Mercati valutari in fase di stallo, ma i rischi restano sul tavolo
La settimana si è aperta con un clima di calma apparente sul mercato dei cambi. Dietro la scarsa volatilità, tuttavia, nessuno dei fattori di rischio che hanno dominato le ultime sedute è stato realmente disinnescato: i prezzi dell’energia restano elevati per il timore di un’escalation in Medio Oriente, il credito legato ai data center ad alto rendimento continua a destare preoccupazione e gli spread sovrani francesi si allargano mentre il quadro politico-fiscale di Parigi peggiora. In questo contesto, costruire una posizione ribassista sul dollaro resta un esercizio complicato.
USD: il consolidamento prosegue
Il biglietto verde cede terreno marginale contro le valute legate alle materie prime, mentre guadagna qualcosa nei confronti delle divise a basso rendimento come yen e franco svizzero. Il movimento è spiegato da due elementi: una relativa stabilizzazione dell’equity statunitense e un modesto rialzo dei tassi USA sulle scadenze brevi.
I tre fronti di rischio ancora aperti
1. Energia e Medio Oriente. Il mercato petrolifero continua a scontare la possibilità di un nuovo intervento di Stati Uniti e Israele contro l’Iran in vista delle elezioni di midterm americane. Finché i prezzi dell’energia restano sui massimi, difficilmente si assisterà a una correzione significativa dei rendimenti obbligazionari.
2. Il credito dei data center. Restano vivi i dubbi sulla sostenibilità dei modelli di business degli operatori americani di data center finanziati nel segmento high yield. Il bond 2032 di Coreweave continua a scambiare attorno a 80 centesimi sul dollaro, un livello che segnala stress evidente. È qui che si annida la principale minaccia alla forza del dollaro: un deterioramento ulteriore del credito tech avrebbe ricadute dirette sull’equity statunitense e, di riflesso, sui flussi verso il biglietto verde.
3. La Francia. Gli spread sui titoli di Stato transalpini continuano ad allargarsi, mentre si consolida la convinzione che Parigi sia ancora lontana da un percorso credibile di consolidamento fiscale.
Emergenti: la divergenza tra won e dollaro di Taiwan
Il quadro frammentato si estende anche ai mercati emergenti asiatici. Il won coreano e il dollaro di Taiwan — storicamente correlati in quanto valute di due grandi esportatori di semiconduttori — hanno imboccato strade nettamente divergenti. La lettura che ne diamo è semplice: la politica monetaria fa ancora la differenza. Il dollaro taiwanese sta pagando la scelta della banca centrale locale di non alzare i tassi a settembre, mentre la Corea ha mantenuto un atteggiamento più reattivo.
Cosa guardare nelle prossime ore
Salvo un nuovo scivolone marcato del comparto tecnologico americano — domani pubblicano i risultati del terzo trimestre Tesla, Meta e IBM — ci attendiamo che il dollaro resti relativamente ben supportato. Dati sul mercato immobiliare USA leggermente deboli difficilmente peseranno sulla valuta, mentre il dato settimanale ADP sull’occupazione raramente muove i mercati in modo significativo.
Nel complesso, saranno le notizie su energia e Francia a dettare il ritmo. L’indice DXY dovrebbe trovare ulteriore supporto in area 101,50/60.
Chris Turner
EUR: l’euro resta ostaggio degli OAT
EUR/USD trova un minimo di sostegno nonostante l’ampliamento degli spread francesi. Ma il flusso di notizie da Parigi resta strutturalmente negativo per la moneta unica.
Il nodo del bilancio 2027
Oggi l’Assemblea nazionale vota sulla parte relativa alle entrate della manovra 2027. Sia la sinistra sia la destra hanno presentato numerosi emendamenti al testo originario: anche in caso di approvazione, è difficile immaginare un’accoglienza positiva da parte dei mercati. Lo scenario base resta quello di un testo che rimbalza tra Assemblea e Senato fino all’inizio di dicembre.
Il verdetto di Moody’s
Questa settimana il debito sovrano francese dovrà affrontare anche la revisione del rating di Moody’s, attesa venerdì. L’agenzia potrebbe allinearsi alle concorrenti declassando la Francia nella fascia single A. La mossa è ampiamente attesa e gli investitori risultano già sottopesati sul debito transalpino; resta comunque limitato il timore che la perdita dell’ultimo rating AA tra le tre principali agenzie possa innescare vendite forzate da parte di portafogli vincolati da mandato.
Il sentiment economico tiene (per ora)
Nonostante la tensione fiscale francese e i prezzi energetici elevati, la fiducia delle imprese nell’Eurozona ha mostrato finora una tenuta sorprendente. Il test arriva oggi con l’indice ZEW tedesco e venerdì con i PMI flash dell’area. Le attese puntano a limature verso il basso, probabilmente non sufficienti a incrinare l’euro.
Per oggi, dunque, EUR/USD resta in modalità “OAT-watch”. Dopo il forte calo di settembre una fase di consolidamento o correzione appare fisiologica, ma le basi per un recupero strutturale restano fragili: un movimento verso 1,1180 appare tanto probabile quanto un rimbalzo a 1,1270.
Chris Turner
HUF: un posizionamento troppo affollato offusca il miglioramento fiscale
La manovra ungherese
Il governo di Budapest ha presentato ieri il piano di bilancio per il prossimo anno, con un deficit al 4,9% del PIL. Il consolidamento rispetto al 7,0-7,5% di quest’anno poggerebbe su quattro pilastri: taglio della spesa improduttiva, riduzione degli oneri per interessi, rientro dalle misure pre-elettorali e introduzione di nuove imposte. Il dato è in linea sia con le nostre stime sia con il consenso di mercato.
Il problema non è la direzione, ma il posizionamento
Il vero nodo della narrativa attuale è il posizionamento eccessivamente affollato. Anche se il mercato apprezza la direzione intrapresa dall’Ungheria, il trade è diventato troppo pesante: le prese di profitto hanno spinto al rialzo i rendimenti, portando in alcuni casi il debito ungherese a sottoperformare i peer dell’area CEE, a loro volta penalizzati dai flussi globali. Dopo la pubblicazione della proposta di bilancio, EUR/HUF ha brevemente testato nuovi minimi per poi chiudere la seduta sostanzialmente invariato.
Oggi il tema fiscale prosegue con una conferenza stampa congiunta di primo ministro e ministro delle Finanze; successivamente il Ministero fornirà agli analisti ulteriori dettagli, utili per valutare la credibilità effettiva del piano. Manteniamo la nostra lettura: il trade è attualmente troppo congestionato e una correzione più marcata non ci sorprenderebbe, visto il forte rally dei titoli ungheresi nelle sedute precedenti la pubblicazione. Sul medio periodo, tuttavia, restiamo costruttivi: prima o poi il mercato tornerà a comprare sui rendimenti più alti.
La Banca Centrale ungherese resta ferma
In agenda anche la riunione della Magyar Nemzeti Bank, che con ogni probabilità lascerà i tassi invariati al 5,50%. Pur avendo indicato la conoscenza del piano fiscale come precondizione per ulteriori tagli, riteniamo prematuro un allentamento. La forward guidance potrebbe risultare costruttiva, aprendo a riduzioni future, ma l’istituto dovrà necessariamente tenere conto del rialzo dei prezzi energetici globali.
Frantisek Taborsky
BRL: sondaggi in parità tra Lula e Bolsonaro
Il real tra gap e consolidamento
Dopo il gap ribassista fino a 4,95 seguito alla performance a sorpresa di Flavio Bolsonaro al primo turno delle presidenziali brasiliane, USD/BRL si è riportato in consolidamento attorno a 5,05.
Il fattore lavoro riavvicina Lula
In vista del ballottaggio decisivo di domenica, i sondaggi si sono compressi sensibilmente: alcune rilevazioni indicano ormai un sostanziale 50:50. Il recupero del presidente uscente Lula sembra riflettere le modifiche dell’ultima ora alla legislazione sul lavoro, tra cui la riduzione — sostenuta dal Senato — della settimana lavorativa massima da 44 a 40 ore e di fatto l’abolizione del regime “6×1” (sei giorni di lavoro, uno di riposo).
Scenari per la prossima settimana
Venerdì è in programma l’ultimo dibattito televisivo tra i due candidati. La lettura prevalente sul mercato è che i sondaggi sovrastimino l’equilibrio della corsa e che Bolsonaro possa raccogliere la maggior parte dei voti andati al primo turno agli altri candidati. In tale scenario, USD/BRL potrebbe aprire lunedì in gap ribassista verso 4,85/4,90. Il movimento potenzialmente più ampio, tuttavia, resta quello al rialzo: una vittoria a sorpresa di Lula avrebbe un impatto più violento sul real, data l’asimmetria del posizionamento attuale.




