Tensione geopolitica e mercati in bilico
La settimana si apre con un mix di tensione geopolitica e incertezza economica che pesa sui mercati globali. Donald Trump ha rinnovato le sue minacce nei confronti dell’Iran, fissando una scadenza per questa sera entro cui raggiungere un accordo, pena conseguenze devastanti. I futures sui mercati azionari americani cedono terreno, il petrolio si mantiene intorno ai 110-111 dollari al barile, e gli investitori si trovano di fronte a una scelta brutalmente semplice: diplomazia o escalation.
Il conflitto in Medio Oriente è ormai entrato nel suo secondo mese, e la scadenza imposta da Trump all’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz scade questa sera. I mercati non stanno crollando, ma mostrano chiari segnali di nervosismo.
Le parole di Trump e il rischio di escalation
Il linguaggio del presidente americano si fa sempre più aggressivo. In un post su Truth Social, Trump ha scritto: “Un’intera civiltà morirà questa notte, per non risorgere mai più. Non voglio che accada, ma probabilmente accadrà.” Ha poi aggiunto: “Scopriremo questa notte, uno dei momenti più importanti nella lunga e complessa storia del Mondo.”
Reuters riporta che Trump ha nuovamente pressato Teheran affinché accetti un accordo prima della scadenza di martedì. Nel frattempo, secondo Bloomberg, il traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz ha raggiunto i livelli più alti dall’inizio del conflitto, con diverse navi cargo riuscite a transitare nei giorni scorsi — un segnale parzialmente positivo, ma insufficiente a rassicurare i mercati.
Diplomazia o scontro aperto?
Gli scenari sul tavolo sono due. Se Washington o Teheran faranno un passo indietro, i mercati potranno beneficiare di un rally di sollievo, con il petrolio in calo e la volatilità in riduzione. Se invece il conflitto si allargherà, colpendo infrastrutture energetiche critiche, il costo di tutto — dal trasporto merci ai beni di consumo — subirà un’ulteriore spinta al rialzo.
Secondo Axios, sarebbero in corso discussioni per un cessate il fuoco di 45 giorni. Tuttavia, l’Iran avrebbe risposto con una proposta massimalista in dieci punti. Reuters segnala inoltre che l’isola di Kharg — uno dei principali terminal petroliferi iraniani — è stata colpita, e funzionari iraniani avvertono i Paesi vicini di possibili attacchi alle infrastrutture legate agli alleati americani.
Agenda macro USA: una settimana densa di dati
Indipendentemente dall’evoluzione geopolitica, questa settimana offre un calendario economico americano particolarmente ricco, che gli investitori seguiranno con grande attenzione.
- Oggi: ordini di beni durevoli
- Mercoledì: verbali dell’ultima riunione della Fed
- Giovedì: reddito delle famiglie, spesa per consumi e inflazione PCE
- Venerdì: CPI di marzo e inflazione core
- Notte tra giovedì e venerdì: dati annuali sull’inflazione cinese
Interverranno anche diversi esponenti della Federal Reserve, tra cui Austan Goolsbee, Philip Jefferson e Mary Daly. La domanda centrale è se i prezzi elevati del petrolio stiano iniziando a trasmettersi all’inflazione più ampia.
La Fed può permettersi di aspettare
Per ora, la maggior parte degli analisti ritiene improbabile un ritorno all’incubo inflazionistico del 2022. La Fed sembra a proprio agio nell’attendere ulteriori dati prima di agire. Il rapporto sul mercato del lavoro di venerdì scorso le ha fornito margine di manovra: l’economia americana ha aggiunto 178.000 posti di lavoro a marzo, ben al di sopra delle attese di 65.000. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,3%, anziché salire al 4,4% previsto.
Questi dati rappresentano in parte una correzione dopo il deludente report di febbraio — che aveva mostrato 92.000 posti di lavoro persi, distorto da scioperi e condizioni meteorologiche avverse — ma confermano la resilienza del mercato del lavoro americano. Una buona notizia per l’economia, meno per chi sperava in un intervento accomodante della Fed ai primi segnali di difficoltà.
Petrolio: qualche segnale positivo, ma non abbastanza
Non tutto va nella direzione peggiore sul fronte energetico. Domenica, l’OPEC ha annunciato un aumento delle quote di produzione di 206.000 barili al giorno a partire da maggio. Una mossa non trascurabile, ma del tutto insufficiente a compensare i diversi milioni di barili giornalieri che mancano all’appello a causa delle interruzioni nei Paesi del Golfo.
Il traffico navale nello Stretto di Hormuz ha mostrato segnali di ripresa, ma la situazione rimane fragile e dipendente dall’evoluzione diplomatica delle prossime ore.
Europa, farmaci e semiconduttori: gli altri fronti aperti
Questa settimana non mancano altri sviluppi rilevanti a livello globale. Diversi ministri delle finanze europei — tra cui quelli di Germania, Austria, Spagna, Italia e Portogallo — sostengono l’introduzione di una tassa straordinaria sui profitti di petrolio e gas per compensare l’aumento dei prezzi energetici.
Sul fronte commerciale, i nuovi dazi del 100% sui farmaci introdotti da Washington non si applicheranno ai Paesi con accordi commerciali vigenti, in particolare Unione Europea e Svizzera. Al Congresso, parlamentari di entrambi i partiti spingono per restrizioni più severe all’export verso la Cina di attrezzature per la produzione di semiconduttori.
Mercati e notizie societarie
Sul fronte aziendale, la settimana è relativamente tranquilla in attesa dell’avvio della stagione degli utili la prossima settimana. In premercato, le assicurazioni sanitarie balzano dopo che il governo ha aumentato i rimborsi per i piani Medicare Advantage 2027 più del previsto. Broadcom sale dopo aver siglato un accordo a lungo termine per chip AI con Google e aver ampliato la fornitura di capacità di calcolo ad Anthropic.
In sintesi, i mercati si trovano a navigare in acque agitate, con la geopolitica che detta i tempi a breve termine e i dati macro che orienteranno le aspettative sulla Fed nelle prossime settimane. La serata di oggi sarà decisiva: l’esito del confronto tra Washington e Teheran potrebbe ridisegnare rapidamente lo scenario per asset class, valute e materie prime.
