Un’anomalia di mercato: perché l’oro non è salito?

Il recente comportamento dei metalli preziosi ha lasciato molti operatori perplessi. In un contesto caratterizzato da un dollaro più debole e da una sorpresa fortemente negativa sul fronte dell’inflazione, ci si sarebbe aspettati una reazione decisamente rialzista dell’oro.

Il dato sul CPI di giugno ha mostrato una contrazione dello 0,4%, un valore che avrebbe dovuto spingere agevolmente il metallo giallo oltre quota 4.100 dollari. Eppure, questo scenario non si è concretizzato. La domanda diventa quindi inevitabile: cosa sta alimentando l’attuale debolezza?

La spiegazione più plausibile risiede nel rinnovato clima di tensione geopolitica legato all’Iran, un fattore che sta influenzando i flussi di capitale e la propensione al rischio degli investitori.

Il nostro Gold Cycle Indicator permane in profonda area di ipervenduto, un segnale che continua a rafforzare la convinzione di trovarci in prossimità di un importante minimo di ciclo. Solo una rottura decisa e prolungata sotto i 3.900 dollari potrebbe convalidare l’obiettivo ribassista più aggressivo, fissato a 3.500 dollari, uno scenario che tuttavia consideriamo ancora poco probabile.

Dollaro USA: il livello chiave da monitorare

Il dollaro ha subito una flessione marcata dopo la pubblicazione del report sul CPI, più debole delle attese, tornando a testare il supporto in area 100,50.

In condizioni normali, un simile indebolimento della valuta statunitense avrebbe dovuto proiettare l’oro comodamente sopra i 4.100 dollari. Il fatto che ciò non sia avvenuto rappresenta un chiaro segnale d’allarme.

Perché i metalli preziosi tornino a esprimere slancio rialzista, sarà probabilmente necessaria una rottura sostenuta del dollaro al di sotto del minimo di 100,35. Al contrario, un superamento consolidato della trendline di breve periodo a quota 101,20 potrebbe accentuare la pressione ribassista sull’intero comparto.

Oro: la linea di demarcazione a 3.900 dollari

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L’oro ha segnato un nuovo minimo di chiusura mentre ci avviciniamo alla fine della finestra temporale prevista per il minimo di ciclo. Il dato sull’inflazione inferiore alle attese e la conseguente debolezza del dollaro avrebbero dovuto essere sufficienti a spingere le quotazioni ben oltre i 4.100 dollari.

Il mancato movimento suggerisce che l’attuale debolezza sia riconducibile principalmente alle tensioni geopolitiche con l’Iran, più che a fattori strettamente macroeconomici.

Il livello critico

Il livello di 3.900 dollari rimane la linea di demarcazione fondamentale. Servirebbe una rottura sostenuta, protratta per più di tre giorni sotto tale soglia, per attivare l’obiettivo ribassista alternativo compreso tra 3.500 e 3.600 dollari. Fino ad allora, continuiamo a monitorare i segnali di formazione di un minimo significativo.

Argento: sotto pressione verso la zona obiettivo

L’argento ha registrato nuovi minimi mentre si avvicina al margine inferiore della propria zona obiettivo. Una rottura decisa sotto i 54,00 dollari potrebbe innescare un ritorno verso quota 50,00 dollari.

Qualora l’oro dovesse confermare il proprio target ribassista tra 3.500 e 3.600 dollari, l’argento potrebbe scivolare temporaneamente verso i 45,00 dollari nello scenario peggiore.

La prospettiva mensile

Se l’argento non riuscisse a mantenere il supporto in area 54,00 dollari, si esporrebbe al rischio di un nuovo test della zona di breakout attorno a 49,50 dollari. Interpreterei tale livello come un punto d’ingresso estremamente interessante in ottica di lungo periodo.

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Sarei molto sorpreso se le quotazioni rimanessero sotto i 50,00 dollari per più di qualche giorno o, al massimo, un paio di settimane.

Platino: la maggiore resilienza del comparto

Il platino continua a mostrare una tenuta migliore rispetto sia all’oro sia all’argento. Una serie di chiusure progressive sopra i 1.700 dollari fornirebbe una prova costruttiva della formazione di un minimo significativo.

In caso di ulteriore debolezza, il supporto principale rimane collocato in prossimità dei 1.500 dollari.

ETF e società minerarie: segnali di esaurimento del ribasso

GDX

Il comparto dei titoli minerari ha toccato nuovi minimi, chiudendo al di sotto del margine inferiore della zona obiettivo. Il prossimo supporto rilevante si colloca in prossimità dei 68,00 dollari.

Nel frattempo, il MACD continua a mostrare una divergenza positiva, un elemento che indica come il rischio di ulteriori ribassi stia diventando progressivamente limitato e che avvalora la tesi secondo cui questa correzione pluriennale si stia avvicinando alla conclusione.

GDXJ

Anche le società minerarie a piccola capitalizzazione (junior) hanno registrato nuovi minimi e si stanno avvicinando al margine inferiore della zona obiettivo ideale. Il supporto finale è individuabile intorno agli 85,00 dollari in caso di approfondimento del ribasso. Al momento, resto in attesa di una candela di inversione come conferma della formazione di un minimo significativo.

SILJ

Le junior legate all’argento stanno trattando all’interno della zona obiettivo, avvicinandosi tuttavia al termine della finestra temporale attesa per il minimo di ciclo. In caso di ulteriore debolezza, il prossimo e ultimo supporto rilevante si colloca in area 21,00 dollari.

Correzione al 95%: cosa aspettarsi ora

Il dato sul CPI in contrazione dello 0,4% e il dollaro più debole avrebbero dovuto essere sufficienti a sostenere l’oro, rafforzando la tesi di un minimo di metà anno già raggiunto. Il fatto che ciò non sia accaduto segnala che altre forze ribassiste rimangono attive e potrebbero spingere i prezzi più in basso prima che si formi un minimo definitivo.

Nel complesso, continuo a ritenere che la correzione iniziata a gennaio sia completa al 95% circa e che ci stiamo avvicinando a un minimo importante. Tuttavia, se l’oro non riuscirà a mantenere quota 3.900 dollari, dovrò riconoscere la possibilità di una discesa più profonda verso i 3.500 dollari. In tale scenario, l’argento potrebbe cedere temporaneamente fino a circa 45,00 dollari.

La visione strutturale: un bull market fino al 2030

Il quadro di lungo periodo rimane invariato. Interpreto l’attuale correzione come una semplice pausa all’interno di un bull market pluriennale, destinato a estendersi fino al 2030.

Secondo questa prospettiva, l’oro potrebbe superare la soglia dei 10.000 dollari, mentre l’argento potrebbe spingersi oltre i 300 dollari. Nel breve termine, tuttavia, il sentiment ribassista sembra aver raggiunto un estremo, il che suggerisce che siamo probabilmente più vicini a un minimo di quanto la maggior parte degli investitori possa immaginare.

AG Thorson è un analista CMT certificato ed esperto di analisi tecnica.