L’oro recupera terreno grazie al dollaro più debole
Il prezzo dell’oro ha registrato un modesto rialzo venerdì, sostenuto dall’indebolimento del dollaro statunitense e da un lieve ridimensionamento delle aspettative di rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve dopo la pubblicazione degli ultimi dati sull’inflazione. Nonostante questo recupero, il metallo prezioso resta comunque indirizzato verso la quarta flessione settimanale consecutiva.
Nel dettaglio, lo spot gold ha guadagnato lo 0,51%, attestandosi a 4.046,70 dollari l’oncia alle 9:39 EDT (13:39 GMT). I futures sull’oro statunitense con consegna ad agosto sono saliti dello 0,35%, raggiungendo quota 4.061,40 dollari l’oncia.
Il ruolo del dollaro e dei dati sull’inflazione
Il dollaro USA ha ripiegato dai massimi recenti dopo la diffusione, giovedì, dell’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve. L’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) è cresciuto del 4,1% nei dodici mesi fino a maggio, in linea con le previsioni degli economisti raccolte da un sondaggio Reuters.
Un dollaro più debole tende generalmente a favorire le quotazioni dell’oro, poiché rende il metallo meno costoso per gli acquirenti che operano in altre valute, sostenendo così la domanda internazionale.
Le attese sui tassi della Fed
Secondo il FedWatch Tool del CME Group, gli operatori stimano attualmente una probabilità di circa il 60% di un aumento dei tassi a settembre, in calo rispetto al 64% indicato in precedenza. Questo allentamento delle aspettative ha contribuito a sostenere il metallo prezioso.
«L’oro sta mostrando un modesto rimbalzo dopo le pressioni in vendita registrate nella prima parte della settimana», ha commentato Jim Wyckoff, analista di mercato presso American Gold Exchange.
Perché i tassi alti penalizzano l’oro
L’aumento dei tassi d’interesse e una politica monetaria più restrittiva riducono l’attrattiva del bullion, che non offre rendimento. Tassi più elevati tendono infatti a spingere al rialzo i rendimenti obbligazionari, aumentando l’appeal degli asset che generano interessi rispetto all’oro.
Nel corso della settimana, lo spot gold ha toccato il minimo degli ultimi sette mesi, con i prezzi in calo del 2,6% su base settimanale.
Petrolio e dollaro: i fattori di pressione
Secondo un’analisi di TD Securities, considerata la relazione inversa dell’oro sia con i prezzi più elevati del petrolio sia con un dollaro più forte, una persistente solidità dei mercati energetici potrebbe esercitare ulteriori pressioni al ribasso sul metallo prezioso nei prossimi mesi.
La domanda fisica tra India e Cina
Sul fronte della domanda fisica, in India l’oro ha iniziato a trattare a premio questa settimana per la prima volta in un mese e mezzo, grazie alla correzione dei prezzi che ha stimolato gli acquisti. In Cina, primo consumatore mondiale, la domanda è invece rimasta debole.
Gli altri metalli preziosi
Andamento positivo anche per gli altri metalli preziosi:
- L’argento spot è salito dello 0,42% a 58,1109 dollari l’oncia.
- Il platino ha guadagnato lo 0,21% a 1.604,45 dollari.
- Il palladio è balzato dell’1,25% a 1.199,25 dollari.