Wall Street resta salda nonostante lo scontro tra USA e Iran
Durante la notte, Stati Uniti e Iran si sono nuovamente scambiati colpi, con Washington che dichiara di aver colpito 90 obiettivi militari. Donald Trump ha affermato che Teheran lo avrebbe contattato in cerca di un accordo, ma il governo iraniano non ha confermato alcun nuovo negoziato. Il risultato è un quadro fatto di mezze verità, dichiarazioni ufficiali e silenzi dalla controparte.
Eppure gli investitori non sembrano particolarmente preoccupati. I futures sull’S&P 500 salgono dello 0,3%, mentre quelli sul Nasdaq avanzano dell’1%. Un segnale evidente che i mercati stanno scegliendo di guardare oltre le tensioni geopolitiche, almeno per ora.
Il petrolio sopra gli 80 dollari: allarme o falso allarme?
Mercoledì il Brent ha brevemente superato la soglia degli 80 dollari al barile, per poi ripiegare poco sopra i 77 dollari. Un livello scomodo, ma non ancora shock. Il mercato, del resto, ha ridotto progressivamente la propria sensibilità a ogni nuovo titolo proveniente dallo Stretto di Hormuz.
La prima interruzione degli scambi era stata uno shock. Le successive restano serie, ma sempre meno sorprendenti. Come ha sintetizzato efficacemente Swissquote: quando il fattore sorpresa si riduce, anche la reazione eccessiva del mercato diventa più contenuta.
Perché Wall Street ha retto meglio dell’Europa
Questa dinamica aiuta a spiegare la maggiore tenuta di Wall Street rispetto ai listini europei nella seduta precedente. I dati parlano chiaro:
- FTSE 100: -1,66%
- CAC 40: -2,18%
- DAX: -2,23%
- STOXX Europe 600: quasi -1,6%
- S&P 500: solo -0,28%
L’Europa è più esposta allo stress energetico legato alle importazioni, mentre gli Stati Uniti si trovano in una posizione di forza. Il greggio viaggiava sotto i 70 dollari all’inizio della settimana e la produzione ed esportazione di petrolio domestico americano si mantengono su livelli record. Washington ha quindi maggiore margine per esercitare pressione su Teheran senza spaventare immediatamente i propri consumatori alla pompa di benzina.
I segnali di tensione nei mercati
Questo non significa che gli operatori siano completamente rilassati. Le consuete spie di allarme stanno lampeggiando: il petrolio sale, il VIX avanza, gli asset rischiosi sono sotto pressione e i rendimenti obbligazionari salgono.
Curiosamente, l’oro è in calo, un movimento apparentemente strano durante una fase di tensione geopolitica. La spiegazione è però logica: gli investitori sembrano più preoccupati dall’inflazione persistente e da tassi elevati più a lungo del previsto, piuttosto che orientati verso una classica corsa ai beni rifugio.
Le minute della Fed rivelano una banca centrale divisa
Le minute dell’ultima riunione hanno mostrato una Federal Reserve divisa sulle prossime mosse. A giugno i membri hanno concordato di mantenere i tassi nell’intervallo 3,50%-3,75%, ma l’unanimità sulla decisione non implica accordo sulle prospettive future.
Alcuni membri del comitato intravedono spazio per un taglio dei tassi entro la fine del 2026. Altri ritengono invece che la politica monetaria debba rimanere restrittiva ancora più a lungo. Petrolio, dazi e la robusta domanda legata all’intelligenza artificiale rischiano tutti di mantenere l’inflazione più calda di quanto la Fed desideri.
L’agenda odierna: dati macro e ritorno all’intelligenza artificiale
La seduta di oggi comprende i sussidi settimanali di disoccupazione e le vendite di case esistenti, oltre agli interventi di John Williams e Lorie Logan.
Il mercato sta però cercando di tornare al suo tema preferito: l’intelligenza artificiale. SK Hynix dovrebbe fissare oggi il prezzo della sua quotazione negli Stati Uniti, in vista del debutto di domani, offrendo agli investitori un ulteriore modo per esprimere l’appetito verso il settore dei semiconduttori.
Il tempismo è quasi perfetto. Da un lato missili, petrolio e Fed. Dall’altro chip di memoria e spesa per l’IA. I mercati moderni si dimostrano straordinariamente abili nel gestire simultaneamente più fonti di ansia.
La stagione delle trimestrali entra nel vivo
Le trimestrali aggiungono un ulteriore livello di attenzione. PepsiCo pubblica i risultati questa mattina, offrendo un’indicazione sullo stato del consumatore americano, sul potere di determinazione dei prezzi e sulla capacità della domanda di snack di resistere in un contesto in cui tutti dichiarano di voler tagliare le spese.
Aritzia riporta i conti più tardi nella giornata. Levi Strauss ha già battuto le attese, ma il titolo è comunque sceso: un promemoria che superare le stime non basta sempre quando gli investitori vogliono una narrazione più pulita e una guidance più brillante.
Cosa aspettarsi dalla prossima settimana
La parte più consistente della stagione degli utili partirà la prossima settimana, e resta il vero evento clou. Le aziende dovranno dimostrare che i margini possono reggere, che la domanda non si sta incrinando e che gli investimenti nell’intelligenza artificiale stanno producendo qualcosa di più del semplice entusiasmo degli investitori.
