Bitcoin reagisce al dato sull’inflazione USA e torna in positivo

Bitcoin (BTC) ha ribaltato le perdite accumulate nelle prime ore di contrattazione e guadagna ora circa 1,1% nelle ultime 24 ore, dopo la pubblicazione del dato sull’inflazione statunitense perfettamente in linea con le attese del consenso.

Secondo il Bureau of Labor Statistics, i prezzi al consumo sono aumentati del 3,4% su base annua, lo stesso livello registrato il mese precedente. Il dettaglio mensile, tuttavia, racconta una storia leggermente diversa: la variazione congiunturale si è attestata a +0,4%, ovvero 30 punti base sopra le stime. Anche l’inflazione core — quella che esclude le componenti volatili di alimentari ed energia, la più monitorata dalla Federal Reserve — è salita allo 0,3% mensile, 10 punti base sopra sia il dato precedente sia il consenso.

Cosa significa per la Federal Reserve

Si tratta dell’ultimo report macroeconomico rilevante che il FOMC avrà a disposizione prima della riunione della prossima settimana. La reazione dei mercati dei derivati è stata immediata: secondo i dati CME FedWatch, la probabilità implicita di un rialzo dei tassi nel prossimo meeting è balzata dal 68% all’86%.

Gli analisti assegnano inoltre una probabilità del 73% a un ulteriore aumento di 25 punti base a dicembre. Un contesto monetario restrittivo che, in teoria, penalizza gli asset a rischio e in particolare le criptovalute, storicamente sensibili alle variazioni della liquidità globale e dei rendimenti reali.

Deflussi dagli ETF su Bitcoin: quasi 450 milioni di dollari in tre giorni

Nonostante la reazione positiva del prezzo, il quadro dei flussi istituzionali resta fragile. Gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato deflussi netti per 448 milioni di dollari in tre sedute consecutive, secondo i dati di SoSoValue.

Il saldo mensile si è così ridotto a 321 milioni di dollari: proiettando il trend attuale, il mese potrebbe chiudersi intorno ai 900 milioni di afflussi netti, con un crollo del 74% rispetto al mese precedente.

Perché i flussi ETF contano

Dal lancio dei prodotti spot negli Stati Uniti, gli ETF sono diventati il principale canale di accesso al Bitcoin per investitori istituzionali, fondi pensione e private banking. I loro flussi rappresentano oggi un indicatore anticipatore della domanda “reale”: quando rallentano, il mercato tende a dipendere maggiormente dalla leva finanziaria e dal trading speculativo, con conseguente aumento della volatilità. Per l’investitore europeo, che accede all’esposizione tramite ETP quotati su SIX, Xetra o Borsa Italiana, si tratta di un termometro utile per valutare il sentiment complessivo.

Analisi tecnica: il bear trap sul CPI può spingere BTC verso 85.000 dollari

Sul grafico daily, il prezzo ha appena rimbalzato sul supporto inferiore della figura a bandiera (flag pattern) già individuata nelle precedenti analisi. Il livello è stato temporaneamente violato durante la sessione, per poi essere immediatamente recuperato: un comportamento tipico del cosiddetto bear trap, la falsa rottura ribassista costruita per innescare vendite e successive liquidazioni forzate.

Lo short squeeze è già in corso

I dati sulle liquidazioni confermano la dinamica: nelle ultime 24 ore sono stati spazzati via 160 milioni di dollari di posizioni short. Il rialzo dei tassi era in larga parte già scontato dai prezzi, e il report sull’inflazione non ha fatto altro che confermare uno scenario noto agli operatori. Il risultato è un classico “sell the rumour, buy the news”, amplificato dalla chiusura delle scommesse ribassiste.

Livelli chiave da monitorare

  • 80.000 dollari: resistenza corrispondente al margine superiore della bandiera, primo obiettivo credibile nel breve periodo.
  • 85.000 dollari: target di breve termine, raggiungibile solo con una rottura convincente e confermata dei 80.000 dollari.
  • 100.000 dollari: obiettivo di medio periodo, in caso di ripresa strutturale degli afflussi istituzionali.
  • EMA a 200 giorni: spartiacque decisivo. Una chiusura sotto questa media mobile invaliderebbe lo scenario rialzista e restituirebbe il controllo ai venditori.

Gestione del rischio in un contesto ad alta volatilità

Il quadro attuale è caratterizzato da una divergenza evidente: da un lato la pressione macroeconomica di una Fed ancora orientata al rialzo dei tassi, dall’altro una struttura tecnica che favorisce un rimbalzo alimentato dalle liquidazioni. In situazioni di questo tipo, i movimenti tendono a essere rapidi ma poco stabili.

Per chi opera con leva, la presenza di ampi cluster di liquidità sopra e sotto i livelli chiave suggerisce di ridurre la dimensione delle posizioni e di privilegiare conferme su chiusure daily, evitando di inseguire estensioni intraday. Va inoltre ricordato che le criptovalute restano strumenti altamente speculativi e che, in Italia, le plusvalenze da cripto-attività sono soggette a tassazione secondo la disciplina vigente: un aspetto da considerare nella pianificazione operativa complessiva.