L’home bias, come tutti i bias, è molto pericoloso. Lo sarebbe in qualsiasi ambito, ma lo è particolarmente quando coinvolge il trading. Anche perché porta molti investitori a concentrare una parte eccessiva del proprio patrimonio nel Paese in cui vivono, spesso senza rendersene conto. Ne parliamo qui. Spieghiamo risvolti tecnici, rischi e consigli per evitarlo.

Cos’è l’home bias e come nasce

Con il termine home bias si indica la tendenza a investire una quota sproporzionata del proprio patrimonio in strumenti finanziari legati al Paese di residenza.

Un investitore italiano, per esempio, potrebbe manifestare home bias qualora concentrasse una parte molto elevata del portafoglio in azioni italiane, BTP (i titoli di Stato italiani), fondi domestici o altri strumenti collegati prevalentemente all’economia nazionale, anche quando potrebbe diversificare su mercati esteri.

Il fenomeno è soprattutto comportamentale, se non addirittura psicologico. Per comprenderlo, basta guardare alle cause.

Una di queste è la familiarità del trader con gli asset del suo Paese. Aziende, banche e marchi nazionali risultano più conosciuti e, proprio per questo, possono sembrare più facili da valutare. È naturale sentirsi maggiormente a proprio agio acquistando azioni di società delle quali si utilizzano i prodotti o che vengono citate quotidianamente dai media.

Conoscere un’azienda, però, non significa necessariamente conoscerne il valore finanziario.

A incidere è anche la percezione del rischio. Investire all’estero può sembrare più complesso perché entrano in gioco valute diverse, società meno note, sistemi politici differenti e mercati con i quali si ha meno familiarità.

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L’home bias può essere alimentato anche dalla struttura del patrimonio personale. Si pensi a chi possiede già una casa in Italia, lavora per un’azienda italiana e riceve redditi espressi in euro. In questo caso buona parte della propria situazione finanziaria è già indirettamente legata all’andamento dell’economia nazionale.

I rischi dell’home bias

Tutti i rischi dell’home bias derivano da una conseguenza quasi automatica: la riduzione della diversificazione.

Chi si fa prendere dall’home bias diversifica poco e male. Ed è un problema. Diversificare significa investire in mercati differenti, e ciò permette di distribuire il rischio tra economie, settori, valute e modelli di crescita diversi. Se invece ci si concentra su un solo Paese, si sviluppa una dipendenza dalle sue condizioni economiche, politiche e finanziarie.

Ecco che basta un rallentamento dell’economia nazionale, una crisi bancaria, un aumento del rischio sul debito pubblico oppure una fase di instabilità politica per subire danni al proprio portafoglio.

Il secondo rischio è la concentrazione settoriale.

Non tutti i mercati azionari hanno la stessa composizione. Alcuni Paesi presentano una forte presenza di tecnologia, altri di materie prime, finanza, industria o beni di consumo. Se si investe quasi esclusivamente nel proprio mercato domestico si finisce per sovrappesare anche determinati settori, cioè per dare loro un peso eccessivo, rinunciando a una parte delle opportunità disponibili a livello globale.

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Per chi investe soprattutto sull’Italia questo aspetto è particolarmente importante.

Il mercato azionario italiano ha storicamente un peso significativo di banche, assicurazioni, utility, energia e società industriali, mentre risulta meno rappresentato in alcuni dei comparti che negli ultimi decenni hanno avuto una forte crescita globale, come la grande tecnologia.

Esiste poi il rischio legato al debito sovrano.

Se si possiedono numerosi titoli di Stato italiani e contemporaneamente azioni di banche italiane, l’esposizione al rischio-Paese, ossia al rischio legato alla solidità dell’economia italiana, può diventare più elevata di quanto appaia. Le banche domestiche, infatti, possono detenere a loro volta una quota significativa di titoli pubblici nazionali.

I rischi si accentuano nelle fasi di tensione sui mercati del Paese su cui si è concentrati. In quel caso, diverse componenti del portafoglio risentirebbero dello stesso problema.

Piccola precisazione: l’home bias non significa necessariamente investire in strumenti sbagliati. Il problema nasce quando strumenti validi vengono acquistati in quantità eccessiva semplicemente perché appartengono al proprio Paese.

Come evitare l’home bias

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L’home bias si può prevenire. Il primo passo consiste nell’osservare il portafoglio nel suo complesso.

Non basta chiedersi se un singolo investimento sia valido. È necessario verificare quanta parte del patrimonio dipenda dallo stesso Paese, dalla stessa valuta e dagli stessi settori.

Può essere utile confrontare la propria allocazione geografica con quella dei principali mercati finanziari globali. Se un Paese rappresenta una quota relativamente piccola del mercato mondiale ma occupa metà del portafoglio, si è probabilmente in presenza di una forte concentrazione domestica.

Un secondo strumento è l’utilizzo di fondi o ETF globali. Attraverso un singolo prodotto è possibile ottenere esposizione a centinaia o migliaia di società distribuite tra numerosi Paesi, senza dover scegliere manualmente ogni singolo mercato.

Questo non significa eliminare completamente gli investimenti italiani.

Si può decidere consapevolmente di attribuire all’Italia un peso superiore a quello del mercato globale, per esempio per ragioni fiscali, valutarie o di conoscenza specifica. L’importante è che si tratti di una scelta consapevole e non semplicemente del risultato della familiarità.

È utile anche considerare gli investimenti non finanziari. Proprietà immobiliari, attività imprenditoriali e redditi da lavoro fanno già parte dell’esposizione geografica complessiva.

Infine, può essere opportuno effettuare periodicamente un ribilanciamento. Se un mercato nazionale ha registrato una forte crescita e il suo peso è diventato eccessivo, si può riportare il portafoglio verso l’allocazione desiderata.