Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato lunedì le proprie dimissioni dalla guida del Partito Laburista e dal governo, ponendo fine a mesi di tensioni politiche e aprendo ufficialmente la corsa alla sua successione. Una decisione che giunge a meno di due anni dalla storica vittoria elettorale del 2024, quando i Laburisti conquistarono una delle maggioranze parlamentari più ampie della loro storia.
Le ragioni dietro le dimissioni di Starmer
La scelta di Starmer arriva al culmine di una crescente pressione interna, alimentata dalle pesanti perdite subite dal Labour nelle elezioni amministrative di maggio e da una ribellione sempre più aperta da parte dei suoi stessi parlamentari, critici tanto sulla leadership quanto sull’agenda politica del governo.
Starmer e la ministra delle Finanze Rachel Reeves si sono trovati ad affrontare un malcontento crescente sulla politica fiscale all’interno del proprio schieramento. A peggiorare il clima hanno contribuito le riforme del sistema di welfare e la controversa nomina di Peter Mandelson — collegato al defunto Jeffrey Epstein — come ambasciatore negli Stati Uniti, episodio che ha ulteriormente incrinato i rapporti interni al partito.
Un sondaggio Ipsos pubblicato venerdì indicava che il 52% dei cittadini britannici riteneva che Starmer dovesse lasciare l’incarico, in aumento di 5 punti percentuali rispetto a maggio, mentre solo il 35% si esprimeva a favore della sua permanenza.
Il discorso davanti a Downing Street
In un breve intervento all’esterno del numero 10 di Downing Street, poco dopo le 9:30 ora di Londra, un Starmer visibilmente commosso ha definito l’ingresso a Downing Street come “il momento di maggior orgoglio della mia vita”. Ha rivendicato il recupero della reputazione internazionale del Regno Unito, la capacità di attrarre investimenti e i miglioramenti ottenuti sul fronte dei diritti dei lavoratori.
Tuttavia, ha ammesso che i colleghi di partito avevano iniziato a chiedersi se fosse davvero la figura giusta per guidare i Laburisti verso le prossime elezioni generali. “Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare. La accetto con dignità. Mi dimetterò da leader del Partito Laburista”, ha dichiarato.
Starmer ha precisato che rimarrà in carica fino al completamento della corsa alla leadership, per garantire un passaggio di consegne ordinato.
La reazione dei mercati finanziari britannici
L’annuncio ha avuto un impatto immediato sui mercati. La sterlina cedeva lo 0,19% nei confronti del dollaro, scambiata a quota 1,3207. Il rendimento dei titoli di Stato decennali britannici, i cosiddetti gilt, restava sostanzialmente stabile in apertura di lunedì al 4,8452%.
I rendimenti dei gilt erano già balzati al rialzo venerdì in seguito alla vittoria di Andy Burnham nelle elezioni suppletive. Lo stesso Burnham, tuttavia, ha cercato di rassicurare i mercati nelle ultime settimane, prendendo le distanze da precedenti dichiarazioni in cui aveva sostenuto che il Regno Unito fosse “in ostaggio dei mercati obbligazionari”.
L’allarme degli analisti sui conti pubblici
Kallum Pickering, capo economista di Peel Hunt, ha osservato che il Regno Unito si indebita in misura eccessiva e presenta livelli di debito pubblico troppo elevati, pur precisando che il Paese non rappresenta un “caso anomalo” sul piano fiscale rispetto agli altri membri del G7.
Secondo Pickering, sotto la guida di Starmer il Regno Unito si era aperto al mondo, siglando nuovi accordi commerciali e registrando una crescita reale del PIL pari all’1,5%. Resta però il fatto che il Paese continua ad avere i costi di finanziamento più elevati del G7 ed è stato in media l’economia più inflazionistica del gruppo per gran parte degli ultimi dieci anni.
“È questo l’elemento che preoccupa il mercato”, ha affermato Pickering a “Squawk Box Europe” di CNBC poco dopo l’annuncio di Starmer. “Ora il mercato deve prezzare come potrebbe configurarsi un governo guidato da Burnham”.
Il settimo premier in dieci anni
Le dimissioni di Keir Starmer arrivano quasi esattamente a dieci anni dal referendum con cui il Regno Unito votò per uscire dall’Unione Europea. Il suo successore sarà il settimo leader del Paese in questo arco temporale, a testimonianza di quanto l’instabilità politica ed economica continui a segnare la scena britannica anche a processo Brexit concluso.
Una decade di turbolenze a Downing Street
La sequenza di cambi al vertice racconta una stagione di profonda instabilità:
- David Cameron si dimise dopo aver sostenuto il “Remain” e aver perso il referendum del 2016.
- Theresa May, sua successore conservatrice, trascorse tre anni nel tentativo di ridefinire i rapporti con l’UE prima di lasciare l’incarico.
- Boris Johnson fu costretto a dimettersi nel luglio 2022, dopo che la sua gestione delle accuse di cattiva condotta contro il vice capogruppo conservatore Chris Pincher scatenò un’ondata di dimissioni ministeriali.
- Liz Truss durò appena 50 giorni: il suo “mini-budget” del settembre 2022, fatto di tagli fiscali privi di copertura, fece schizzare i rendimenti dei gilt e affondò la sterlina.
- Rishi Sunak ereditò un Paese alle prese con un’inflazione galoppante e una crisi del costo della vita aggravata dalla guerra in Ucraina.
Starmer sconfisse Sunak alle elezioni del luglio 2024, riportando i Laburisti al governo dopo 14 anni con una vittoria schiacciante. Nonostante una maggioranza di 174 seggi, il suo esecutivo si è progressivamente indebolito a causa del calo dei consensi nei sondaggi, delle divisioni interne al partito e della crescente frustrazione dell’opinione pubblica per la mancata capacità di rilanciare rapidamente la crescita e contenere il costo della vita.
I prossimi passi verso la successione
L’annuncio di lunedì apre la strada a un processo formale per la scelta del nuovo leader. Andy Burnham, ex sindaco della Greater Manchester, ha conquistato una vittoria decisiva nelle elezioni suppletive del 18 giugno, candidandosi di fatto come potenziale erede alla guida del partito e, di conseguenza, del governo britannico.
Lunedì mattina Burnham ha ricevuto l’endorsement dell’ex ministro della Salute Wes Streeting, considerato fino a poco prima un possibile rivale per la premiership.
In un messaggio su X, Burnham — che lunedì presterà giuramento come membro del Parlamento — ha reso omaggio al primo ministro uscente, sottolineando come le sue dimissioni segnino l’avvio della fase di transizione. “È importante che questo processo si svolga in modo ordinato e responsabile. Mi candiderò come parte di questo percorso”, ha scritto.
Starmer resterà in carica fino alla scelta formale del nuovo leader da parte del partito, un passaggio che potrebbe concludersi nel giro di poche settimane qualora Burnham non incontri sfidanti. Per i mercati, l’attenzione si sposta ora sulla traiettoria fiscale che il prossimo governo deciderà di intraprendere, in un contesto in cui i rendimenti dei gilt e la stabilità della sterlina restano particolarmente sensibili a ogni segnale di discontinuità politica.
