Inflazione nel Regno Unito: frenata ad aprile, ma il sollievo potrebbe durare poco
Il tasso di inflazione britannico è sceso al 2,8% ad aprile 2026, secondo i dati preliminari pubblicati mercoledì dall’Office for National Statistics (ONS). Un rallentamento più marcato del previsto, considerando che gli economisti interpellati da Reuters si attendevano una discesa al 3%, dal 3,3% registrato a marzo.
Il dato, sebbene incoraggiante, rischia di rappresentare solo una pausa temporanea nel percorso dei prezzi al consumo, alla luce delle crescenti pressioni provenienti dal fronte energetico legate al conflitto con l’Iran.
I fattori dietro il calo dei prezzi
La frenata dell’inflazione è stata trainata principalmente dall’introduzione, lo scorso 1° aprile, di un nuovo tetto ai prezzi dell’energia da parte del regolatore britannico Ofgem. La misura ha contribuito a ridurre le tariffe variabili e fisse, beneficiando anche del calo dei prezzi all’ingrosso dell’energia a livello globale registrato prima dell’escalation in Medio Oriente.
«Si è verificato un calo significativo dell’inflazione annua, guidato dalla riduzione dei prezzi di elettricità e gas», ha sottolineato Grant Fitzner, chief economist dell’ONS, in un post su X.
Hanno contribuito al rallentamento anche:
- Aumenti più contenuti delle bollette idriche e fognarie rispetto allo scorso anno
- Incrementi inferiori della tassa automobilistica
- Riduzione dei prezzi alimentari, in particolare di cioccolato e prodotti a base di carne
- Calo dei costi dei pacchetti vacanza
Questi effetti positivi sono stati solo parzialmente compensati dall’aumento dei prezzi di benzina e diesel e dal rincaro di abbigliamento e calzature.
Pressioni politiche e strategia energetica
Il governo britannico è sotto pressione per non aver agito con sufficiente incisività nel mitigare i costi energetici elevati, in un Paese che resta un importatore netto di energia. Critiche sono giunte anche riguardo allo sfruttamento delle riserve residue di petrolio e gas del Mare del Nord.
Secondo quanto riportato da Reuters, la Cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves dovrebbe annunciare riforme significative per attribuire al Parlamento l’autorità di approvare progetti energetici strategici.
Bank of England al centro dell’attenzione
Aspettative del mercato sui tassi
La Bank of England sta monitorando con attenzione l’evoluzione dei prezzi, soprattutto i cosiddetti effetti di “secondo round”: lavoratori che richiedono salari più elevati e imprese che trasferiscono i costi sui consumatori. L’istituto centrale ha dichiarato di essere pronto a utilizzare la politica monetaria per contrastare l’inflazione, qualora necessario.
I prezzi di mercato suggeriscono che la maggioranza degli investitori si aspetta un rialzo dei tassi di 25 punti base alla riunione di luglio, che porterebbe il Bank Rate al 4%.
L’equilibrio difficile tra inflazione e crescita
La banca centrale è tuttavia consapevole degli effetti depressivi che un inasprimento monetario potrebbe avere su un’economia già fragile. I dati pubblicati martedì mostrano che il tasso di disoccupazione è salito al 5% nel trimestre conclusosi a marzo, dal 4,9% di febbraio, segnalando crescenti tensioni sul mercato del lavoro.
In questo contesto, gli economisti ritengono che il Monetary Policy Committee (MPC), composto da nove membri, possa optare per mantenere i tassi invariati alla prossima riunione del 18 giugno, preferendo attendere ulteriori conferme prima di muoversi.
Le previsioni degli analisti
Schroders: inflazione oltre il 4% entro fine anno
George Brown, senior economist di Schroders, ha commentato: «L’inflazione ha fatto un passo indietro ad aprile, ma è destinata a balzare nuovamente verso fine primavera».
Secondo Brown, i prezzi energetici più elevati spingeranno probabilmente l’inflazione oltre il 4% entro fine 2026, vanificando le precedenti proiezioni che la vedevano scendere intorno al target del 2% nel corso dell’estate.
«Ciò che conta ora è se questa dinamica inizierà a riflettersi nella formazione dei prezzi e dei salari in senso più ampio. Un mercato del lavoro in indebolimento e una crescita fragile dovrebbero limitare questo rischio, ma la Bank of England non può permettersi di abbassare la guardia dopo anni di successivi shock globali sull’offerta», ha aggiunto l’esperto.
Brown prevede che la BoE manterrà un tono hawkish nella propria comunicazione, senza però arrivare effettivamente a un rialzo dei tassi nel corso dell’anno.
Nomura: focus su salari e prezzi dei servizi
Josie Anderson, economista europea di Nomura, ha dichiarato a CNBC che la Bank of England sembra disposta ad adottare un approccio attendista prima di decidere se intervenire sul tasso di riferimento.
«La domanda è: i lavoratori inizieranno a chiedere salari più elevati? Questo significherà che le imprese di servizi, che non hanno costi energetici significativi, inizieranno ad alzare i prezzi? Se ciò accadrà e la Bank of England ne vedrà evidenze concrete, allora sarà il momento in cui probabilmente alzerà i tassi», ha spiegato Anderson durante “Squawk Box Europe”.
Implicazioni per investitori e mercati
Per gli investitori sul forex, l’evoluzione della politica monetaria britannica resta un fattore chiave per le dinamiche della sterlina. Un atteggiamento più cauto della BoE rispetto a quello atteso dal mercato potrebbe indebolire il GBP nei confronti delle principali valute, in particolare di dollaro ed euro.
Sul fronte obbligazionario, i Gilt britannici continueranno a riflettere le aspettative sui tassi, con possibili oscillazioni significative in funzione dei dati macroeconomici in arrivo. Gli operatori dovranno prestare particolare attenzione ai prossimi rapporti su salari, prezzi dei servizi e dinamiche energetiche, che rappresentano le variabili decisive per orientare le mosse di Threadneedle Street nei prossimi mesi.

