L’oro recupera terreno grazie al calo del petrolio

Il prezzo dell’oro ha registrato un guadagno di quasi l’1% nella seduta di lunedì, recuperando dai minimi toccati la settimana precedente. A sostenere il metallo prezioso sono stati i progressi nei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran, che hanno spinto al ribasso le quotazioni del petrolio attenuando, di conseguenza, alcuni timori legati all’inflazione.

L’oro spot è salito dello 0,9%, raggiungendo i 4.199,07 dollari l’oncia intorno alle 10:00 ET (14:00 GMT). Venerdì i prezzi avevano toccato il livello più basso dall’11 giugno. I future sull’oro statunitense con consegna ad agosto hanno invece perso lo 0,7%, attestandosi a 4.216,30 dollari l’oncia.

Il ruolo dei prezzi energetici

Secondo Ole Hansen, analista di Saxo Bank, i prezzi dell’energia continueranno a rappresentare un fattore chiave nel breve termine per il comparto dei metalli preziosi.

“Stiamo assistendo a colloqui ancora complicati in Svizzera tra Stati Uniti e Iran, che però sembrano indirizzati verso un accordo capace di immettere nuovi barili di greggio sul mercato”, ha spiegato Hansen. Una simile prospettiva esercita pressione al ribasso sul prezzo del petrolio, favorendo indirettamente l’oro.

Progressi nei colloqui in Svizzera

Secondo i mediatori, i funzionari statunitensi e iraniani avrebbero compiuto “progressi incoraggianti” durante il primo round di negoziati conclusosi all’inizio di lunedì. Restano tuttavia aperte le tensioni relative al Libano e allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il transito di gran parte del greggio mondiale.

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L’annuncio ha avuto un impatto immediato sul mercato energetico: i future sul Brent hanno perso oltre il 3% subito dopo la diffusione delle notizie.

Le aspettative sulla politica monetaria della Fed

Sul fronte della politica monetaria statunitense, gli operatori scontano ora una probabilità dell’89% di un rialzo dei tassi a dicembre, in netto aumento rispetto al 61% registrato prima della riunione della Federal Reserve della scorsa settimana, secondo lo strumento CME FedWatch. Nove dei diciannove membri del consiglio direttivo della Fed ritengono necessario un incremento del tasso di riferimento entro l’anno.

L’effetto dei tassi sull’oro

Nonostante la sua reputazione di bene rifugio contro l’inflazione, l’oro tende a perdere attrattiva quando i tassi di interesse aumentano. Trattandosi di un asset che non genera rendimento, diventa infatti meno competitivo rispetto agli strumenti che offrono interessi, come obbligazioni e titoli di Stato.

Le previsioni di Bank of America

In una nota diffusa venerdì, Bank of America ha sottolineato come il proprio obiettivo di prezzo di 6.000 dollari l’oncia appaia ormai poco realistico: per raggiungere tali livelli, il mercato dovrebbe escludere completamente la possibilità di nuovi rialzi dei tassi.

Tuttavia, la tesi di fondo che sosteneva la visione rialzista della banca — ovvero una politica macroeconomica statunitense non convenzionale — resta a loro avviso pienamente valida.

L’andamento degli altri metalli preziosi

Anche gli altri metalli del comparto hanno chiuso in territorio positivo:

  • Argento spot: +2,4%, a 66,46 dollari l’oncia
  • Platino: +1,7%, a 1.691,54 dollari
  • Palladio: +1%, a 1.271,25 dollari

L’evoluzione dei negoziati tra Washington e Teheran e le prossime decisioni della Federal Reserve resteranno i principali catalizzatori da monitorare per chi opera sui mercati dei metalli preziosi e delle materie prime energetiche.