Il petrolio si avvia alla peggiore performance mensile degli ultimi tempi
I prezzi del petrolio hanno mostrato un andamento incerto, con gli operatori del mercato energetico concentrati sulla possibilità di nuovi colloqui diplomatici tra Stati Uniti e Iran in Qatar. Le oscillazioni riflettono un clima di forte volatilità, alimentato da segnali contrastanti provenienti dalle due parti.
Il benchmark internazionale Brent, con consegna ad agosto, è arretrato dello 0,2% a 72,99 dollari al barile. Il contratto è sulla buona strada per chiudere il mese di giugno con un calo di circa 19 dollari, pari a una flessione del 20% rispetto alla seduta di chiusura del 29 maggio. Anche il Brent con consegna a settembre ha registrato una contrazione, scendendo dello 0,7% a 73,36 dollari.
Sul fronte statunitense, il West Texas Intermediate (WTI) con consegna ad agosto ha perso l’1,3%, scivolando a 69,80 dollari al barile. Il contratto si avvia così verso una correzione mensile di circa 16 dollari, equivalente a un ribasso del 19% rispetto alla chiusura del mese precedente.
I colloqui di Doha tra dichiarazioni opposte
Il movimento dei prezzi si inserisce in un contesto in cui i trader monitorano con attenzione le prospettive di un dialogo diretto tra Washington e Teheran nella capitale qatariota, Doha.
Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che i negoziati tra i due Paesi si sarebbero tenuti in Qatar, sostenendo tramite i social media che l’Iran avesse “richiesto un incontro” a seguito di uno scambio di attacchi avvenuto nel fine settimana.
La versione iraniana, tuttavia, è apparsa diametralmente opposta. Un portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran avrebbe smentito che fossero stati programmati colloqui nei giorni successivi, precisando inoltre che la visita di una delegazione tecnica iraniana in Qatar non era in alcun modo collegata alla presenza di funzionari americani nel Paese.
La missione degli inviati statunitensi
Gli inviati speciali degli Stati Uniti, Jared Kushner e Steve Witkoff, sono giunti a Doha, ma secondo un portavoce del governo qatariota avrebbero incontrato i mediatori e non direttamente i rappresentanti iraniani. Questa comunicazione confusa sembra mettere in luce la fragilità dell’accordo di pace ad interim raggiunto dalle due parti all’inizio del mese.
Il memorandum d’intesa e lo Stretto di Hormuz
Il 17 giugno, Stati Uniti e Iran avevano siglato un memorandum d’intesa in 14 punti con l’obiettivo di interrompere le ostilità che avevano gravemente compromesso i flussi petroliferi globali attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo strategico di importanza vitale.
Situato nel golfo tra l’Oman e l’Iran, lo Stretto di Hormuz è considerato uno dei più critici punti di strozzatura energetica a livello mondiale. Attraverso questa stretta via d’acqua transita abitualmente circa il 20% del traffico petrolifero globale: qualsiasi interruzione, anche temporanea, è in grado di generare forti tensioni sui prezzi e sull’approvvigionamento internazionale.
“La situazione può cambiare molto rapidamente”
Gli analisti del settore energetico si sono detti sorpresi dalla velocità con cui si è materializzato il sell-off sul mercato petrolifero, sottolineando come la correzione sia stata ben più aggressiva di quanto la maggior parte degli operatori avesse previsto.
“L’andamento dei prezzi delle ultime settimane riflette un mercato che sta trattando questo cessate il fuoco temporaneo tra Stati Uniti e Iran come se fosse un accordo definitivo. È evidente che non è così e, come abbiamo visto negli ultimi quattro mesi, la situazione può cambiare molto rapidamente”, hanno osservato gli strateghi di ING in una nota di ricerca.
Gli stessi analisti hanno aggiunto una riflessione sulle reali prospettive di un’intesa stabile: “Ci è voluto molto tempo solo per concordare un cessate il fuoco temporaneo. Pensare di raggiungere un accordo permanente, che affronti anche la questione nucleare entro 60 giorni, sarebbe estremamente ottimistico. Naturalmente, esiste sempre la possibilità che la tregua venga prolungata, il che equivarrebbe semplicemente a rimandare il problema“.
Cosa monitorare per gli operatori del mercato
Per chi opera sui mercati delle materie prime, la fase attuale impone un’attenzione particolare alla componente geopolitica del premio sul prezzo del greggio. La rapida discesa delle quotazioni segnala che gran parte del rischio legato al conflitto è già stato scontato, ma un eventuale fallimento dei negoziati o nuove escalation militari nell’area dello Stretto di Hormuz potrebbero innescare rapidi rialzi, riportando volatilità sui mercati e sui titoli del comparto energetico.