodo di tregua apparente, ma che alimenta al tempo stesso l’incertezza sullo scenario successivo al voto.

Perché il WTI corre più del Brent: l’analisi degli operatori

Tamas Varga, analista di PVM Oil Associates, ha spiegato alla CNBC che la forza della parte a breve della curva del WTI, proprio in prossimità della scadenza del contratto, è il segnale di una reale tensione sull’offerta fisica di greggio a livello globale.

I tre driver individuati

1. Calo dei flussi di export mediorientali. Secondo Varga, il rialzo “riflette la contrazione dei volumi esportati dal Medio Oriente, mentre si intensificano gli attacchi alle petroliere e i raid Houthi contro le infrastrutture petrolifere saudite”.

2. Noli marittimi in discesa. La decisione statunitense di esentare dalle sanzioni la cosiddetta “shadow fleet” russa dovrebbe comprimere i noli, rimuovendo un ostacolo che finora frenava la domanda di greggio di origine americana. “Con questo ostacolo rimosso, almeno temporaneamente, i gradi di greggio statunitensi tornano competitivi come sostituti del petrolio mediorientale”, ha osservato l’analista.

3. Scorte USA in calo. Le attese del mercato puntano a una riduzione delle scorte commerciali di greggio negli Stati Uniti nella settimana di riferimento, un ulteriore elemento di sostegno ai prezzi.

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Cosa significa per investitori e mercati europei

Un greggio stabilmente sopra i 110 dollari ha implicazioni dirette anche per l’Europa e per l’Italia, Paese fortemente dipendente dalle importazioni energetiche. I principali canali di trasmissione sono tre:

  • Inflazione: la componente energetica rischia di riaccendere le pressioni sui prezzi, complicando il percorso di allentamento monetario della BCE e della Federal Reserve.
  • Cambio EUR/USD: storicamente uno shock petrolifero penalizza le valute delle aree importatrici nette di energia, favorendo il dollaro come valuta rifugio e valuta di denominazione delle materie prime.
  • Rotazione settoriale: il comparto oil & gas europeo — da Eni a Shell, da TotalEnergies a BP — tende a sovraperformare, mentre soffrono trasporti, chimica, utility energivore e aerolinee.

Elementi da monitorare nelle prossime sedute

Gli operatori terranno d’occhio i dati settimanali sulle scorte EIA, l’evoluzione dei premi assicurativi sui noli nello Stretto di Hormuz, le eventuali decisioni dell’OPEC+ sulla capacità produttiva inutilizzata e il quadro geopolitico post-midterm. La struttura della curva — con un marcato backwardation sulle scadenze ravvicinate — resta l’indicatore più affidabile per misurare quanto il mercato fisico sia realmente tirato, al di là del solo premio al rischio geopolitico.