Assistere a valutazioni così contenute per i titoli tecnologici delle “Magnificent Seven” è un evento raro. Secondo un’analisi di Morgan Stanley, questo gruppo di colossi tech sta oggi scambiando ai livelli di valutazione più bassi rispetto all’indice S&P 500 degli ultimi dieci anni.

Il premio di valutazione si assottiglia

Il dato chiave riguarda il premio sul rapporto prezzo/utili (P/E) delle Magnificent Seven rispetto alle altre 493 società incluse nell’S&P 500. Per gran parte degli anni Venti questo premio si è mantenuto costantemente sopra il 30%, ma oggi si è ridotto drasticamente, attestandosi intorno al 10%.

Nel 2026 tutti i titoli del gruppo hanno registrato una performance inferiore rispetto al benchmark, con un’unica eccezione: Alphabet (GOOG), che ha messo a segno un guadagno del 14,5% da inizio anno, contro l’avanzata dell’8,8% dell’S&P 500.

Chi compone le Magnificent Seven

Il gruppo è formato da sette società che dominano la capitalizzazione dei listini statunitensi: Nvidia (NVDA), Microsoft (MSFT), Alphabet, Amazon (AMZN), Meta Platforms (META), Apple (AAPL) e Tesla (TSLA).

Cosa spinge questo movimento

Wall Street mostra una crescente insofferenza verso le spese in conto capitale (capex) stratosferiche destinate dai big tech all’intelligenza artificiale. Le stime indicano un incremento del 70% quest’anno, con un valore complessivo che supererà i 700 miliardi di dollari.

Questi investimenti aggressivi e continui in data center e GPU di fascia alta stanno erodendo pesantemente la capacità di generare liquidità delle aziende. Il free cash flow prospettico a 12 mesi delle Magnificent Seven è atteso in netto calo rispetto al picco raggiunto nel 2024.

“Cresce l’apprensione riguardo alla spesa in capex dei maggiori hyperscaler”, ha avvertito Jim Reid, strategist di Deutsche Bank, in una nota.

Il fattore tassi d’interesse

A queste preoccupazioni si aggiungono i timori di un possibile rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno. Un aumento del costo del denaro renderebbe più oneroso il finanziamento dei progetti legati all’AI, penalizzando ulteriormente questo gruppo di titoli e contribuendo a spiegare la loro sottoperformance relativa rispetto all’S&P 500.

Le prospettive per gli investitori

Nel breve periodo, questi titoli sembrano destinati a restare sotto pressione: le aziende non mostrano alcun segnale di rallentamento della spesa in AI. Inoltre, il sentiment è ormai negativo da un periodo prolungato e difficilmente potrà invertirsi rapidamente.

“Mentre la ‘febbre dell’AI’ prosegue a livello globale — con indici di riferimento come il KOSPI che hanno guadagnato oltre il 100% da inizio anno — la leadership del mercato si è per ora spostata lontano dalle Mag 7″, ha aggiunto Reid.

Per gli investitori italiani, il dato offre uno spunto interessante: valutazioni compresse possono rappresentare un’opportunità di lungo periodo, ma il momentum di mercato e l’incertezza sul ritorno degli investimenti in AI suggeriscono prudenza nel breve termine.