La bolla AI potrebbe essere il cigno nero dei mercati dei prossimi anni, cioè l’evento imprevisto capace di stravolgerli. Quasi fisiologico, dopo la corsa dei titoli legati all’intelligenza artificiale. Ma è difficile vederci chiaro: cresce il confronto tra chi considera le attuali valutazioni eccessive e chi ritiene il boom sostenuto da profitti reali.

Ne parliamo qui: capiremo cosa significa veramente bolla AI, se può scoppiare e quali effetti avrebbe sulle Borse.

Cosa si intende per bolla AI

Con l’espressione bolla AI si indica l’ipotesi secondo cui una parte dei titoli legati all’intelligenza artificiale sia arrivata a prezzi troppo elevati rispetto ai risultati economici che le aziende potranno effettivamente generare. Si tratterebbe di una bolla finanziaria in piena regola, con le aspettative che crescono più velocemente dei fondamentali, cioè di ricavi e utili effettivi.

Nel caso dell’AI, il fenomeno riguarda produttori di chip, fornitori di cloud, software house, gestori di data center e società che promettono di integrare l’intelligenza artificiale nei propri modelli di business. Ma è bene sgomberare il campo da un fraintendimento…

La questione non è stabilire se la tecnologia sia utile: una tecnologia può trasformare l’economia e, contemporaneamente, produrre valutazioni senza reale riscontro. È già successo, per esempio, durante la bolla dot-com di fine anni Novanta: si dava per certo che Internet avrebbe cambiato il mondo, ma molte quotazioni anticipavano risultati che non sarebbero arrivati nei tempi previsti.

Bolla AI: scoppia o non scoppia?

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Inutile girarci attorno, gli argomenti a favore dell’ipotesi di una bolla esistono. Il primo riguarda le già citate valutazioni: una parte consistente del rialzo degli indici statunitensi è stata trainata da un gruppo relativamente ristretto di società tecnologiche. Lo segnala, tra gli altri, il Fondo Monetario Internazionale, che ha indicato proprio la concentrazione dei mercati azionari nei titoli legati all’AI come un fattore di vulnerabilità.

C’è poi il tema degli investimenti. Le grandi società tecnologiche stanno destinando somme enormi a chip, infrastrutture, energia e data center. Secondo la BIS, la Banca dei Regolamenti Internazionali, i cinque maggiori hyperscaler, cioè i colossi che costruiscono le infrastrutture di calcolo per l’AI, potrebbero investire oltre 1.000 miliardi di dollari nell’AI tra 2025 e 2026. Lecito chiedersi: cosa succede se i ricavi futuri non riuscissero a giustificare una spesa di questa portata?

Ma ci sono anche argomenti a favore del “non scoppio”. Per esempio, quello secondo cui molte protagoniste del boom AI sono imprese già profittevoli, con ricavi elevati, grandi disponibilità finanziarie e attività consolidate. Questo rende il quadro diverso da quello di numerose società Internet della fine degli anni Novanta, valutate soprattutto sulla base delle aspettative.

Inoltre, l’AI sta già producendo ricavi e incrementi di produttività in alcuni settori. Lo stesso FMI ha osservato che la possibile sopravvalutazione dell’intero mercato azionario statunitense resta, nelle sue stime, inferiore a quella registrata durante la fase dot-com.

La conclusione, quindi, è meno netta di quanto suggerisca la parola “bolla”. Potrebbero essere sopravvalutate alcune società, alcuni segmenti o determinate aspettative senza che l’intero comparto AI sia destinato necessariamente a un crollo generalizzato.

Cosa succede nel mercato azionario se scoppia la bolla AI

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Se la bolla AI scoppiasse, il primo effetto sarebbe anche il più scontato: una forte revisione delle valutazioni dei titoli più esposti al tema. Le società i cui prezzi incorporano aspettative di crescita molto aggressive potrebbero subire le correzioni più profonde, soprattutto se gli utili o i ricavi risultassero inferiori alle attese.

Il problema, però, non riguarderebbe soltanto le aziende AI. La forte concentrazione degli indici fa sì che il ribasso di poche società molto capitalizzate possa pesare sull’intero mercato. Il calo dei grandi titoli tecnologici potrebbe quindi trascinare al ribasso indici come S&P 500 e Nasdaq anche se molte società al loro interno non sono direttamente legate all’intelligenza artificiale.

Potrebbero emergere anche effetti indiretti. Un ridimensionamento delle aspettative potrebbe rallentare gli investimenti in data center, semiconduttori, infrastrutture energetiche e servizi cloud. Sarebbero vulnerabili le aziende più indebitate o dipendenti da finanziamenti esterni. Il FMI, di nuovo, ha evidenziato che una correzione dei titoli tecnologici potrebbe trasmettersi ai consumi e alla crescita attraverso la riduzione della ricchezza finanziaria delle famiglie e il peggioramento delle condizioni finanziarie.

Come possono difendersi i trader dell’azionario

Partiamo dalle cattive notizie: in uno scenario di forte correzione, come quello che seguirebbe allo scoppio della bolla AI, non esiste una protezione automatica.

La buona notizia è che è possibile individuare alcuni aspetti che i trader possono monitorare quando aumenta il rischio di una brusca revisione delle valutazioni del settore:

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  • Concentrazione del portafoglio: una forte esposizione a poche società, allo stesso settore o allo stesso tema può amplificare la volatilità quando cambia il sentiment.
  • Valutazioni e risultati: l’attenzione tende a spostarsi dai racconti sulla crescita futura alla capacità concreta di produrre ricavi, utili e flussi di cassa.
  • Leva finanziaria: nei periodi di forte volatilità, posizioni finanziate con debito possono amplificare sia i movimenti favorevoli sia quelli contrari.
  • Correlazioni tra titoli: durante le fasi di stress, attività considerate differenti possono iniziare a muoversi nella stessa direzione, riducendo l’efficacia della diversificazione.

Per i mercati, quindi, la vera questione non è soltanto stabilire se esista una bolla AI, ma capire quanto delle aspettative future sia già incorporato nei prezzi. Più le quotazioni anticipano risultati ancora da dimostrare, maggiore diventa la sensibilità degli investitori a trimestrali, investimenti, margini e segnali di rallentamento.