Il dollaro guadagna terreno sul franco svizzero dopo il CPI americano

Il dollaro statunitense ha esteso i guadagni nei confronti del franco svizzero nella seduta di venerdì, dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione al consumo negli Stati Uniti. Il rapporto ha evidenziato una ripresa della dinamica dei prezzi, rafforzando le scommesse del mercato su un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve già nella riunione della prossima settimana.

La reazione iniziale è stata di netto apprezzamento del biglietto verde, ma il movimento si è rapidamente sgonfiato: il clima di avversione al rischio, alimentato dall’escalation del conflitto in Medio Oriente e dalla conseguente tensione sui prezzi petroliferi, ha frenato la corsa della valuta americana, che ha chiuso pressoché invariata contro il paniere delle principali divise.

I numeri dell’inflazione USA

Secondo i dati diffusi dal Dipartimento del Lavoro:

  • L’indice dei prezzi al consumo (CPI) è salito dello 0,4% su base mensile ad agosto, dopo il modesto +0,1% di luglio.
  • Il CPI core — che esclude le componenti volatili di alimentari ed energia — è cresciuto del 2,4% su base annua, in lieve rallentamento rispetto al 2,5% del mese precedente.

Il dato mensile, ben superiore alle attese di consenso, ha riacceso i timori di una riaccelerazione dell’inflazione di fondo, elemento che storicamente gioca a favore del dollaro perché comprime le aspettative di politica monetaria accomodante.

«L’elemento che monitoriamo con più attenzione è il CPI core, che sembra tornare ad accelerare», ha spiegato Juan Perez, director of trading presso MonexUSA. «Questo tende a spingere il dollaro al rialzo contro tutte le valute, perché aumenta le probabilità che la Federal Reserve alzi i tassi nella prossima riunione».

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Le attese sulla Fed si irrigidiscono

La reazione più evidente si è vista sulla curva delle probabilità implicite. Secondo il FedWatch Tool del CME, i mercati scontano ora circa un 86% di probabilità di un rialzo da 25 punti base, contro il 72% stimato appena ventiquattro ore prima.

Il segnale dei Treasury

I rendimenti dei titoli di Stato americani restano su livelli elevati in prospettiva pluriennale. Il rendimento del biennale, la scadenza più sensibile alle aspettative sui tassi Fed, ha guadagnato 5 punti base attestandosi al 4,6%. Un movimento coerente con lo scenario di politica monetaria più restrittiva prezzato dagli operatori.

Come si sono mossi i cambi principali

  • USD/CHF: dollaro in progresso dello 0,22% a 0,814 franchi, avviato alla terza settimana consecutiva di guadagni sulla valuta elvetica.
  • EUR/USD: euro praticamente piatto a 1,1611 dollari (-0,01%), ma in rotta verso una chiusura settimanale in negativo.
  • Dollar Index: il paniere che misura il biglietto verde contro le principali divise (yen ed euro inclusi) ha ceduto lo 0,04% a 99,04, con un calo settimanale dello 0,16%, il secondo di fila.
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  • EUR/JPY: euro in flessione dello 0,57% a 178,28 yen.

Il quadro conferma una fase di divergenza tra i driver del dollaro: da un lato il sostegno dei differenziali di tasso, dall’altro la pressione derivante dal rincaro delle materie prime energetiche e dal clima geopolitico incerto.

Petrolio sopra i 100 dollari: l’inflazione resta un rischio

Il petrolio ha corretto al ribasso ma si è mantenuto sopra la soglia dei 100 dollari al barile, mentre i prezzi del diesel hanno toccato nuovi massimi storici: un segnale che le pressioni inflazionistiche potrebbero non solo persistere, ma allargarsi ai comparti industriali e dei trasporti.

Il Brent era avviato a chiudere la settimana con un guadagno superiore al 9%, dopo che le milizie Houthi, allineate all’Iran, hanno preso il controllo della città portuale yemenita di Mocha, avanzando lungo la costa del Mar Rosso verso alcune isole di rilevanza strategica. Nell’ultima seduta i futures sul Brent hanno perso il 2,2% a 105,12 dollari al barile.

Perché conta per l’Europa

Per l’area euro — e in particolare per un’economia energivora e importatrice netta come quella italiana — un Brent stabilmente sopra i 100 dollari significa maggiori costi di produzione, pressione sui margini industriali e un rischio concreto di riaccensione dell’inflazione importata. Uno scenario che complica il percorso della BCE e che tende a indebolire l’euro sui cambi, penalizzato dal deterioramento dei termini di scambio.

Lo yen si rafforza in attesa della Bank of Japan

Tra le valute più performanti della settimana spicca lo yen giapponese, in progresso dello 0,51% a 153,58 per dollaro e diretto verso la seconda settimana consecutiva di guadagni sul biglietto verde.

Il sostegno arriva dalle attese sulla Bank of Japan: secondo quattro fonti vicine al dossier citate da Reuters, l’istituto centrale è orientato a alzare i tassi nella riunione della prossima settimana e potrebbe segnalare un ritmo di normalizzazione più rapido, nel caso in cui le pressioni sui prezzi aumentino il rischio di un superamento duraturo del target di inflazione.

Il dato sui prezzi alla produzione

La divisa nipponica ha accelerato dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione all’ingrosso giapponese, rimasta su livelli elevati ad agosto. Un tassello ulteriore a supporto della tesi di un intervento restrittivo immediato da parte della BoJ, che segnerebbe un’ulteriore tappa nell’abbandono della politica ultra-espansiva mantenuta per oltre un decennio.

Cosa monitorare nelle prossime sedute

Per gli operatori sul forex l’agenda è densa e concentrata su due appuntamenti di politica monetaria che possono ridisegnare i differenziali di tasso:

  • Riunione della Federal Reserve: oltre alla decisione sui tassi, saranno decisive le indicazioni prospettiche e l’aggiornamento delle proiezioni macroeconomiche.
  • Riunione della Bank of Japan: un rialzo accompagnato da toni restrittivi potrebbe accelerare il recupero dello yen, con impatti su USD/JPY ed EUR/JPY.
  • Evoluzione del quadro geopolitico nel Mar Rosso: ulteriori tensioni sulle rotte commerciali significherebbero nuova pressione al rialzo su Brent e diesel, con effetti diretti sulle aspettative di inflazione globali.
  • Dinamica del franco svizzero: la valuta elvetica, tradizionale bene rifugio, resta esposta a un doppio movimento — indebolita dai differenziali di tasso a favore del dollaro, ma sostenuta nelle fasi di stress geopolitico.