L’entusiasmo dei mercati si scontra con la realtà del cessate il fuoco
La reazione euforica dei mercati di ieri al cessate il fuoco di due settimane si è rivelata, come spesso accade, eccessiva. I cessate il fuoco sono storicamente soggetti a dispute e violazioni nelle fasi iniziali, e questo non fa eccezione. Le azioni israeliane in Libano hanno ulteriormente complicato il quadro, alimentando incertezze su quali operazioni siano effettivamente coperte dall’accordo. A ciò si aggiunge la proposta del presidente Trump di una possibile partecipazione statunitense alla riscossione dei pedaggi nello Stretto di Hormuz, un elemento che introduce nuove variabili geopolitiche ed energetiche. I mercati azionari stanno cedendo parte dei guadagni registrati ieri. I rendimenti obbligazionari benchmark a 10 anni sono in prevalenza in rialzo. Il dollaro si muove in fasce ristrette rispetto alle valute del G10, con la maggior parte delle divise in lieve apprezzamento, ad eccezione del dollaro australiano, del dollaro canadese e dello yen giapponese. L’indice valutario JP Morgan per i mercati emergenti è sostanzialmente invariato. Passato quasi inosservato, la PBOC ha fissato il cambio di riferimento del dollaro a un nuovo minimo triennale per la terza sessione consecutiva, un segnale di politica valutaria che merita attenzione.
Valute G10: movimenti contenuti dopo la volatilità di ieri
Euro/Dollaro
Ieri l’euro ha toccato un massimo poco sopra 1,1720 dollari durante la sessione nordamericana, estendendo modestamente il rally innescato dalla notizia del cessate il fuoco. Dopo aver registrato il picco, la moneta unica è scivolata intorno a 1,1645, sotto i minimi europei, per poi recuperare e chiudere vicino a 1,1665. Oggi il cambio si muove in una banda di circa 15 pip attorno al livello di chiusura di ieri.
Dollaro/Yen
Ieri il dollaro ha perso circa lo 0,55% contro lo yen, scendendo per la prima volta in due settimane sotto quota 158. Il recupero ha riportato il cambio intorno a 158,55, leggermente sopra i massimi europei. Oggi il dollaro si mantiene stabilmente sopra quel livello, oscillando attorno a 159 nella tarda mattinata europea. Scadono oggi opzioni per circa 670 milioni di dollari a 159 yen.
Sterlina/Dollaro
La sterlina aveva toccato un minimo sotto 1,3180 a inizio settimana, per poi rimbalzare di oltre tre centesimi fino ai massimi dell’ultimo mese. Ha brevemente superato la banda di Bollinger superiore (circa 1,3465 oggi) per la prima volta da fine gennaio. Nel pomeriggio nordamericano è rientrata intorno a 1,3380-1,3395, range che mantiene anche oggi.
Dollaro/Dollaro Canadese
Il dollaro USA ha toccato il minimo di sessione ieri contro il dollaro canadese in Asia, vicino a 1,3825 CAD, per poi recuperare fino a 1,3875 nella tarda mattinata europea. Oggi il cambio si muove tranquillamente tra 1,3840 e 1,3860. Scadono opzioni per circa 360 milioni di dollari a 1,3890 CAD. Una rottura dell’area 1,3800 potrebbe aprire la strada verso 1,3750.
Dollaro Australiano/Dollaro USA
Il dollaro australiano ha raggiunto 0,7085 nella reazione iniziale alla notizia del cessate il fuoco, consolidando poi sopra 0,7030 per il resto della giornata. Oggi si mantiene tra 0,7020 e 0,7050, dove scadono opzioni per circa 1,35 miliardi di dollari australiani. La divisa entra nella sessione con un avanzamento del 2,3% nelle ultime tre sedute.
Mercati Emergenti: peso messicano e yuan in primo piano
Peso Messicano
Il peso messicano ha guadagnato l’1,5% ieri, con il dollaro sceso fino a 17,36 MXN, il livello più basso dal 3 marzo, per poi chiudere intorno a 17,44. Prima dello scoppio del conflitto, il cambio si attestava intorno a 17,2270. Oggi il dollaro è sostanzialmente stabile tra 17,44 e 17,45. Vale la pena notare che il peso colombiano e il real brasiliano si trovano attualmente su livelli più forti rispetto a prima dell’inizio del conflitto: il real ha toccato ieri un minimo di 5,0655 BRL per dollaro, chiudendo poi vicino a 5,0970.
Yuan Offshore
Lo yuan offshore ha raggiunto ieri i livelli più alti da febbraio 2023, con il dollaro che ha testato 6,82 CNH. Oggi il cambio consolida in una fascia ristretta tra 6,8310 e 6,8415. La PBOC ha fissato il tasso di riferimento a 6,8649 CNY, in calo rispetto a 6,8880 di giovedì scorso, segnando il terzo minimo consecutivo dal 2023.
Rupia Indiana
Il dollaro è salito oggi a 92,9375 INR, colmando il gap lasciato dall’apertura in forte ribasso di ieri. Per la prima volta dall’inizio del conflitto mediorientale, la media mobile a 5 giorni ha incrociato al ribasso quella a 20 giorni. Tuttavia, questo segnale riflette più uno short squeeze innescato dalle restrizioni valutarie della banca centrale indiana che un vero cambio di tendenza.
Mercati finanziari: azionario in correzione, obbligazionario in rialzo
Mercati azionari
I mercati azionari stanno restituendo parte dei forti guadagni di ieri. Nella regione Asia-Pacifico la maggior parte degli indici ha chiuso in ribasso, con le eccezioni di Australia, Nuova Zelanda e Taiwan. Lo Stoxx 600 europeo, che ieri aveva guadagnato quasi il 3,9%, cede oggi circa lo 0,65%. Gli indici statunitensi, che avevano avanzato tra il 2,5% e il 2,8%, sono in calo dello 0,25%-0,35%.
Obbligazioni e rendimenti
I rendimenti benchmark a 10 anni recuperano parte del calo di ieri. I JGB giapponesi salgono di circa 1,5 punti base, mentre i rendimenti australiani e neozelandesi avanzano di 5-7 punti base. I rendimenti europei sono in rialzo di 4-7 punti base. Il Treasury USA a 10 anni si mantiene leggermente sotto il 4,29%.
Materie prime
L’oro si mantiene solido intorno a 4.730 dollari in Europa, ben al di sotto del massimo di ieri vicino a 4.857 dollari. L’argento è sostanzialmente invariato attorno a 74 dollari. Il WTI aveva toccato quasi 91 dollari ieri, chiudendo vicino a 94,40, e oggi sale verso nuovi massimi di sessione intorno a 98,60 dollari nella tarda mattinata europea. La media mobile a 20 giorni si colloca intorno a 99,25 dollari.
Dati macroeconomici: focus su inflazione e consumi
USA: redditi, consumi e deflatori
Normalmente i dati su redditi personali, consumi e deflatori PCE statunitensi sarebbero al centro dell’attenzione. Tuttavia, le letture del deflatore di febbraio sono ormai datate, riferendosi al periodo precedente al conflitto mediorientale. Domani sarà pubblicato il dato CPI di marzo. Sul fronte dei consumi, la lettura nominale apparirà migliore di quella reale: corretti per l’inflazione, i consumi reali si mantengono attorno allo 0,1%, in linea con la media degli ultimi tre mesi. Il tracker del PIL della Fed di Atlanta stima la crescita del primo trimestre all’1,3%, mentre il consensus Bloomberg è più ottimista al 2,3%.
Messico: inflazione e settore automotive
Il Messico pubblica oggi il dato CPI di marzo, atteso in accelerazione oltre il limite superiore del target del 2-4%. Il tasso headline è previsto al 4,65% (dal 4,02% precedente), mentre il tasso core dovrebbe mantenersi intorno al 4,50%. Nonostante l’inflazione sopra target, la banca centrale ha tagliato i tassi il mese scorso, segnalando possibili ulteriori riduzioni per sostenere la crescita. Vengono pubblicati anche i dati sulla produzione e l’export di veicoli di marzo: il Messico esporta circa l’80% della propria produzione automobilistica, una quota circa quattro volte superiore a quella cinese in termini proporzionali.
Germania: commercio estero e produzione industriale
La Germania ha pubblicato oggi i dati di febbraio su commercio estero e produzione industriale. Il surplus commerciale si è ridotto a 19,8 miliardi di euro dai 20,3 miliardi di gennaio, ma risulta comunque superiore ai 17,7 miliardi di febbraio 2025. Le esportazioni sono cresciute del 3,6% mensile (dopo il -1,5% di gennaio), mentre le importazioni sono salite del 4,7% (dopo il -5,1%). La produzione industriale è calata dello 0,3% a febbraio, prima del nuovo shock energetico, contro un consensus che prevedeva un aumento dello 0,7%. La revisione al rialzo del dato di gennaio, da -0,5% a invariato, ha parzialmente attenuato la delusione.
Cina: PPI e CPI di marzo
Domani mattina la Cina pubblicherà i dati su PPI e CPI di marzo. Il consensus Bloomberg prevede che il PPI torni in territorio positivo con un +0,4% annuo, il primo incremento da settembre 2022. I prezzi al consumo erano cresciuti dell’1,3% annuo a febbraio, il dato più forte da gennaio 2023, e potrebbero essersi leggermente rallentati a marzo. Da segnalare che il CPI core, al netto di alimentari ed energia, aveva segnato +1,8% a febbraio, il livello più elevato dall’inizio del 2019.
