Lo yen affonda ai minimi da quarant’anni e trascina le altre valute

Lo yen giapponese è stato spinto al livello più basso degli ultimi 40 anni, un movimento che oggi sembra aver trascinato al ribasso la maggior parte delle principali valute rispetto al dollaro, complici gli aggiustamenti di fine mese e fine trimestre. Le autorità giapponesi non hanno intensificato la loro difesa verbale della valuta, lasciando così via libera al mercato per proseguire la corsa.

Il dollaro ha toccato un massimo di JPY162,40, mentre oggi scadono opzioni per 1,9 miliardi di dollari sul livello di JPY162,50. L’euro è stato venduto sotto la soglia di 1,14, dove scadono opzioni per 3,9 miliardi di euro.

I fattori che sostengono il dollaro

Diversi elementi stanno contribuendo a rafforzare il biglietto verde:

Attese sui dati occupazionali USA

Il mercato si attende un rapporto sul lavoro USA solido giovedì, con un incremento dei nonfarm payrolls stimato tra 110.000 e 115.000 unità. Inoltre, l’emergere di cacciatori di occasioni dopo cinque sedute consecutive di calo per S&P 500 e Nasdaq sta favorendo la valuta americana.

La decisione della Corte Suprema sulla Fed

La Corte Suprema ha stabilito che la governatrice della Federal Reserve Cook può mantenere il proprio incarico mentre contesta in giudizio la decisione di rimozione del presidente. Questa sentenza ha contribuito a ridurre un rischio di coda per i mercati. Domani il presidente Warsh interverrà insieme ad altri banchieri centrali al meeting della BCE a Sintra.

Analisi delle valute G10

Euro

L’euro oggi appare più debole dopo il consolidamento di ieri. Prima del fine settimana si era avvicinato a 1,1435, livello di ritracciamento del 38,2% del calo dal massimo di metà giugno vicino a 1,1620. Dopo aver tenuto, l’euro è tornato verso il minimo di ieri (1,1380). Un supporto si colloca intorno a 1,1365, ma il minimo di venerdì scorso (circa 1,1355) potrebbe rivelarsi più rilevante. Oggi scadono opzioni per quasi 3,9 miliardi di euro a 1,1400 e un ulteriore blocco da 1,5 miliardi a 1,1420.

Dollaro/Yen

Il dollaro si era avvicinato a JPY162 ieri, ma oggi nella sessione locale ha sfondato la soglia raggiungendo un massimo di 40 anni vicino a JPY162,40. Da quel picco si è mantenuto sopra JPY162,10. Le autorità giapponesi hanno ribadito la propria disponibilità a intervenire se necessario, ma l’assenza di azioni concrete suggerisce che non lo abbiano ritenuto opportuno. Oggi scadono opzioni per 1,9 miliardi di dollari a JPY162,50.

Sterlina

La sterlina ha segnato ieri un nuovo massimo di cinque sedute vicino a 1,3260, restando comunque nella parte bassa del range annuale. Un superamento di 1,3265 punterebbe all’area 1,3300-20. Tuttavia, la valuta è arretrata fin quasi a 1,3220, consolidando nel range di ieri. Il supporto è ora individuato nell’area 1,3200-15.

Dollaro canadese

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Il rialzo dei prezzi del petrolio e dell’equity non ha attenuato l’allargamento del differenziale di tasso a due anni tra Stati Uniti e Canada (137 punti base contro i 123 di fine maggio e circa 92 di fine aprile), penalizzando il dollaro canadese. La valuta era salita nelle ultime due sedute della settimana scorsa, interrompendo dieci giorni di ribasso. Il dollaro USA ha chiuso in forza ieri, avvicinandosi al massimo della scorsa settimana poco sotto CAD1,4250, livello più alto da aprile 2025. Il prossimo obiettivo tecnico è intorno a CAD1,4290. Oggi scadono opzioni per 400 milioni di dollari a CAD1,42.

Dollaro australiano

Anche il dollaro australiano ha consolidato con tono leggermente più debole, scivolando oggi a un nuovo minimo vicino a 0,6865. Il minimo della scorsa settimana, vicino a 0,6875, corrisponde all’obiettivo del pattern testa e spalle che monitoriamo. La media mobile a 200 giorni, sotto la quale l’Aussie non scambia da novembre scorso, si trova poco sotto 0,6865. Un obiettivo di ritracciamento e il minimo di marzo si collocano leggermente più in basso (circa 0,6850).

Valute dei mercati emergenti

Peso messicano

Sebbene il peso messicano abbia recuperato dal minimo di circa due mesi e mezzo segnato a metà della scorsa settimana, l’azione dei prezzi non rafforza la convinzione che il minimo sia stato già raggiunto. Il dollaro ha toccato MXN17,6765 la scorsa settimana, miglior livello dall’8 aprile, prima di ripiegare a MXN17,4315. Le medie mobili a 5 e 20 giorni mantengono tendenza rialzista.

Yuan cinese

Il dollaro è sceso sotto il range stabilito mercoledì scorso contro lo yuan offshore (circa CNH6,79-CNH6,82), raggiungendo oggi CNH6,7865. Pur gestendo il cambio, Pechino non appare arbitraria: la correlazione mobile a 30 giorni tra dollaro e yuan offshore è di circa 0,66, paragonabile a quella del DXY con il dollaro canadese e superiore a quella con lo yen (circa 0,50).

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Si segnala però un possibile cambiamento nei fixing della PBOC, che continuiamo a interpretare come segnale di politica monetaria. Dopo aver favorito uno yuan forte, negli ultimi giorni la banca centrale ha invertito rotta: in sei delle ultime sette sedute ha fissato lo yuan più debole. Oggi il fixing del dollaro è risultato inferiore (CNY6,8109 contro CNY6,8175). La spiegazione più semplice rimanda a considerazioni economiche interne, dato che i dati recenti hanno deluso e la PBOC sembra aver segnalato un piccolo taglio dei tassi.

Rupia indiana

L’aumento del petrolio non ha favorito la rupia indiana, dopo il miglior livello da inizio maggio segnato la scorsa settimana. Il dollaro è risalito fino a INR94,7575, colmando il gap. Resta comunque il primo guadagno trimestrale, seppur minimo (circa 0,2%), per la rupia dal primo trimestre 2025.

Mercati azionari, obbligazioni e materie prime

Azionario

Gli aggiustamenti di portafoglio di fine mese e trimestre hanno favorito l’ingresso di cacciatori di occasioni su titoli tech e AI penalizzati. S&P 500 e Nasdaq hanno interrotto ieri cinque sedute di ribasso. Gran parte delle borse asiatiche è salita, con eccezioni come Hong Kong, Australia, Singapore e India. Lo Stoxx europeo guadagna quasi l’1%, potenzialmente il rialzo maggiore in due settimane e mezza. I futures USA mostrano un tono leggermente positivo.

Obbligazionario

I rendimenti decennali di riferimento sono rimasti pressoché invariati ieri in Europa e negli Stati Uniti. È stato notevole il calo dei rendimenti di Grecia, Italia e Regno Unito: i decennali italiano e greco (3,58% e 3,52%) hanno toccato nuovi minimi trimestrali. Oggi i tassi sono leggermente più bassi, eccetto in Giappone dove il rendimento è salito di quasi quattro punti base. Il Treasury decennale si attesta al 4,37%.

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Oro e argento

L’oro ha chiuso in forza prima del fine settimana poco sotto 4090 dollari. È tornato vicino a 4000 ieri, ma oggi è sceso fin quasi a 3943 dollari, nuovo minimo dell’anno, prima di rimbalzare sopra 4025 nella tarda mattinata europea. L’argento mostra una dinamica simile, con il livello di 60 dollari che mantiene rilevanza tecnica come resistenza.

Petrolio

Nonostante le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran, il WTI di agosto si è mantenuto stabile, scambiando all’interno del range pre-weekend. Il contratto ha aperto in gap ribassista il 15 giugno, scendendo sotto 80 dollari, e il momentum si è fermato sotto 70 dollari. Oggi è in forza ma resta nel range di venerdì scorso (circa 68,55-71,85 dollari).

I dati macroeconomici in calendario

Stati Uniti

Prima dei dati sul lavoro, vero focus della settimana, gli USA pubblicano i prezzi delle case e la fiducia dei consumatori del Conference Board. L’indice FHFA segnala un netto rallentamento dell’apprezzamento immobiliare: nel primo trimestre 2026 i prezzi sono saliti a un ritmo annualizzato di circa 0,8%, contro il 2,6% del primo trimestre 2025 e il 5,2% degli anni precedenti. Il report JOLTS di maggio dovrebbe mostrare un calo dei posti vacanti, mentre l’ADP di domani è atteso poco variato rispetto ai 122.000 di maggio.

Canada

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Il Canada riporta il PIL di aprile, probabilmente in ripresa dalla contrazione dello 0,1% di marzo. L’economia si è contratta dell’1,0% annualizzato nel quarto trimestre 2025 e dello 0,1% nel primo trimestre 2026, ma la crescita è attesa rimbalzare verso il 2% nel trimestre in chiusura oggi.

Area euro

In vista dei dati preliminari sul CPI dell’eurozona, alcuni report nazionali sono già usciti. La Spagna ha registrato un tasso annuo stabile al 3,6%, la Francia è scesa al 2,0% dal 2,8%, l’Italia al 3,1% dal 3,2%. Gli stati tedeschi indicano un possibile calo della misura armonizzata al 2,6% dal 2,7%. La Germania ha inoltre riportato un balzo dell’1,1% delle vendite al dettaglio di maggio.

Regno Unito, Australia e Giappone

Il Regno Unito ha confermato una crescita dello 0,6% trimestrale nel primo trimestre 2026, con segnali di rallentamento nel secondo. I verbali della Reserve Bank of Australia non hanno riservato sorprese: dopo tre rialzi quest’anno, la banca centrale lascerà che agiscano sull’economia, senza escludere un ulteriore intervento entro fine anno, avvertendo che le aspettative di inflazione restano troppo elevate. Il Giappone ha riportato disoccupazione stabile al 2,5% e produzione industriale in linea con aprile, con la crescita in rallentamento dopo l’accelerazione dell’1,8% annualizzato del primo trimestre 2026.

Cina

I PMI cinesi di giugno sono leggermente migliorati: il manifatturiero è salito a 50,3 (da 50,0), il non manifatturiero a 50,2 (da 50,1) e l’indice composito a 50,6 (da 50,5).