Inflazione USA in accelerazione: il dato di aprile sorprende al rialzo
I prezzi al consumo negli Stati Uniti hanno registrato ad aprile un incremento superiore alle attese, spinti da un nuovo balzo dei costi energetici che alimenta i timori sull’impatto dell’inflazione sulla traiettoria dell’economia americana.
Secondo il Bureau of Labor Statistics, il Consumer Price Index (CPI) è salito dello 0,6% mensile su base destagionalizzata, portando il tasso tendenziale annuo al 3,8%, il livello più elevato da maggio 2023. Se il dato mensile è risultato in linea con le previsioni, quello annuale ha superato di 0,1 punti percentuali il consensus di Dow Jones.
Il dato core resta lontano dall’obiettivo della Fed
Escludendo le componenti più volatili di alimentari ed energia, il core CPI è cresciuto dello 0,4% su base mensile e del 2,8% su base annua. Si tratta della variazione mensile più elevata da gennaio 2025, un segnale che mantiene l’inflazione ben al di sopra del target del 2% fissato dalla Federal Reserve. Gli economisti della banca centrale considerano il dato core un indicatore più affidabile delle tendenze inflazionistiche di lungo periodo.
Energia e alimentari: i veri motori della pressione sui prezzi
La componente energetica ha messo a segno un balzo del 3,8% mensile, contribuendo per oltre il 40% all’incremento complessivo dell’indice. Su base annua, l’energia segna un’impennata del 17,9%, con la benzina che mostra un rincaro del 28,4% rispetto a dodici mesi fa.
Anche il capitolo alimentari ha visto un’accelerazione: +0,5% mensile e +3,2% annuo. I prezzi del cibo consumato a casa sono saliti dello 0,7%, registrando il maggiore incremento mensile da agosto 2022.
Le pressioni inflazionistiche si estendono oltre l’energia
Il quadro mostra che le tensioni sui prezzi non si limitano al comparto energetico, fortemente influenzato dal conflitto in Iran. Tra le voci più significative:
- Affitti e costi abitativi (shelter): +0,6% dopo mesi di moderazione
- Abbigliamento: +0,6%, categoria particolarmente sensibile ai dazi
- Tariffe aeree: +2,8% mensile, con un +20,7% su base annua
- Arredamento e gestione domestica: +0,7%, anche qui con impatto dei dazi
In controtendenza, le auto nuove hanno segnato un calo dello 0,2%, mentre l’usato è rimasto stabile. In flessione anche le spese mediche (-0,1%), i servizi ospedalieri (-0,3%) e le polizze sanitarie (-0,4%).
Salari reali in calo: il potere d’acquisto si erode
Il rapporto contiene anche notizie negative sul fronte del lavoro: i salari orari reali medi sono diminuiti dello 0,5% nel mese e dello 0,3% su base annua. Per la prima volta in tre anni, l’inflazione sta erodendo completamente gli incrementi salariali.
“L’inflazione è oggi il principale freno per l’economia statunitense”, ha commentato Heather Long, chief economist di Navy Federal Credit Union. “Si sta verificando una vera compressione finanziaria che colpisce in particolare le famiglie a basso e medio reddito, e queste ne sono pienamente consapevoli”.
Reazione dei mercati: futures in rosso e rendimenti in rialzo
Dopo la pubblicazione dei dati, i futures sugli indici azionari hanno virato in territorio negativo, mentre i rendimenti dei Treasury sono saliti. Secondo i dati di CME Group, i trader hanno aumentato a circa il 30% la probabilità implicita di un rialzo dei tassi da parte della Fed entro fine anno.
Il dilemma della Federal Reserve
I nuovi dati arrivano in un momento delicato per la banca centrale americana, che ha mantenuto invariato il tasso di riferimento per tutto il 2026 tra crescenti divisioni interne. Nella riunione di fine aprile, il FOMC ha votato nuovamente per il mantenimento dei tassi, ma con quattro voti contrari, il numero più alto dal 1992.
Il governatore Stephen Miran ha votato a favore di un taglio di un quarto di punto, mentre tre presidenti delle Fed regionali si sono opposti al linguaggio del comunicato, interpretato dai mercati come segnale di un prossimo allentamento.
Il nuovo Chair Kevin Warsh, entrato recentemente in carica, ha invece sostenuto la necessità di tassi più bassi, una posizione difficile da conciliare con l’attuale fiammata inflazionistica. Il petrolio viaggia sopra i 100 dollari al barile e la benzina costa in media 4,50 dollari al gallone negli Stati Uniti, secondo AAA.
L’analisi degli strategist
“Dato che l’inflazione sta andando nella direzione sbagliata e il mercato del lavoro tiene, è molto improbabile che la Fed possa abbassare i tassi a breve, e potremmo iniziare a prezzare rialzi per il prossimo anno”, ha osservato Chris Zaccarelli, chief investment officer di Northlight Asset Management.
L’economia americana regge, ma con segnali di stress
Nonostante il contesto di tassi elevati, il consumer sentiment ha toccato minimi storici, mentre il mercato azionario si è dimostrato sorprendentemente resiliente. Gli indici principali si trovano poco al di sotto dei massimi storici, supportati da una stagione delle trimestrali corporate particolarmente solida.
Anche la spesa al consumo ha tenuto, sebbene sostenuta principalmente dai redditi più elevati e dall’effetto generalizzato dei prezzi più alti. Il tracker GDPNow della Fed di Atlanta indica una crescita economica del 3,7% nel secondo trimestre, pur su una base dati ancora limitata.
Le difese dell’economia di fronte allo shock
“La buona notizia è che l’economia finora si mostra resiliente a questo shock sui prezzi”, ha dichiarato James McCann, senior economist per la strategia di investimento di Edward Jones. “Molti consumatori hanno beneficiato dei rimborsi fiscali quest’anno, le assunzioni sono ripartite dopo i ritmi quasi stagnanti del 2025 e le aziende generano una solida crescita dei profitti. Questi cuscinetti hanno dei limiti, ma dovrebbero rassicurare sul fatto che l’economia può assorbire questo shock”.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Il quadro che emerge dai dati di aprile suggerisce che la battaglia contro l’inflazione è tutt’altro che vinta. La combinazione di shock energetici legati alle tensioni geopolitiche, impatto dei dazi sui beni di consumo e persistenza delle pressioni nel comparto servizi rende particolarmente complessa la gestione della politica monetaria.
Per gli investitori sui mercati forex e obbligazionari, il rafforzamento del dollaro e l’aumento dei rendimenti sui Treasury rappresentano le conseguenze più immediate di uno scenario che potrebbe vedere la Fed costretta a una postura più restrittiva del previsto, con potenziali ripercussioni anche sui mercati emergenti e sulle valute ad alto beta.
