Borse europee sotto pressione tra crisi politica britannica e tensioni in Medio Oriente

I mercati azionari europei hanno aperto la seduta in territorio negativo, appesantiti da un duplice fronte di incertezza: da un lato la fragilità della tregua tra Stati Uniti e Iran, dall’altro la grave crisi politica che sta scuotendo il governo britannico guidato da Keir Starmer.

L’indice paneuropeo Stoxx 600 cedeva lo 0,7% intorno alle 13:42, ora di Londra, con la maggior parte dei settori e delle principali piazze finanziarie in netto ribasso.

Crisi politica nel Regno Unito: Starmer sotto assedio

Gli investitori stanno monitorando con attenzione l’escalation della crisi politica nel Regno Unito. Oltre 70 parlamentari del Partito Laburista, insieme a diversi ministri del governo, hanno chiesto le dimissioni di Starmer o quantomeno la definizione di un calendario per il suo passo indietro. La pressione interna è esplosa dopo il pessimo risultato del partito di governo alle elezioni amministrative della scorsa settimana.

La risposta del Primo Ministro

Nonostante le crescenti pressioni, Starmer ha dichiarato durante il consueto consiglio dei ministri del martedì di non avere alcuna intenzione di dimettersi, preferendo “continuare a governare”. Il premier ha ricordato ai colleghi che esiste una procedura formale per le sfide alla leadership all’interno del partito, procedura che non è stata ancora attivata.

Lunedì Starmer si era assunto la responsabilità della disfatta elettorale, riconoscendo l’esistenza di “scettici” all’interno del partito. Il suo impegno ad “affrontare le grandi sfide” del Paese non ha però convinto gli ambienti laburisti: lunedì stesso diversi collaboratori ministeriali hanno rassegnato le dimissioni.

Impatto sui mercati: gilt, sterlina e banche

L’instabilità politica si è immediatamente riflessa sui mercati finanziari britannici. I rendimenti dei gilt (titoli di Stato britannici) hanno proseguito la corsa al rialzo: il decennale benchmark è salito di 10 punti base, raggiungendo il 5,11%.

Sul fronte valutario, la sterlina britannica ha perso lo 0,6% contro il dollaro USA e lo 0,3% contro l’euro. Particolarmente penalizzati i titoli bancari, che hanno guidato i ribassi del listino londinese:

  • NatWest: -3,5%
  • Lloyds: -3,9%
  • Barclays: -3,6%

Tregua USA-Iran appesa a un filo

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L’ottimismo sui mercati riguardo a un imminente accordo di pace tra Stati Uniti e Iran ha subito una doccia fredda lunedì sera. Il presidente Donald Trump ha affermato che il cessate il fuoco in vigore è “attaccato alle macchine”, dopo che Teheran avrebbe inviato una controproposta giudicata “inaccettabile” rispetto al piano di Washington per chiudere il conflitto.

Parlando ai giornalisti nello Studio Ovale, Trump ha definito la tregua, ormai vecchia di un mese, “incredibilmente debole”. Le dichiarazioni hanno spinto al rialzo le quotazioni del petrolio, mentre le borse dell’area Asia-Pacifico hanno chiuso la seduta in ordine misto.

Wall Street e inflazione USA

I futures sugli indici statunitensi mostrano un orientamento ribassista in vista dell’apertura di Wall Street. Gli investitori stanno digerendo il dato sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) di aprile, che ha mostrato un’inflazione annuale headline al 3,8%, superiore alle attese e ai massimi da maggio 2023. Un dato che complica ulteriormente il quadro per la Federal Reserve, già alle prese con il difficile bilanciamento tra crescita economica e stabilità dei prezzi.

Stagione degli utili: i protagonisti della giornata

La giornata è particolarmente densa sul fronte societario, con i risultati trimestrali di colossi come Siemens Energy, Munich Re e Imperial Brands.

Bayer: utili oltre le attese nonostante l’incognita Roundup

Il gigante tedesco delle biotecnologie Bayer ha pubblicato risultati del primo trimestre superiori alle aspettative, con un utile operativo in crescita del 9% a 4,5 miliardi di euro (circa 5,3 miliardi di dollari) al netto delle poste straordinarie. L’azienda ha confermato la guidance per l’intero esercizio, e il titolo ha reagito positivamente, guadagnando il 3,5% nelle contrattazioni pomeridiane.

Resta tuttavia aperto il dossier Roundup, l’erbicida al centro di migliaia di cause legali negli Stati Uniti. Bayer aveva acquisito Monsanto, produttrice del diserbante, per 63 miliardi di dollari nel 2018, ereditandone il contenzioso legato al glifosato, sospettato di provocare patologie tumorali.

L’azienda attende per giugno una decisione della Corte Suprema statunitense. Nella relazione trimestrale, Bayer ha definito il contenzioso un “rischio legale” persistente, segnalando che agli inizi del 2026 Monsanto ha raggiunto importanti accordi transattivi, tra cui una proposta di class action a livello nazionale finanziata con un massimo di 7,25 miliardi di dollari distribuiti su 21 anni. I ricorrenti possono uscire dall’accordo entro il 4 giugno; Monsanto si riserva il diritto di rescindere l’intesa qualora il numero di opt-out fosse “eccessivo”.

Vodafone: ricavi in crescita ma il titolo crolla

Il colosso delle telecomunicazioni Vodafone, quotato a Londra, ha pubblicato i risultati dell’intero esercizio fiscale. I ricavi sono saliti dell’8% su base annua a 40,5 miliardi di euro, leggermente al di sotto del consensus LSEG.

La crescita, attribuita dall’azienda alla solida performance dei service revenue e al consolidamento dell’operatore mobile britannico Three, ha consentito al gruppo di tornare a un utile operativo di 2,8 miliardi di euro, contro la perdita di 0,4 miliardi dell’esercizio precedente. Il dato ha superato le attese degli analisti, che si attestavano intorno ai 2,1 miliardi di euro secondo il consensus LSEG.

Nonostante i numeri positivi sotto la linea operativa, il titolo Vodafone ha pagato dazio in borsa, cedendo il 7,2%, a conferma di come il mercato stia guardando oltre i risultati immediati, valutando le prospettive di crescita e la sostenibilità della strategia di consolidamento intrapresa dal gruppo.