Tensioni geopolitiche e dinamiche valutarie aprono la settimana

Le notizie contrastanti provenienti dal Medio Oriente hanno inizialmente sostenuto i prezzi del petrolio, pesando sulla propensione al rischio degli investitori. Tuttavia, i negoziati tra Stati Uniti e Iran proseguono e da entrambe le parti vengono segnalati progressi concreti, fattore che ha riportato il greggio su livelli più moderati.

Sul fronte valutario, il dollaro statunitense mostra in generale una maggiore solidità, pur restando finora al di sopra dei minimi della scorsa settimana nei confronti di euro e sterlina. Lo yen giapponese ha interrotto una serie di cinque sedute consecutive in calo prima del fine settimana, ma oggi torna a indebolirsi, con il biglietto verde che si avvicina al recente massimo in area JPY161,80.

Il dollaro canadese prolunga la propria flessione per l’ottava seduta consecutiva, mentre l’attenzione del mercato — in un calendario macroeconomico particolarmente scarno — si concentra sulla politica.

Dimissioni di Starmer: la sterlina regge l’urto

Il sesto primo ministro britannico dalla Brexit, avvenuta circa dieci anni fa, si è dimesso e supervisionerà personalmente il processo di selezione del proprio successore. La sterlina è stata inizialmente venduta, per poi recuperare e portarsi in prossimità dei massimi di seduta nella tarda mattinata europea.

Il premier Starmer ha indicato l’apertura di una contesa formale per la sua sostituzione il 9 luglio, con un processo che dovrebbe concludersi entro il 1° settembre, al termine della pausa estiva del Parlamento. La rapidità e la chiarezza della tempistica hanno contribuito ad alleviare l’incertezza politica che aveva inizialmente penalizzato la valuta britannica.

Nuova escalation tra Stati Uniti e Cina

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Le tensioni tra Washington e Pechino hanno registrato un ulteriore peggioramento. In apparente risposta alla decisione statunitense di inserire alcune delle maggiori aziende cinesi nella lista delle società che supportano l’apparato militare, la Cina ha sanzionato due produttori americani di terre rare.

L’impatto potrebbe rivelarsi prevalentemente simbolico, poiché le due società coinvolte avrebbero già in gran parte interrotto l’approvvigionamento di materiali dalla Cina. La vicenda conferma comunque la fragilità del quadro commerciale tra le due maggiori economie mondiali.

Analisi delle principali valute G10

Euro

L’euro è stato inizialmente venduto fino al minimo da metà marzo, in area $1,1420, prima di recuperare verso nuovi massimi di seduta vicino a $1,1480 nella sessione nordamericana, condizionata dalla scarsa liquidità festiva. Si tratta del livello toccato nella reazione iniziale alla decisione restrittiva del FOMC. La moneta unica è poi tornata verso $1,1440 in Europa prima di stabilizzarsi. Una fascia di resistenza è individuabile tra $1,1480 e $1,1520.

Dollaro/Yen

Il dollaro si è consolidato circa mezzo yen sopra JPY161. L’apparente fallimento degli interventi di aprile-maggio e il silenzio delle autorità statunitensi potrebbero incoraggiare il mercato. Oggi il biglietto verde ha mantenuto quota JPY161,20 e sta testando l’area JPY161,80 in Europa. Il massimo del luglio precedente era prossimo a JPY162, il livello più elevato dal 1986.

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Sterlina

La sterlina si è avvicinata di pochi centesimi al minimo dell’anno, registrato a fine marzo vicino a $1,3160, prima di recuperare verso nuovi massimi di seduta intorno a $1,3240. Ha testato $1,3180 nelle prime contrattazioni europee, penalizzata dall’incertezza politica poi rientrata grazie all’annuncio di Starmer. Un superamento dell’area $1,3280-$1,3315 migliorerebbe il quadro tecnico.

Dollaro canadese

Il dollaro canadese prolunga il calo per l’ottava seduta consecutiva, segnando il minimo da aprile 2026. Nelle 16 sessioni del mese, la valuta canadese è arretrata in 13. Il biglietto verde ha raggiunto quasi CAD1,4195. Gli indicatori di momentum risultano estesi e la banda di Bollinger superiore si colloca vicino a CAD1,4180: il mercato resta vigile su un possibile pattern di inversione.

Dollaro australiano

Il dollaro australiano ha recuperato dal minimo di sei giorni vicino a $0,6990, stabilizzandosi appena sopra $0,7010. Oggi oscilla intorno all’area $0,7000. Una rottura di $0,6980 potrebbe segnalare la prossima gamba ribassista. Oggi scadono opzioni per quasi 1 miliardo di dollari australiani a quota $0,7010.

Mercati emergenti in primo piano

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Peso messicano

Il peso messicano si consolida nel range della scorsa settimana (circa MXN17,18-MXN17,44). Il mercato resta fiducioso che la banca centrale manterrà il tasso overnight al 6,5% nella riunione di giovedì.

Yuan cinese

Il dollaro ha toccato il massimo di quattro settimane contro lo yuan offshore, vicino a CNH6,7980. Oggi si consolida tra CNH6,7730 e CNH6,7865. La PBOC ha fissato il tasso di riferimento a CNY6,8150, il valore più alto dall’8 giugno.

Rupia indiana

La rupia indiana ha interrotto una serie di cinque sedute in rialzo, con una perdita minima venerdì. Oggi prolunga il ritracciamento, cedendo poco più dello 0,35%. Il dollaro ha raggiunto INR94,7550, il massimo dal lunedì precedente, con un gap individuabile tra INR94,7735 e INR94,9475.

Azionario, obbligazionario e materie prime

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Mercati azionari

Con i mercati statunitensi chiusi prima del fine settimana, le borse di Asia-Pacifico ed Europa hanno registrato cali. L’indice MSCI Asia Pacific è arretrato per la prima volta in sei sedute dopo il massimo storico del 18 giugno. Lo Stoxx 600 europeo è sceso a un minimo di sei giorni, allontanandosi dal record della scorsa settimana. I futures sugli indici USA appaiono leggermente contrastati.

Titoli di Stato

I rendimenti decennali di riferimento sono saliti di 4-6 punti base prima del fine settimana tra i Paesi del G10. Il Gilt britannico a 10 anni ha segnato il rialzo maggiore, quasi nove punti base, spinto dal deterioramento dei conti pubblici. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni è in aumento di circa tre punti base, al 4,48%.

Oro e argento

L’oro ha aperto in gap al rialzo, segnando un nuovo massimo marginale prima di invertire la rotta, scendendo fino a $4.122. Oggi è tornato più solido, testando l’area $4.220. Un superamento di $4.235 potrebbe migliorare il quadro tecnico. L’argento è tornato in acquisto, salendo sopra il massimo pre-weekend: una chiusura su questi livelli risulterebbe costruttiva.

Petrolio

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Il WTI di agosto era stato venduto fino a circa $72,85 giovedì, per poi recuperare verso quota $76. Gli acquisti hanno spinto i prezzi fino a quasi $78,15 oggi, quando i colloqui USA-Iran sembravano in stallo. Tuttavia, con i progressi ora segnalati da entrambe le parti, il WTI ha invertito la rotta, attestandosi vicino a $75,25 all’avvio della sessione nordamericana.

Agenda economica della settimana

Stati Uniti

Il calendario americano è leggero. Il dato chiave sarà la pubblicazione a metà settimana di redditi, consumi e deflatore. I consumi delle famiglie dovrebbero aver superato nuovamente la crescita dei redditi a maggio. L’indice headline dovrebbe salire sopra il 4%, mentre il core dovrebbe attestarsi al 3,4% dal 3,3%. Gli ordini di beni durevoli sono attesi in calo di circa il 5%, dopo il balzo dell’8% di aprile. Il governatore Waller interviene oggi a una conferenza della Federal Reserve a Washington sul ruolo internazionale del dollaro, mentre Williams, Goolsbee e Kashkari parleranno tra giovedì e venerdì.

Canada

Il Canada pubblica oggi il CPI di maggio. L’inflazione headline resta elevata (2,8% su base annua ad aprile), mentre il tasso core è contenuto all’1,5%. Il report difficilmente sposterà le attese del mercato, che vede la banca centrale ferma almeno fino al quarto trimestre.

Messico e America Latina

Il Messico diffonde domani le vendite al dettaglio di aprile insieme all’indicatore IGAE di attività economica. L’appuntamento clou resta la decisione della banca centrale di giovedì, attesa ferma al 6,5%. In Colombia, il ballottaggio presidenziale sembra essersi concluso con la vittoria di Espriella, prefigurando un orientamento più allineato alle politiche statunitensi.

Eurozona, Regno Unito, Giappone e Australia

Avvio di settimana tranquillo sul fronte dati per Eurozona, Regno Unito e Giappone, con i PMI preliminari di mercoledì come principale riferimento. Stessa situazione per l’Australia, che pubblicherà però il CPI di maggio mercoledì e i dati sull’occupazione giovedì.