Può capitare che la Borsa salga con decisione mentre alcuni titoli rimangano fermi o addirittura scendano. Dietro questa apparente contraddizione c’è un fenomeno ben definito e, ciò che più conta, gestibile: la market breadth.
Cos’è la market breadth
La market breadth, traducibile come “ampiezza del mercato”, indica quanto un movimento generale della Borsa sia condiviso dai singoli titoli che compongono un indice.
Un indice azionario può infatti salire senza che la maggioranza delle azioni presenti al suo interno stia facendo altrettanto.
Supponiamo, ad esempio, che un indice sia composto da 100 società. In una determinata giornata l’indice guadagna l’1,5%, dando apparentemente l’impressione di un mercato complessivamente positivo.
Guardando più attentamente, però, si potrebbe scoprire che soltanto 30 titoli sono saliti, mentre gli altri 70 hanno chiuso invariati o in ribasso.
In questo caso si parla di market breadth debole o ristretta: la crescita dell’indice è sostenuta soltanto da una parte limitata del mercato.
Può verificarsi anche la situazione opposta. L’indice potrebbe registrare un rialzo relativamente contenuto, per esempio dello 0,5%, mentre una larga maggioranza dei titoli che lo compongono aumenta di valore. In questo caso la market breadth è più ampia e il rialzo coinvolge una porzione maggiore del mercato.
Il fenomeno dipende innanzitutto dal modo in cui vengono costruiti gli indici.
Molti importanti indici azionari utilizzano una ponderazione basata sulla capitalizzazione di mercato. Questo significa che le società più grandi hanno un peso superiore rispetto a quelle più piccole.
Se poche aziende dalla capitalizzazione molto elevata registrano forti rialzi, possono quindi trascinare verso l’alto l’intero indice anche quando una parte consistente delle altre azioni è debole.
Immaginiamo, semplificando, che cinque grandi società rappresentino una quota molto importante di un determinato indice. Se questi cinque titoli guadagnano il 5% in poche sedute, potrebbero compensare le perdite di numerose società più piccole.
Chi osserva soltanto l’indice vedrà quindi un mercato in crescita. Chi possiede soprattutto titoli delle società più piccole potrebbe invece trovarsi davanti a un portafoglio negativo.
La market breadth può restringersi anche perché gli investitori concentrano progressivamente il capitale in determinati settori.
In alcune fasi di mercato potrebbero essere privilegiate, per esempio, le società tecnologiche; in altre quelle finanziarie, energetiche o industriali.
Il movimento generale della Borsa non è dunque necessariamente uniforme.
Per analizzare la market breadth vengono utilizzati diversi indicatori. Uno dei più semplici consiste nel confrontare il numero dei titoli che salgono con quello dei titoli che scendono.
Esistono inoltre strumenti come l’Advance-Decline Line, che osserva nel tempo la differenza tra azioni in rialzo e azioni in ribasso, oppure indicatori che misurano quanti titoli si trovano sopra determinate medie mobili, cioè sopra la media dei loro prezzi nei periodi precedenti.
Il principio resta comunque lo stesso: capire quante azioni stanno realmente partecipando al movimento del mercato.
Non si tratta, però, di un indicatore infallibile. Il mercato può mantenere una breadth ristretta anche per periodi prolungati. Per questo deve essere interpretata insieme alle caratteristiche dei singoli titoli e al contesto generale.
Ci si può difendersi dalla market breadth?
Più che “difendersi” dalla market breadth, l’investitore dovrebbe imparare a utilizzarla come strumento di interpretazione.
Il punto fondamentale è capire quanto i propri titoli tendano a muoversi insieme al mercato generale e quanto, invece, dipendano da dinamiche specifiche del settore, della società o della fascia di capitalizzazione a cui appartengono.
Chi conosce questa relazione evita un errore frequente: aspettarsi che un titolo salga semplicemente perché l’indice di riferimento sta salendo.
La performance dell’indice può diventare invece un’informazione aggiuntiva da confrontare con quella del singolo titolo.
Vediamo due esempi.
Primo esempio: la Borsa sale, ma il titolo resta fermo
Immaginiamo che un importante indice azionario guadagni il 10% nell’arco di alcuni mesi.
Un investitore possiede però un titolo che nello stesso periodo rimane sostanzialmente invariato.
La prima reazione potrebbe essere quella di considerare automaticamente debole la società.
Analizzando la market breadth, tuttavia, emerge che il rialzo dell’indice è stato prodotto principalmente da poche società molto grandi e che numerosi titoli appartenenti allo stesso segmento dell’azienda posseduta dall’investitore sono rimasti indietro.
In questo caso la mancata crescita del titolo assume un significato diverso.
Non significa necessariamente che l’azienda stia attraversando problemi specifici. Potrebbe semplicemente trovarsi in una parte del mercato momentaneamente esclusa dal rialzo.
L’indice generale, quindi, non deve essere utilizzato come confronto automatico. Occorre capire chi sta realmente facendo salire il mercato.
Secondo esempio: il mercato si indebolisce, ma il titolo resiste
Consideriamo ora la situazione opposta.
L’indice comincia a perdere terreno e la market breadth peggiora: aumenta il numero delle azioni in ribasso e sempre meno società partecipano ai rialzi.
Il titolo posseduto dall’investitore, però, continua a mantenere le proprie quotazioni o addirittura registra piccoli incrementi.
Anche questa informazione può essere significativa.
Se buona parte del mercato sta mostrando debolezza mentre il titolo continua a dimostrare forza relativa, significa che sta reagendo meglio rispetto al contesto generale.
Non è una garanzia che continuerà a salire, ma costituisce un elemento utile nell’analisi.
Allo stesso modo, un titolo che crolla mentre quasi tutto il mercato sale diffusamente merita un’attenzione particolare, perché la debolezza potrebbe dipendere da fattori specifici della società e non dalla situazione generale della Borsa. Insomma, la market breadth permette di dare un contesto ai movimenti dei singoli titoli.


