L’inflazione americana non rallenta: il CPI di agosto conferma le pressioni sui prezzi

I prezzi al consumo negli Stati Uniti hanno continuato a salire ad agosto 2026, interessando un’ampia gamma di beni e servizi. Il dato, pubblicato venerdì dal Bureau of Labor Statistics, rafforza in modo significativo lo scenario di un rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve già nella riunione della prossima settimana.

L’indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato dello 0,4% su base mensile (dato destagionalizzato), portando la variazione su dodici mesi al 3,4%. Entrambe le letture sono risultate in linea con il consenso raccolto da Dow Jones.

Il nodo dell’inflazione core

La sorpresa negativa arriva dalla componente di fondo. Escludendo le voci più volatili — alimentari ed energia — il core CPI ha registrato un incremento mensile dello 0,3%, un decimo di punto percentuale sopra le attese. Su base annua il dato di fondo si è attestato al 2,4%, in linea con le stime ma ancora distante dall’obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale americana.

Si tratta dell’ultimo indicatore rilevante sull’inflazione a disposizione del FOMC prima del meeting di politica monetaria, che si concluderà mercoledì con il voto sul tasso di riferimento.

La reazione dei mercati: probabilità di rialzo vicine al 90%

La risposta degli operatori è stata immediata. Secondo il FedWatch Tool del CME Group, che monitora i prezzi dei futures sui fed funds, le probabilità implicite di un aumento di 25 punti base sono balzate a quasi il 90%, dal circa 70% scontato nelle ore precedenti alla pubblicazione del dato.

«Non c’è alcuna garanzia che la Fed alzi i tassi la prossima settimana, ma è difficile immaginare come la banca centrale possa giustificare un mantenimento dello status quo», ha commentato Chris Zaccarelli, chief investment officer di Northlight Asset Management.

Equity, bond e petrolio: movimenti divergenti

Nonostante il dato, i futures sull’equity americano hanno accelerato al rialzo nelle contrattazioni mattutine, sostenuti da un netto arretramento delle quotazioni petrolifere. Sul mercato obbligazionario i rendimenti dei Treasury hanno mostrato un andamento misto, ma il biennale — la scadenza più sensibile alle attese di politica monetaria — è salito di 4,6 punti base al 4,594%. Un punto base corrisponde a 0,01 punti percentuali.

Dove si concentrano le pressioni inflazionistiche

Energia: il motore del dato headline

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La componente energetica ha fornito il contributo decisivo all’accelerazione del dato complessivo. I prezzi della benzina sono aumentati del 3,9% su base mensile, spiegando da soli oltre un terzo dell’incremento dell’indice generale. L’indice energetico nel suo complesso è salito del 2,1% mensile, sotto la spinta dell’inasprimento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, e del 16,3% su base annua. Ancora più marcate le dinamiche su dodici mesi della benzina (+27,4%) e dell’olio combustibile (+52%).

Abitazione, trasporti e auto

Un secondo fattore di rilievo è il rincaro dello 0,3% dei costi abitativi (shelter), voce che aveva mostrato segnali di moderazione nei due mesi precedenti e che pesa per circa un terzo dell’intero paniere CPI. I servizi di trasporto hanno segnato un +0,5%, mentre le auto usate e i veicoli commerciali usati sono saliti dello 0,4% e i veicoli nuovi dello 0,3%: un quadro che suggerisce pressioni diffuse e non concentrate su singole categorie.

Più contenute le altre voci: i prezzi alimentari sono cresciuti dello 0,1% (con la componente “cibo consumato in casa” invariata) e del 2,7% annuo; l’abbigliamento, particolarmente esposto all’impatto dei dazi, è risultato stabile; in calo dello 0,8% le assicurazioni auto.

La linea della Fed e il dibattito interno al FOMC

Il presidente Kevin Warsh ha ribadito nelle ultime settimane l’impegno a riportare l’inflazione al target del 2%, affermando che se i numeri non migliorano «abbiamo del lavoro da fare». Dichiarazioni interpretate dal mercato come un’apertura esplicita a un rialzo, sebbene diversi esponenti di peso del Comitato abbiano invece invitato a un approccio più paziente.

«Warsh e altri membri hanno segnalato che i tassi possono restare fermi soltanto se il processo di disinflazione continua, e il report di agosto non ha fornito questa evidenza», ha osservato Kathy Bostjancic, chief economist di Nationwide. «Inoltre, la nuova risalita dei prezzi di petrolio, benzina e diesel alimenta il timore che i rincari energetici possano trasferirsi su altri beni e servizi e sulle aspettative di inflazione».

Nationwide ha di conseguenza rivisto le proprie previsioni, attendendosi ora un aumento di un quarto di punto nella riunione della prossima settimana. Il fed funds rate, riferimento per numerosi prestiti al consumo e mutui negli Stati Uniti, si trova attualmente in un intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%, livello invariato per tutto il 2026.

Cosa significa per gli investitori europei

Un irrigidimento della politica monetaria americana avrebbe conseguenze dirette anche sui portafogli italiani ed europei. Sul forex, un rialzo dei tassi Fed tende a sostenere il dollaro e a comprimere il cambio EUR/USD, con effetti sui costi delle importazioni energetiche denominate in valuta statunitense. Sul fronte obbligazionario, un aumento dei rendimenti dei Treasury esercita tipicamente una pressione al rialzo sull’intera curva dei tassi globali, BTP compresi.

Per l’equity, i settori a duration elevata — tecnologia e growth in particolare — restano i più vulnerabili a uno scenario di tassi più alti per più tempo, mentre i comparti energetico e finanziario potrebbero trarre beneficio rispettivamente dalla risalita delle commodity e dall’ampliamento dei margini di interesse. Gli operatori guarderanno inoltre alle implicazioni per la BCE, tradizionalmente attenta al differenziale dei tassi con gli Stati Uniti e all’impatto del cambio sulla dinamica dei prezzi nell’area euro.