L’oro resiste nonostante il rally del petrolio e i rendimenti in salita
L’oro continua a salire nella sessione di martedì, anche se il contesto sottostante è cambiato radicalmente nelle ultime ore. Il petrolio è in forte rialzo dopo i nuovi attacchi statunitensi notturni nell’Iran meridionale e il colpo subito da una petroliera nello Stretto di Hormuz, che ha costretto l’equipaggio ad abbandonare la nave mentre i transiti marittimi calavano ulteriormente.
Il rendimento del Treasury decennale avanza al 4,622% e il dollaro si è rafforzato a 101,219. Tutti e tre questi fattori dovrebbero teoricamente penalizzare l’oro, ma gli acquirenti resistono grazie alla proposta di tregua di 10 giorni avanzata dai mediatori, che lascia aperta la porta a un ribasso del greggio e a una lettura dell’inflazione più favorevole nei prossimi mesi.
Alle 14:12 GMT, lo Spot Gold viene scambiato a 4.064,04 dollari, in rialzo di 56,45 dollari (+1,41%), leggermente sotto il massimo di seduta a 4.084,31 dollari. La tregua non ha fermato i combattimenti e il petrolio sta prezzando la guerra, non la diplomazia. L’oro fa esattamente il contrario: è proprio questa divergenza il tema centrale della giornata.
La guerra spinge il petrolio, ma l’oro scommette sulla tregua
Il Brent si attesta a 90,92 dollari e il WTI a 84,96 dollari dopo che le forze statunitensi hanno bombardato obiettivi nell’Iran meridionale durante la notte e il Presidente Trump ha dichiarato che Teheran avrebbe pagato caro le vittime americane. In risposta, l’Iran ha colpito basi militari USA in Bahrein, Kuwait e Giordania.
Una petroliera nello Stretto di Hormuz è stata colpita da un proiettile non identificato e l’equipaggio ha abbandonato la nave, mentre i transiti nella strategica via di navigazione continuano a diminuire. Gli Houthi hanno inoltre dichiarato un blocco navale contro l’Arabia Saudita, minacciando un’altra importante rotta di esportazione. Secondo UBS, la riduzione delle esportazioni attraverso Hormuz e i timori di interruzioni dell’offerta nel Mar Rosso stanno sostenendo le quotazioni del greggio.
Il ruolo chiave della diplomazia
Ogni notizia proveniente dal Medio Oriente spinge al rialzo il petrolio, un fattore che normalmente indebolisce l’oro attraverso il canale dei tassi. La proposta di tregua è al momento l’unico elemento che spezza questa catena. I mediatori hanno inviato a Teheran un accordo di 10 giorni concepito per salvare l’intesa del 17 giugno, e l’oro sta scontando la possibilità che il greggio rientri prima che la pressione sui tassi si aggravi.
Alcuni operatori interpretano gli ultimi attacchi americani come una spinta finale per rafforzare la posizione negoziale in vista di un compromesso. Il rischio, tuttavia, è quello di uno stallo prolungato, con il greggio elevato e attacchi ricorrenti che mantengono bloccato il premio di rischio geopolitico.
Rendimenti in rialzo, ma senza accelerazioni
Il rendimento del decennale è salito al 4,622% e il dollaro è stabile a 101,219, con le probabilità di un rialzo dei tassi a settembre attorno al 63%, in calo dal circa 90% precedente ai dati sull’inflazione più deboli della scorsa settimana, ma ancora sufficientemente alte da porre un tetto alla ripresa del metallo. UBS ha segnalato i toni restrittivi di Warsh e le attese di tassi di policy più elevati come forze ancora contrarie all’oro, uno scenario che non è cambiato.
La differenza rispetto alla settimana scorsa è che i rendimenti salgono senza accelerare. Il mercato obbligazionario non sta replicando quel movimento brusco che aveva innescato le vendite di oro in precedenza, e questo è rilevante perché l’oro non necessitava di un crollo dei rendimenti: gli bastava che la pressione smettesse di intensificarsi.
La minaccia di blocco navale degli Houthi contro l’Arabia Saudita aumenta il rischio di un’ulteriore interruzione energetica oltre l’area del Golfo, un fattore che potrebbe modificare rapidamente il quadro dei rendimenti in caso di ulteriore rialzo del greggio.
Focus sui dati macroeconomici
Nessun dato macro rilevante è previsto negli Stati Uniti prima dei PMI flash di venerdì, lasciando l’oro esposto alle notizie sul petrolio e agli sviluppi della tregua per tutta la parte centrale della settimana. I successivi report sull’inflazione di luglio e agosto diranno al mercato se la pressione sui tassi guidata dall’energia ha raggiunto il picco o è ancora in fase di costruzione.
Analisi tecnica dello Spot Gold (XAU/USD)
Lo spot gold sale nella seduta di martedì dopo il rimbalzo dalla debolezza di inizio sessione a 3.999,15 dollari. L’azione dei prezzi suggerisce la possibile formazione di un minimo crescente secondario a 3.959,80 dollari, che contribuirebbe a creare una base di supporto insieme al minimo principale del 30 giugno a 3.942,10 dollari. Tutta questa fase di costruzione della base si sviluppa sul lato forte del minimo di lungo periodo a 3.886,46 dollari.
Nonostante il recupero odierno, l’oro deve ancora affrontare ostacoli sotto forma di una zona di ritracciamento di breve termine compresa tra 4.041,65 e 4.072,40 dollari. Il superamento del livello superiore con volumi elevati potrebbe innescare un rally di breve verso la successiva area di resistenza a 4.162,36-4.214,34 dollari.
Il massimo dello swing a 4.202,71 dollari si colloca all’interno di quella fascia: il suo superamento romperebbe lo schema di minimi decrescenti consecutivi. A quel punto l’attenzione si sposterebbe sulla media mobile a 50 giorni a 4.263,78 dollari, un test che rivelerebbe finalmente la reale convinzione dei rialzisti.
Cosa monitorare nelle prossime sessioni
L’oro mantiene i guadagni di martedì nonostante il rally del petrolio e i rendimenti in salita, poiché la proposta di tregua tiene in vita il canale diplomatico. Si tratta però di un equilibrio fragile: una petroliera è già stata colpita nello Stretto di Hormuz e entrambe le parti continuano a colpirsi.
Se i negoziati falliscono e il greggio prosegue al rialzo, la pressione sui tassi tornerà e l’oro restituirà i guadagni. Se invece la diplomazia regge e il petrolio inizia a ripiegare, le probabilità di un rialzo a settembre continueranno a scendere e l’oro potrà rafforzare la propria base.
Sul piano tecnico, si sta sviluppando un minimo crescente secondario al di sopra del supporto di lungo periodo. L’oro rimane all’interno di una zona di resistenza e deve superarne l’estremità superiore con volumi per aprire la strada verso la media a 50 giorni. È proprio a quel livello che il mercato scoprirà se questa ripresa ha una reale convinzione o se rappresenta soltanto una pausa nelle vendite.

