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La storia del Forex, e questa è una buona notizia, non è affatto costellata di storie di Forex Broker falliti. Non si tratta, infatti, di una eventualità frequente. Certo, di broker (o sedicenti tali) che hanno preso il malloppo e sono scappati, truffando i trader che avevano riposto fiducia, ma questo è un altro discorso, e riguarda quelle associazioni, che non avremmo remora a definire “a delinquere”, che non godevano certo del cappello protettivo degli enti regolatori, e che vanno evitati nella maniera più assoluta.

Il discorso dei Forex Broker falliti, infatti, riguarda i broker onesti, che svolgono la loro attività di intermediazione nell’alveo della legalità e che rispettano le regole. Alcuni casi, purtroppo, si sono verificati negli ultimi anni, aprendo il dibattuto sulla vulnerabilità dei broker e, in generale, del sistema finanziario. Teniamo a precisare che i casi che esporremo non comportano un’assegnazione delle colpe netta. I broker che sono falliti, o che sono arrivati a un pelo del fallimento, sono state soprattutto vittime delle circostanze e di alcuni eventi imprevisti. In alcuni casi, sono riusciti a superare brillantemente il momento, per quanto possibile, riducendo i danni e assolvendo al loro compito primigenio, ossia quello di porsi al servizio dei clienti.

Affronteremo l’argomento parlando prima delle ragioni che causano il fallimento di un Forex Broker, poi descrivendo gli eventi che, in genere, seguono a un fallimento, soprattutto dal punto di vista dei trader. Concluderemo trattando due casi che hanno fatto scalpore in questi ultimi anni: Alpari e FXCM. Il primo è fallito nel vero senso del termine, il secondo ci è arrivato spaventosamente vicino. Nel primo caso, ci sono state conseguenze per i trader, ma fino a un certo punto. Nel secondo caso si è scongiurato il peggio. E’ bene comunque precisare che entrambi i casi sono stati generati dal medesimo evento, che tra le altre cose aveva una natura eccezionale.

Perché un broker fallisce?

Bella domanda. Possiamo fare riferimento al fallimento propriamente detto, che coinvolge una qualsiasi organizzazione che offre servizi ai clienti. In genere, il fallimento segue a una gestione pessima dell’organizzazione, quindi si possono “apprezzare” colpe specifiche e individuali, e qualche testa che doveva saltare è rimasta saldamente sulle spalle. Per i Forex Broker, almeno quelli oggetti di questo articolo, è diverso.

La causa del fallimento va rintracciato in eventi eccezionali, che sparigliano le carte in tavolo e che erano in larga misura o imprevedibili o improbabili.

Si tratta di eventi che influenzano in maniera netta, irreversibile e clamorosa il mercato. Non è necessario andare molto lontano per trovare un esempio. Si può rimanere tranquillamente in Europa e risalire a due-tre anni fa. La banca centrale svizzera, ufficialmente Swiss National Bank, a cavallo tra 2014 e 2015 si è resa protagonista di una decisione epocale: ha eliminato il tetto (in realtà un pavimento, un floor) della quotazione euro-franco, che era di 1,20. Ebbene, subito il franco ha iniziato ad apprezzarsi, peraltro in maniera incontrollabile. Se questo evento ha sicuramente fatto piacere ai frontalieri, che si sono visti quasi raddoppiare il proprio potere di acquisto, ha gettato nel panico gli investitori.

Ovviamente, questa decisione era imprevedibile e, una volta intrapresa, sono stati imprevedibili gli effetti. O, per meglio dire, la forza di tali effetti. Ad ogni modo, l’analisi tecnica non avrebbe potuto mai e poi mai offrire indicazione in merito, preparare i trader a questo evento, appunto, imprevedibile.

Ora, i broker sono generalmente market maker, soprattutto nel Forex. Ciò significa che rispondono agli ordini dei trader, proprio per renderli eseguibili, con un ordine compatibile. Ebbene, i broker sono entrati in difficoltà, perché hanno perso molto molto denaro, mettendo profondamente in crisi i propri bilanci. Tutto per una causa di forza maggiore, che non dipendeva dagli approcci e dalle soluzioni gestionali.

Cosa succede quando un Broker fallisce

Ovviamente, non tutti i broker sono caduti, bensì solo uno: Alpari. La discriminante non è stata, in questo caso, la sofferenza, bensì la misura dell’esposizione alla coppia valutaria franco-euro e i paracadute predisposti – consapevolmente e inconsapevolmente – per affrontare situazioni di crisi.

Ad ogni modo, anche dopo che un broker è fallito, non è detto che i trader riceveranno danno, oltre al fatto di non poter più tradare con quel broker. Dipende, in genere, da due fattori.

In primo luogo, dall’approccio alla gestione dei conti. Alcuni enti regolatori impongono la segregazione dei conti, ma non tutti. Se i conti sono segregati, vuol dire che i depositi dei trader non possono essere violati in alcun modo dai broker. In parole povere, nemmeno in linea teorica i soldi dei clienti possono essere utilizzati per appianare le perdite del broker. Sempre in linea teorica, anche un broker fallito dovrebbe poter garantire ai clienti la possibilità di rientrare in possesso del proprio denaro. Nella migliore delle ipotesi, il procedimento è davvero lungo. Nella peggiore delle ipotesi, non c’è nulla da fare: manca la liquidità, punto.

Per questo motivo, i broker utilizzano le salvaguardie più disparate, più di frequente polizze assicurative che, entro un certo limite, consentono ai clienti di godere di un rimborso più o meno cospicuo, più o meno vicino al 100%. I massimali, però, non è detto che siano sufficienti a coprire i conti dei trader, soprattutto di quelli più facoltosi.

Il caso Alpari e il caso FXCM

Alpari è clinicamente morto il 16 gennaio 2015, cioè poche ore dopo la decisione della SNB di eliminare il tetto al cambio euro franco. In parole povere, la valuta elvetica si è apprezzata del 41%. Qualcosa di mai visto, più o meno. Il risultato? I clienti di Alpari hanno registrato perdite clamorose. Il problema è emerso quasi subito, ossia quando le perdite dei trader hanno superato i conti capitale. Ora, la legislazione della FCA impone al broker di rispondere in prima persona degli ammanchi, e da qui il passo all’insolvenza è stato breve, anzi brevissimo.

Alpari non poteva fare niente, o quasi niente per evitare il crac. Per fortuna, i conti erano segregati e quindi è riuscita a restituire in tutto in parte il denaro ai trader. Nello specifico, se i conti non superavano i 50.000 euro di saldo. In ogni caso, Alpari è uscita di scena per sempre.

E FXCM? Stessa situazione ma epilogo diverso. Anche lei ha subito perdite clamorose a cause dell’apprezzamento convulsivo del franco, ma è stata fortunata – o brava a salvarsi in calcio d’angolo, dipende dai punti di vista.

FXCM si è salvata semplicemente perché ha trovato un investitore che finanziasse le perdite, mettendo sul piatto la spropositata cifra di 300 milioni di euro.

Alpari è morta, FXCM è ancora in piedi. Fatto sta che due broker efficienti, autorevoli e stimati sono falliti o sono stati vicini a fallimento per una causa di forza maggiore.

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