L’NFP (Non-Farm Payrolls), ovvero i “salari non agricoli”, è uno dei dati economici più seguiti al mondo e probabilmente il singolo rapporto che genera la maggiore volatilità sui mercati finanziari ogni mese. Ogni primo venerdì del mese, alle 8:30 del mattino ora di New York, milioni di trader in tutto il pianeta sono incollati ai loro schermi in attesa di un solo numero: quanti posti di lavoro ha creato (o perso) l’economia americana nel mese precedente, escludendo il settore agricolo.
Quel numero può sembrare arido, ma ha conseguenze enormi. Determina le aspettative sulla salute dell’economia USA, influenza le decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse, e può muovere azioni, valute, oro e bond di percentuali significative in pochi secondi. In questa guida vediamo cos’è esattamente l’NFP, come viene calcolato, perché è così importante, e soprattutto come interpretarlo correttamente — perché il numero principale dei posti di lavoro è solo una parte della storia.
Cos’è l’NFP e chi lo pubblica
L’NFP misura la variazione netta del numero di posti di lavoro dipendenti negli Stati Uniti durante il mese precedente, escludendo alcune categorie specifiche. Il nome “non-farm” (non agricolo) deriva dal fatto che vengono esclusi i lavoratori agricoli, le cui assunzioni sono fortemente stagionali e distorcerebbero il dato. Oltre all’agricoltura, vengono esclusi anche i dipendenti pubblici di alcune categorie, i lavoratori delle organizzazioni no-profit, e i lavoratori domestici privati.
Il dato fa parte di un rapporto più ampio chiamato “Employment Situation Report”, pubblicato mensilmente dal Bureau of Labor Statistics (BLS), la stessa agenzia che pubblica il CPI sull’inflazione. Il rapporto esce il primo venerdì di ogni mese alle 8:30 ET (le 14:30 in Italia d’inverno, le 13:30 con l’ora legale americana) e contiene i dati relativi al mese precedente.
Il BLS calcola l’NFP attraverso due sondaggi separati. Il primo, chiamato “establishment survey” (sondaggio sulle imprese), intervista circa 120.000-150.000 aziende e agenzie governative riguardo al numero di dipendenti sui loro libri paga. È da questo sondaggio che deriva il numero principale dell’NFP. Il secondo, chiamato “household survey” (sondaggio sulle famiglie), intervista circa 60.000 famiglie ed è la fonte del tasso di disoccupazione. Il fatto che provengano da due sondaggi diversi spiega perché a volte l’NFP e il tasso di disoccupazione sembrano dare segnali contraddittori.
Perché l’NFP è così importante per i mercati
L’NFP è importante per la stessa ragione del CPI: influenza le decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse. La Fed ha un “doppio mandato”: mantenere la stabilità dei prezzi (inflazione intorno al 2%) e massimizzare l’occupazione. L’NFP è il principale indicatore di quanto la Fed sta raggiungendo il secondo obiettivo.
La logica è questa: un’economia che crea molti posti di lavoro è un’economia forte, dove le persone hanno reddito da spendere, la domanda è robusta, e c’è il rischio che l’inflazione si surriscaldi. In questo scenario, la Fed tende a mantenere i tassi alti per evitare il surriscaldamento. Un’economia che crea pochi posti di lavoro (o ne perde) è un’economia debole, dove la Fed può permettersi di abbassare i tassi per stimolare la crescita e l’occupazione.
Ma c’è una dinamica interessante e a volte controintuitiva. In certi periodi, un NFP “troppo forte” può essere visto negativamente dai mercati azionari. Questo succede quando l’economia è già surriscaldata e c’è il timore che un mercato del lavoro troppo robusto costringa la Fed a mantenere i tassi alti più a lungo (o addirittura ad alzarli ancora). In questi casi, “good news is bad news”: una buona notizia sull’occupazione diventa una cattiva notizia per le azioni, perché implica tassi più alti. Durante il 2022-2023, questo fenomeno è stato molto frequente: dati NFP forti facevano scendere le azioni perché implicavano una Fed più aggressiva.
I tre numeri da guardare nel rapporto
L’errore più comune dei principianti è guardare solo il numero principale dell’NFP (quanti posti di lavoro sono stati creati) e ignorare gli altri dati cruciali del rapporto. In realtà ci sono almeno tre numeri da analizzare insieme per capire davvero cosa sta succedendo.
Il primo è proprio il numero dei posti di lavoro creati (l’NFP headline). Un dato sopra le 150.000-200.000 unità al mese è generalmente considerato un segno di economia sana in espansione. Sotto le 100.000 indica un rallentamento. Un numero negativo significa che l’economia sta perdendo posti di lavoro, un segnale di recessione. Ma come sempre, ciò che conta è la differenza rispetto alle attese del mercato, non il valore assoluto.
Il secondo numero è il tasso di disoccupazione (unemployment rate), che proviene dal household survey. Misura la percentuale della forza lavoro che è senza lavoro ma attivamente in cerca. Un tasso intorno al 3.5-4% è considerato “piena occupazione” negli USA. Quando sale, indica un’economia in raffreddamento. Attenzione però a un’insidia: il tasso di disoccupazione può scendere anche per motivi “cattivi”, come quando le persone smettono di cercare lavoro (scoraggiate) e quindi escono dal conteggio della forza lavoro.
Il terzo numero, e forse il più importante negli ultimi anni, è la crescita dei salari (average hourly earnings). Misura quanto sono aumentate le retribuzioni orarie rispetto al mese precedente e rispetto all’anno prima. Questo dato è cruciale per l’inflazione: se i salari salgono troppo velocemente, le aziende devono aumentare i prezzi per coprire i costi, alimentando l’inflazione. La Fed monitora attentamente la crescita salariale perché è uno dei principali driver dell’inflazione dei servizi. Una crescita salariale annua intorno al 3-3.5% è considerata compatibile con l’obiettivo di inflazione del 2%; sopra il 4% inizia a preoccupare.
Come interpretare le combinazioni di dati
La vera abilità nell’interpretare l’NFP sta nel leggere insieme questi tre numeri, perché le loro combinazioni raccontano storie diverse. Lo scenario ideale per la Fed (e per i mercati azionari nella maggior parte dei contesti) è il cosiddetto “Goldilocks”: NFP solido ma non eccessivo (150.000-250.000 posti), tasso di disoccupazione stabile, e crescita salariale moderata. Questo indica un’economia che cresce in modo sostenibile senza pressioni inflazionistiche eccessive.
Uno scenario problematico è quando l’NFP è molto forte E i salari crescono troppo velocemente. Questo indica un mercato del lavoro surriscaldato che probabilmente spingerà l’inflazione al rialzo, costringendo la Fed a mantenere o alzare i tassi. In questo caso le azioni tendono a scendere e il dollaro a rafforzarsi.
Un altro scenario è quando l’NFP è debole MA i salari continuano a salire. Questa è la combinazione peggiore, perché suggerisce stagflazione: economia in rallentamento (pochi posti di lavoro) ma inflazione persistente (salari in crescita). La Fed si trova in difficoltà perché abbassare i tassi alimenterebbe l’inflazione, ma tenerli alti aggraverebbe il rallentamento. I mercati odiano questo scenario di incertezza.
Infine, c’è lo scenario di chiaro rallentamento: NFP debole, disoccupazione in aumento, salari in decelerazione. Paradossalmente, in certi contesti questo può essere accolto positivamente dalle azioni, perché implica che la Fed potrà presto tagliare i tassi per sostenere l’economia. È di nuovo il fenomeno “bad news is good news”.
Le revisioni: il dettaglio che molti ignorano
Un aspetto cruciale dell’NFP che i principianti spesso ignorano sono le revisioni dei dati dei mesi precedenti. Ogni rapporto NFP non solo pubblica il dato del mese corrente, ma rivede anche i dati dei due mesi precedenti alla luce di informazioni più complete raccolte nel frattempo. Queste revisioni possono essere significative, anche di decine di migliaia di posti di lavoro.
Le revisioni sono importanti perché possono cambiare completamente l’interpretazione di un dato. Immagina che l’NFP del mese corrente esca a 180.000 (apparentemente solido), ma il rapporto riveda al ribasso i due mesi precedenti di 50.000 ciascuno. In questo caso, il quadro reale è molto più debole di quanto sembri dal solo numero del mese corrente. I trader esperti guardano sempre le revisioni insieme al dato principale.
Durante certi periodi, le revisioni sono state sistematicamente negative per diversi mesi consecutivi, segnalando che il mercato del lavoro era più debole di quanto i dati iniziali suggerissero. Questo tipo di pattern nelle revisioni può essere un segnale anticipatore importante di un rallentamento economico che i numeri principali non hanno ancora pienamente catturato.
Come tradare l’NFP: rischi e approcci
L’NFP è, insieme al CPI, l’evento macro che genera la maggiore volatilità sui mercati. Nei minuti dopo il rilascio, le coppie forex possono muoversi di 50-100 pips, l’oro di 20-40 dollari, gli indici azionari di centinaia di punti. Questa volatilità crea sia enormi opportunità che enormi rischi.
Per la maggior parte dei trader retail, l’approccio più prudente è non tradare nei minuti immediatamente prima e dopo il rilascio. Gli spread si allargano enormemente (su EUR/USD lo spread può passare da 1 pip a 5-10 pips), lo slippage è severo, e anche con uno stop loss puoi essere eseguito a un prezzo molto peggiore del previsto. Molti trader esperti chiudono tutte le posizioni 30 minuti prima dell’NFP e aspettano che la volatilità si calmi (di solito 15-30 minuti dopo il rilascio) prima di rientrare.
I trader che vogliono tradare l’NFP usano tipicamente un approccio reattivo: aspettano il rilascio, lasciano passare i primi 2-5 minuti di movimento caotico, e poi entrano nella direzione che il mercato ha consolidato. La chiave è non inseguire il primo movimento violento, che spesso si inverte quando i trader digeriscono tutti i dettagli del rapporto (non solo il numero headline, ma anche disoccupazione, salari, revisioni). Aspettare la “seconda reazione”, più ragionata, è generalmente più sicuro che scommettere sulla prima.
Gli altri indicatori sul lavoro da monitorare
L’NFP non è l’unico dato sul mercato del lavoro USA, e i trader esperti monitorano anche altri indicatori che possono anticipare o confermare i segnali dell’NFP. Il più importante è il rapporto ADP (Automatic Data Processing), pubblicato due giorni prima dell’NFP, che stima l’occupazione nel settore privato basandosi sui dati delle buste paga gestite dalla società ADP. L’ADP viene visto come un “antipasto” dell’NFP, anche se la sua correlazione con il dato ufficiale non è sempre precisa.
Altri indicatori utili includono le “jobless claims” (richieste di sussidio di disoccupazione), pubblicate settimanalmente ogni giovedì, che danno un’indicazione in tempo quasi reale dei licenziamenti. Un aumento sostenuto delle jobless claims può anticipare un indebolimento dell’NFP. C’è poi il rapporto JOLTS (Job Openings and Labor Turnover Survey), che misura i posti di lavoro vacanti e dà un’idea della domanda di lavoro da parte delle aziende.
Monitorare questi indicatori insieme all’NFP dà un quadro più completo della salute del mercato del lavoro. Se l’NFP è forte ma le jobless claims stanno salendo e i posti vacanti JOLTS stanno calando, potrebbe esserci un rallentamento in arrivo che il singolo dato NFP non ha ancora catturato.
Molto più di un singolo numero
L’NFP è uno dei dati macro più importanti e impattanti per chiunque tradi sui mercati finanziari. Determina le aspettative sulla salute dell’economia USA e, attraverso il doppio mandato della Fed, influenza le decisioni sui tassi di interesse e quindi i movimenti di tutte le asset class. Ma la lezione fondamentale è che l’NFP è molto più del singolo numero dei posti di lavoro creati.
Per interpretarlo correttamente bisogna guardare insieme il numero dei posti di lavoro, il tasso di disoccupazione, la crescita dei salari, e le revisioni dei mesi precedenti. Sono le combinazioni di questi dati che raccontano la vera storia: economia sana in equilibrio, surriscaldamento inflazionistico, rallentamento, o addirittura stagflazione. E come per il CPI, ciò che muove i mercati non è il valore assoluto, ma la differenza rispetto alle attese.
Tradare l’NFP direttamente nei minuti dopo il rilascio è estremamente rischioso e sconsigliato per i principianti. Ma capire l’NFP per il suo impatto sul contesto macro più ampio è una competenza essenziale per ogni trader serio. Il primo venerdì del mese, quando esce quel numero alle 14:30 italiane, vale la pena sapere esattamente cosa significa e come potrebbe muovere i mercati nelle ore e nei giorni successivi.

