Il dollaro USA consolida con tono più debole sulle valute del G10

Con l’incertezza geopolitica che continua a offuscare le prospettive di breve termine, il dollaro statunitense mostra un andamento prevalentemente laterale, ma con una leggera inclinazione ribassista rispetto al paniere delle valute del G10. Fanno eccezione il dollaro neozelandese, ancora sostenuto dal recente rialzo dei tassi, e il dollaro canadese, in leggera flessione. Le altre valute del G10 registrano guadagni inferiori allo 0,15% prima dell’apertura delle contrattazioni nordamericane.

I contratti sul greggio WTI e sul Brent si muovono all’interno dei range della seduta precedente. I verbali del FOMC pubblicati ieri non hanno offerto elementi di novità: i membri della Fed restano divisi, come già emerso dal “dot plot” in cui nove dei diciotto componenti avevano indicato l’opportunità di almeno un rialzo dei tassi entro l’anno.

Sul fronte politico, prende ufficialmente avvio la corsa alla leadership del Partito Laburista britannico, sebbene l’esito appaia scontato. In Francia, il quadro politico resta instabile dopo l’annuncio della candidatura di Marine Le Pen alle presidenziali del prossimo anno. Infine, nonostante un lieve rallentamento dell’inflazione al consumo, la PBOC ha fissato il tasso di riferimento del dollaro su un nuovo minimo triennale.

Analisi delle valute del G10

Euro

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La moneta unica è scesa a un minimo di quattro giorni in Nord America (circa 1,1390 dollari), per poi recuperare nel pomeriggio verso nuovi massimi di seduta, poco sopra 1,1430. Oggi ha toccato quasi 1,1450, ma continua a consolidarsi nel range definito la scorsa settimana con la pubblicazione del rapporto sull’occupazione USA, compreso tra 1,1375 e 1,1475 dollari. La media mobile a 20 giorni si attesta intorno a 1,1445 e l’euro non chiude sopra tale livello dal giorno precedente alla riunione del FOMC del 17 giugno.

Yen giapponese

Lo yen si consolida vicino al minimo di quarant’anni segnato la scorsa settimana. Il dollaro ha raggiunto quasi 162,85 yen il 1° luglio, per poi ripiegare dopo i dati occupazionali, e ieri è tornato a sfiorare 162,70. Oggi scambia prevalentemente sotto quota 162,60. Opzioni per quasi 2 miliardi di dollari a 163 yen scadono in giornata. Il differenziale di rendimento dei Treasury decennali sui titoli di Stato giapponesi si è ristretto lunedì a circa 162 punti base, nuovo minimo da marzo 2022, per poi stabilizzarsi: a fine marzo era vicino ai 200 punti base.

Sterlina britannica

La sterlina ha mostrato una domanda insolitamente vivace, raggiungendo nuovi massimi di seduta all’inizio del pomeriggio newyorkese (circa 1,3410 dollari), per poi chiudere leggermente sotto 1,3390. La valuta britannica ha guadagnato in nove delle ultime dieci sedute e oggi ha toccato 1,3430, il livello migliore dal 17 giugno, superando la media mobile a 200 giorni (1,3400). La resistenza più vicina è collocata nell’area 1,3440-1,3460. La sterlina sta sovraperformando anche l’euro, con possibili margini di apprezzamento verso GBP 0,84 (circa 1,5%). Scarso l’impatto della corsa alla leadership laburista.

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Dollaro canadese

Per la prima volta in un paio di mesi, il dollaro canadese mostra segnali di vitalità. Tra inizio maggio e fine giugno aveva perso circa il 5,2% sul dollaro USA, che aveva raggiunto quasi 1,4250, livello respinto per due volte. Ieri il biglietto verde ha segnato la chiusura più bassa in quasi due settimane e mezzo. L’area 1,4150 sta resistendo, mentre viene messa alla prova la media mobile a 20 giorni (circa 1,4155). Sotto tale soglia, la prossima area di supporto grafico si colloca a 1,4100-1,4110.

Dollaro australiano

Il dollaro australiano è sceso ieri a un minimo di quattro giorni, poco sopra 0,6905 dollari, per poi recuperare fino a quasi 0,6940 nel pomeriggio nordamericano, con ulteriore lieve rialzo oggi. La resistenza iniziale è vicina al massimo settimanale (circa 0,6960), con la media mobile a 20 giorni poco più in basso. Il livello 0,7000 rappresenta il prossimo obiettivo rilevante.

Le valute dei mercati emergenti

Peso messicano

Il peso messicano ha perso circa l’1,15% sul dollaro nelle ultime due sedute, quasi la metà del carry annuale (il differenziale sui tassi a un anno è di circa 280 punti base). Il dollaro ha chiuso vicino a 17,39 pesos lunedì e ieri ha toccato quasi 17,6450 in un contesto di avversione al rischio, per poi ripiegare. Oggi consolida tra 17,5280 e 17,5835, con supporto nell’area 17,4750-17,50.

Yuan cinese

Il dollaro ha brevemente superato ieri quota 6,81 sullo yuan offshore, nuovo massimo in quasi due settimane, per poi ritracciare oggi verso 6,7970. La PBOC ha fissato il tasso di riferimento a 6,0836 (da 6,0877 di ieri), segnando comunque un nuovo minimo triennale.

Rupia indiana

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Dopo un calo di circa lo 0,6% ieri, la rupia indiana si è stabilizzata recuperando oltre un terzo del ribasso. La nuova struttura lanciata il mese scorso per attrarre depositi esteri avrebbe raccolto 1,5 miliardi di dollari, offrendo tassi elevati (circa 7,5% in alcuni casi) grazie al sostegno della banca centrale. Dopo un picco vicino a 95,6085 rupie ieri, il dollaro è sceso oggi a circa 95,2815.

Mercati azionari e obbligazionari

Il recupero del Nasdaq dai ribassi iniziali superiori all’1% potrebbe aver incoraggiato i cacciatori di occasioni sui titoli asiatici più penalizzati. La maggior parte delle principali borse asiatiche ha chiuso in rialzo, con l’eccezione di Hong Kong, Taiwan e Australia. Il CSI 300 cinese ha guidato i guadagni con un +2,5%. Lo Stoxx 600 europeo tenta di interrompere una serie di tre ribassi consecutivi, in progresso di circa lo 0,2%, mentre i futures su S&P e Nasdaq mostrano un tono più solido.

Il rendimento del Treasury decennale, rimasto sotto il 4,40% per gran parte di fine giugno, ieri si è avvicinato al 4,60%, tornando ai livelli di fine maggio, quando aveva toccato il massimo annuale poco sotto il 4,70%. Ora si attesta vicino al 4,57%. Il balzo dei rendimenti obbligazionari europei di ieri appare eccessivo: oggi i tassi calano di 2-4 punti base. In Francia si gioca però una doppia partita, tra le proiezioni di bilancio e la corsa presidenziale del prossimo anno: il premio francese ha raggiunto circa 85 punti base, il massimo in quasi nove mesi, ora poco sotto 80.

Metalli preziosi e petrolio

L’oro ha recuperato dopo un breve calo sotto 4022 dollari a metà seduta newyorkese, arrestandosi poco sotto 4090. Oggi presenta un tono più solido, con un massimo a quasi 4118 dollari. Le medie mobili a 5 e 20 giorni convergono nell’area 4125-4135. L’argento, ceduto ieri fino a quasi 57,20 dollari, mostra un tono più fermo ma resta sotto quota 60.

Il WTI è salito di oltre il 10% nelle ultime due sedute, raggiungendo ieri quasi 76,10 dollari, massimo di circa due settimane, e superando la media mobile a 20 giorni (circa 75) per la prima volta dall’11 giugno. Oggi consolida tra 72,35 e 75,15 in attesa di nuovi sviluppi. Gli operatori sui futures avevano accumulato a metà giugno le posizioni corte lorde più consistenti dal 2017 (circa 236.500 contratti), già ridotte nelle due settimane fino al 30 giugno, ma ancora ampie prima della recente escalation.

I dati macroeconomici in evidenza

Stati Uniti

Le vendite di case esistenti dovrebbero essere aumentate per il terzo mese consecutivo a giugno, con un incremento cumulativo del 5% nel secondo trimestre dopo il calo di circa il 6% nel primo. Se la previsione mediana Bloomberg fosse corretta, il ritmo destagionalizzato di 4,20 milioni resterebbe comunque inferiore ai 4,27 milioni di dicembre 2025. La media mensile del primo semestre si attesta a circa 4,10 milioni, in leggero miglioramento rispetto ai 4,05 milioni del primo semestre 2025. Attese anche le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, potenzialmente distorte dalle festività: la media a quattro settimane è di circa 222.000.

Messico

Il Messico dovrebbe registrare lievi cali dell’inflazione su base annua. Il dato principale è atteso in flessione verso il 3,50% dal 3,94% di maggio. L’inflazione messicana non scende sotto il 3,50% dalla fine del 2020. Il dato core, più vischioso, dovrebbe attenuarsi al 4,10% dal 4,19%. Banxico pubblicherà anche i verbali dell’ultima riunione, con il tasso chiave lasciato invariato al 6,5%.

Germania

La Germania ha riportato a maggio un surplus commerciale superiore alle attese, pari a 19,1 miliardi di euro (rettificato), contro la previsione di 14,8 miliardi. Le esportazioni sono cresciute dello 0,9%, ma è stato soprattutto il calo del 2,5% delle importazioni a determinare l’ampliamento del saldo. Il surplus mensile ha registrato una media di circa 17,7 miliardi quest’anno, in leggero calo rispetto ai 17,9 miliardi dei primi cinque mesi del 2025. La Bundesbank prevede una riduzione del surplus delle partite correnti al 4,1% del PIL, dal 4,5% del 2025.

Cina

Gli indici di inflazione cinesi di giugno sono rimasti pressoché stabili. I prezzi alla produzione, usciti a marzo da un periodo deflazionistico di tre anni e mezzo, sono saliti del 4,1% su base annua, il livello più alto da luglio 2022. L’indice dei prezzi al consumo è sceso all’1,0% dall’1,2% annuo, mentre il dato core è rimasto stabile all’1,1%. I prezzi al consumo sono calati per il secondo mese consecutivo (-0,3% dopo il -0,1% di maggio). Il freno maggiore proviene dai prezzi alimentari, in calo dell’1,6% su base annua, mentre i prezzi non alimentari sono cresciuti dell’1,5%.