La presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha ribadito che la decisione di alzare i tassi nel mese di giugno trova giustificazione in tutti gli scenari elaborati dagli esperti dell’istituto. Tuttavia, ha precisato che lo shock economico in corso non rende ancora necessaria una risposta di politica monetaria particolarmente incisiva.

Il rialzo dei tassi di giugno e la strategia della BCE

Nel corso di un intervento preparato per l’audizione davanti alla Commissione per gli Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo, Lagarde ha spiegato che il Consiglio Direttivo ha deciso di incrementare di 25 punti base i tre tassi di riferimento della BCE. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire la stabilizzazione dell’inflazione attorno al target del 2% nel medio periodo.

“La decisione di alzare i tassi è solida in tutti gli scenari predisposti dagli esperti, il che significa che in ogni ipotesi un rialzo risulta giustificato”, ha dichiarato la presidente.

Secondo Lagarde, gli sviluppi più recenti sono rimasti all’interno dell’intervallo di scenari già considerati, e la BCE resta “ben posizionata per affrontare l’incertezza generata dal conflitto”.

Un approccio guidato dai dati, riunione per riunione

La presidente ha confermato che la BCE continuerà a operare seguendo un approccio basato sui dati (“data-dependent”), valutando le decisioni riunione dopo riunione, senza impegnarsi in anticipo su un percorso predefinito dei tassi.

Le future scelte dipenderanno da diversi fattori chiave:

  • Le prospettive dell’inflazione e i rischi che le circondano;
  • I dati economici e finanziari in arrivo;
  • L’andamento dell’inflazione di fondo (core);
  • L’efficacia della trasmissione della politica monetaria all’economia reale.

L’impatto del conflitto sull’attività economica

Lagarde ha sottolineato come la guerra in Medio Oriente stia pesando sull’attività economica. I dati più recenti indicano un rallentamento, particolarmente evidente nel comparto dei servizi, mentre il settore manifatturiero ha finora mostrato una maggiore tenuta.

La domanda interna risulta ora più debole rispetto alle stime di marzo. A incidere sono stati il calo della fiducia provocato dal conflitto e l’aumento dei costi energetici, che hanno eroso i redditi reali delle famiglie.

Nonostante ciò, la presidente ha evidenziato alcuni elementi di resilienza:

  • I bilanci delle famiglie restano nel complesso solidi;
  • I consumi dovrebbero continuare a rappresentare il principale motore della crescita;
  • Gli investimenti saranno sostenuti dalla spesa in tecnologie digitali, difesa e infrastrutture.
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L’andamento dell’inflazione

L’inflazione è salita al 3,2% a maggio, in aumento rispetto al 3,0% di aprile. La spinta è arrivata principalmente dalla componente energetica, che si è attestata oltre il 10% sia ad aprile che a maggio.

Anche l’inflazione al netto di energia e alimentari è cresciuta, raggiungendo il 2,6% a maggio, riflettendo in parte i primi effetti indiretti dei rincari energetici.

Le aspettative di inflazione

Le aspettative di inflazione a breve termine sono salite ben al di sopra dei livelli precedenti il conflitto. Le aspettative a lungo termine, invece, sono rimaste ancorate attorno al 2%, un segnale che sostiene la prospettiva di una stabilizzazione dei prezzi sul target nel medio periodo.

La BCE si è detta fiduciosa che l’inflazione tornerà verso l’obiettivo grazie a un’adeguata azione di politica monetaria. Le proiezioni degli esperti indicano un’inflazione complessiva al 3,0% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028.

Rischi e incertezze sullo scenario

Lo scenario rimane tuttavia incerto, con rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita. L’accordo di pace in Medio Oriente è stato accolto positivamente, ma la situazione resta fragile e potenzialmente soggetta a battute d’arresto o a una nuova escalation.

Le conseguenze sull’inflazione e sulla crescita nel medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock dei prezzi energetici, nonché dagli effetti indiretti e di secondo impatto (i cosiddetti “effetti di secondo round”).

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La strategia di politica monetaria del 2025

Affrontando il tema della strategia, Lagarde ha ricordato che la revisione strategica del 2025 si è concentrata su come la politica monetaria debba rispondere a un’incertezza crescente e a shock dell’offerta sempre più frequenti.

L’approccio della BCE poggia su tre pilastri:

  • Valutare dimensione, persistenza e propagazione degli shock dell’offerta;
  • Guardare oltre lo scenario di base, considerando i rischi circostanti;
  • Calibrare la risposta in modo graduale.

La politica monetaria non può abbassare direttamente i prezzi dell’energia, ha precisato Lagarde, ma deve valutare se l’aumento dei costi energetici si stia trasmettendo agli altri prezzi e se rischi di innescare effetti di secondo round attraverso salari e meccanismi di formazione dei prezzi.

Un confronto con la precedente fase inflazionistica

Allo stato attuale, lo shock in corso appare più contenuto rispetto al precedente episodio inflazionistico e si verifica in un contesto differente. Quando lo shock è iniziato, l’inflazione era già più vicina al target, mentre la politica monetaria e fiscale non erano più fortemente accomodanti.

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Questo suggerisce che, finora, la trasmissione dei rincari ai prezzi finali potrebbe essere più limitata, sebbene i rischi permangano qualora lo shock dovesse intensificarsi o protrarsi.

“Ma questo non significa che possiamo permetterci di abbassare la guardia”, ha avvertito Lagarde. Dopo il periodo di alta inflazione del 2022 e 2023, i meccanismi di formazione di prezzi e salari potrebbero risultare più sensibili a nuovi shock.

Il quadro decisionale della BCE

Lagarde ha illustrato il framework che guida le decisioni dell’istituto, articolato su tre possibili situazioni:

  • Shock piccoli e temporanei: possono in linea di principio essere ignorati (“looked through”);
  • Deviazioni significative ma non troppo persistenti: richiedono un aggiustamento misurato della politica monetaria;
  • Deviazioni ampie e persistenti dal target: impongono una risposta incisiva o prolungata per evitare dinamiche auto-alimentanti e il rischio di disancoraggio delle aspettative.

“Questo è il quadro che ha guidato la decisione presa a giugno”, ha spiegato la presidente. “Per il momento, ci troviamo nel secondo caso.” Lo shock attuale è infatti troppo ampio per essere ignorato senza compromettere l’obiettivo della BCE.

Tuttavia, ha precisato Lagarde, “non vi è ancora alcuna evidenza di un disancoraggio delle aspettative di inflazione o di effetti di secondo round tali da giustificare una risposta di politica monetaria più aggressiva in questa fase”.

Agilità e resilienza strutturale

Un approccio graduale impone alla BCE di rimanere agile. Procedendo riunione per riunione e mantenendosi guidata dai dati, l’istituto potrà adattare la propria risposta all’evoluzione dello shock, garantendo che la politica monetaria resti proporzionata.

Lagarde ha infine ricordato che la politica monetaria non può compensare integralmente l’impatto degli shock dell’offerta. Rafforzare la resilienza strutturale, in particolare nel settore energetico, sarà fondamentale per ridurre la vulnerabilità dell’Eurozona agli shock esterni.