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Che tipo di investimenti per i giovani lavoratori? I giovani che hanno la fortuna di lavorare e di guadagnare bene (tenete a mente che lo stipendio medio in Italia è circa 1500 euro al mese), e che magari sono entrati nel mondo del lavoro da poco tempo, si pongono spesso il problema di “cosa fare fare con i soldi”. E’ un problema nuovo, dal momento che prima di quel momento non hanno avuto, in genere, una disponibilità di denaro sufficiente a imporre quesiti di questo tipo.

E’ anche una domanda a cui è bene rispondere con calma e razionalità, e solo dopo un ragionamento approfondito circa la propria specifica condizione. Tuttavia, è bene seguire alcuni consigli semplici e adatti a tutti, di puro buon senso.

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Risparmiare il più possibile

La sensazione di aver del denaro tra le mani, specie se sperimentata per la prima volta, può stimolare abitudini di spesa non salutari. Non è raro che chi è entrato nel mondo del lavoro da poco inizi a spendere come mai aveva fatto prima d’ora. Certamente è bene non privarsi di qualche sfizio, se se ne ha la possibilità. Tuttavia, il consiglio è di battere il ferro finché è caldo. La condizione che un giovane lavoratore vive, infatti, è abbastanza rara, e si verifica solo per pochi anni nell’arco di una vita, almeno nella maggior parte dei casi. Buona parte dei giovani lavoratori, infatti, vive ancora in famiglia, spesso non ha ancora messo su famiglia. Anche chi vive da solo, se opera scelte intelligenti, riesce a spendere cifre più che sostenibili per l’affitto. Insomma, le uscite sono potenzialmente basse.

Ecco, dunque, che risulta fondamentale risparmiare, accumulare un tesoretto volta per volta, all’occorrenza da far fruttare attraverso gli investimenti.

Dunque, se siete giovani lavoratori e guadagnate una cifra sufficiente, abbiate cura di mettere da parte del denaro ogni mese, fossero anche 500 euro.

Prendere in considerazione l’accumulo lento

Se siete giovani lavoratori, avete il tempo dalla vostra parte. Dunque, sfruttate il fattore tempo. Questo ragionamento, traslato nel mondo degli investimenti, porta a prendere in considerazione due strumenti in particolare: i piani di accumulo e i piani di previdenza integrativa. I primi sono finalizzati alla generazione del profitto puro e semplice. I secondi, invece, assolvono a un ruolo fondamentale: integrare una pensione che, stando alle condizioni attuali, non sarà certo al livello dello stipendio.

C’è da considerare, poi, che i piani di accumulo sono in genere poco rischiosi, proprio grazie al fattore tempo che, da un punto di vista prettamente “bancario” rappresenta un elemento di comodo. Insomma, quello dell’accumulo è un approccio da prendere in considerazione, specie se siete giovani lavoratori.

Investire prima su se stessi

E’ un ragionamento controintuitivo. I giovani lavoratori che, per la prima volta nella loro vita, hanno tra le mani un capitale, in genere pensano a un investimento classico, magari di tipo speculativo. Abbastanza raramente si identifica, quale oggetto dell’investimento, non un prodotto bensì se stessi. Eppure è una degli approcci più saggi che si possano adottare, se si è giovani e quindi, per natura e per abitudine, disposti a studiare.

Dunque, prima ancora di investire il denaro in questo o quel prodotto, prendete in considerazione l’idea di investire sulla vostra formazione. D’altronde, è questa specifica epoca che in fondo lo impone. Le tecnologie progrediscono, il mercato richiede sempre nuove competenze. Ciò è vero in tutti i settori, ma soprattutto in quello digitale. Dunque, prendete tutti i treni che, proprio grazie alla formazione, siete in grado di prendere.

Prendere con le pinze l’investimento immobiliare

E’ un retaggio della mentalità italiana. Il mattone è uno degli investimenti da prendere sempre in considerazione. Acquistare un immobile, magari con l’aiuto dei genitori o, più banalmente, per mezzo di un mutuo, è anzi considerato come una specie di rito di passaggio tra la giovinezza e l’età adulta. Fermo restando che è sempre meglio possedere un immobile piuttosto che pagare un canone di affitto, ragionate bene sulla possibilità di acquistare casa. Attualmente, se lo si intende secondo i canoni dell’investimento speculativo, investire nel mattone potrebbe non essere una buona idea, a meno di non intraprendere iniziative tipiche del trading immobiliare (che comunque richiedono competenze specifiche).

Con queste parole non stiamo disincentivando all’acquisto di una casa. Se avete a disposizione il capitale sufficiente, o pensate di poter sostenere un mutuo, l’acquisto va preso in considerazione, specie se lo scopo è residenziale. Il consiglio è semplicemente quello di non considerare il mattone come un investimento. Viste le performance del mercato immobiliare, non può essere considerato come tale, a parte rare eccezioni.

Prendere con le pinze l’investimento speculativo

L’investimento speculativo è l’unico che permette, potenzialmente, di generare profitti nel breve e nel medio periodo. D’altronde, è sufficiente fare una chiacchierata con i consulenti bancari per capire che i rendimenti dei prodotti di investimento “normali”, quelli in genere offerti ai clienti, generano nel breve profitti piuttosto ridotti. In alcuni casi, per esempio con i conti correnti, il rischio di andare sotto non è affatto peregrino.

Ciò non significa, però, che i giovani lavoratori in possesso di un po’ di capitale debbano gettarsi a pesce nei mercati più speculativi e pericolosi. Certo, il trading è da prendere in considerazione, ma solo a determinate condizioni. Ovvero, se si è affrontato un percorso formativo finalizzato esplicitamente a maturare, nel singolo, un bagaglio tecnico necessario. Il trading, sia esso azionario piuttosto che valutario o legato alle materie prime, è un’attività molto complessa, che richiede competenze specifiche. Senza di queste, fare trading è un po’ come giocare d’azzardo, il ché non ha nulla a che vedere con il concetto di investimento.

Dunque, se cominciate ad accumulare del capitale e volete impegnarlo nell’investimento speculativo, non agite di fretta. Piuttosto, inseritevi in un percorso formativo (che può durare mesi, se non anni) e rimboccatevi le maniche. Solo dopo aver studiato, e magari aver fatto pratica con gli strumenti che molti broker offrono (vedi conti demo) potrete praticare del buon trading e porre le basi per un’attività che, seppur molto rischiosa, consente potenzialmente di generare degli ottimi profitti.

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