Doppia pressione sui mercati: escalation geopolitica e vendite sul settore tecnologico

Alla vigilia del weekend, due fattori principali stanno alimentando un diffuso atteggiamento di risk-off tra gli operatori. Il primo è l’escalation della guerra in Medio Oriente, per la quale non si intravede alcuna via d’uscita nel breve termine. Il secondo è il pesante ribasso dei titoli tecnologici, che si sta propagando ai mercati azionari globali: numerose piazze dell’Asia-Pacifico hanno registrato perdite marcate in giornata e il Nasdaq si appresta ad aprire nettamente al ribasso.

In questo contesto, il dollaro USA mostra un andamento contrastato ma prevalentemente sostenuto, con buone probabilità di chiudere la settimana in territorio positivo grazie alla domanda di beni rifugio.

Il quadro delle valute G10

Euro

La moneta unica ha imboccato una tendenza ribassista durante la sessione nordamericana, mentre il biglietto verde beneficiava del suo status di safe haven dopo le indiscrezioni secondo cui l’Iran avrebbe esortato gli Houthi a chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb, qualora gli Stati Uniti colpissero la rete elettrica iraniana. Significativamente, il dollaro ha reagito a queste notizie più del petrolio stesso.

Dopo aver toccato quasi 1,1485 dollari mercoledì, l’euro è ripiegato verso 1,1430. Oggi si è mantenuto sopra tale livello, senza però riuscire a superare in modo deciso 1,1450. La chiusura della scorsa settimana era avvenuta intorno a 1,1415.

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Yen giapponese

Lo yen è scivolato ieri su un minimo settimanale. Su base intraday il dollaro ha sfiorato la media mobile a 20 giorni, senza però chiudere al di sotto di essa dalla metà di maggio. Oggi la coppia si attesta poco sopra quota 162,00, con oscillazioni comprese tra 162,15 e 162,50. Ieri il dollaro aveva raggiunto 162,55, a un passo dal massimo quarantennale registrato il 1° luglio (circa 162,85).

Le nuove minacce del ministro delle Finanze giapponese, che ha promesso “azioni decise” se necessario, non hanno smosso il mercato. La volatilità storica dello yen nelle ultime due settimane si aggira intorno al 4,4%, un valore contenuto sia in termini relativi rispetto alle altre valute G10 sia in termini assoluti per lo stesso yen.

Sterlina britannica

Il rafforzamento generalizzato del dollaro e la mancata conferma sul nome del futuro Cancelliere dello Scacchiere hanno spinto la sterlina a restituire circa metà del rialzo di mercoledì. La valuta è ripiegata da quasi 1,3560 dollari — il massimo dal 12 maggio — fino a 1,3460, per poi scendere oggi verso 1,3435.

L’area di 1,34 dollari potrebbe offrire un solido supporto tecnico, coincidendo con il ritracciamento del 38,2% del rialzo iniziato a fine giugno (quando la sterlina toccò circa 1,3140) e con la media mobile a 200 giorni. Da segnalare che, con il Regno Unito destinato ad avere un nuovo primo ministro da lunedì, la prospettiva di un Cancelliere favorevole ai mercati ha innescato un rally dei Gilt.

Dollaro canadese e dollaro australiano

Il dollaro canadese ha inizialmente toccato ieri il livello migliore da metà giugno, senza però riuscire a mantenere lo slancio a fronte del clima di risk-off e del leggero allargamento del premio sul biennale statunitense. Il biglietto verde ha recuperato da 1,4010 a quasi 1,4060 dollari canadesi, consolidando ora tra 1,4025 e 1,4050.

Il dollaro australiano, dopo aver raggiunto giovedì circa 0,7020 (massimo dal 22 giugno), è scivolato oggi su un minimo di tre giorni intorno a 0,6965. La chiusura settimanale precedente era stata vicina a 0,6955.

Mercati emergenti sotto tensione

America Latina

Il dollaro ha recuperato da 17,3575 pesos messicani (minimo di mercoledì) fino a 17,46. Il calo del peso messicano, pari a circa lo 0,3%, è stato tra i più contenuti dell’area. In Sud America, solo il peso argentino è salito, mentre il peso cileno ha ceduto lo 0,1%.

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Il real brasiliano ha subito le pressioni maggiori (-0,6%), penalizzato dalle notizie del vantaggio di Lula nei sondaggi e dall’innalzamento al 25% dei dazi statunitensi sulla maggior parte delle importazioni brasiliane (in vigore dalla prossima settimana). Il dollaro ha aperto in gap rialzista, riportandosi sopra quota 5,10 real.

Asia

Contro lo yuan offshore, il dollaro si è mostrato oggi più forte, superando la media mobile a cinque giorni (circa 6,7760) e spingendosi oltre 6,78, con la prossima area grafica individuabile a 6,79. Il fixing ufficiale è stato portato oggi a 6,7934 yuan, dopo il minimo triennale di 6,7909 registrato ieri.

Nei confronti della rupia indiana, il dollaro ha segnato un nuovo massimo settimanale intorno a 96,4065. Il governatore della banca centrale ha sottolineato i rischi inflazionistici legati alla guerra in Medio Oriente e alla prospettiva di una stagione monsonica debole. Nonostante ciò, le azioni indiane figurano oggi tra le più performanti a livello globale, con i principali indici in rialzo di oltre l’1%.

Azionario, obbligazionario e materie prime

Mercati azionari in profondo rosso

Le perdite di ieri a Wall Street, le indiscrezioni su una nuova intelligenza artificiale cinese e la rotazione fuori dai titoli dei semiconduttori hanno provocato oggi ribassi consistenti. Il Nikkei 225 ha perso il 4%, mentre gli indici principali di Taiwan e Corea del Sud hanno ceduto oltre il 6,25%. Il CSI 300 cinese ha lasciato sul terreno il 3,6%.

In Europa, lo Stoxx 600 interrompe una serie positiva di tre sedute con un calo dello 0,8% in mattinata. I futures sugli indici americani sono negativi, con il Nasdaq in flessione di circa l’1,75% e l’S&P 500 in ribasso di quasi l’1%.

Titoli di Stato

I rendimenti dei titoli decennali di riferimento sono in leggero calo. Il rendimento del JGB giapponese scende di quasi due punti base al 2,68%, mentre in Europa prevalgono i ribassi, guidati dal calo di quasi tre punti base del Gilt britannico, sostenuto dalle speculazioni sulla nomina di Mahmood alla guida del Tesoro. Il rendimento del Treasury decennale statunitense cede tre punti base, attestandosi a quasi il 4,52%, in calo di circa 10 punti base sulla settimana.

Metalli preziosi e petrolio

L’oro è stato venduto ieri fino a un nuovo minimo settimanale, poco sotto i 3.970 dollari, per poi tornare oggi in prossimità dell’area 4.000. La perdita settimanale di circa il 3% è la più ampia da inizio giugno, con il metallo giallo in calo in sei delle ultime sette settimane.

L’argento è crollato ieri su un nuovo minimo annuale intorno a 55,40 dollari, per poi scendere oggi fino a quasi 54,75. La chiusura settimanale precedente era stata vicina a 59,85. Il WTI continua a muoversi entro il range di martedì (77,85-81,25 dollari), scambiando con tono sostenuto vicino a 80,70 in tarda mattinata europea.

L’agenda macroeconomica della giornata

Stati Uniti

Il calendario economico americano è particolarmente fitto. I prezzi all’import e all’export di giugno mostrano un raffreddamento legato al calo dei prezzi energetici, sebbene i prezzi all’import esclusi i beni petroliferi siano probabilmente aumentati. L’attenzione si concentrerà però sui nuovi cantieri residenziali di giugno: dopo il tonfo del 15,4% di maggio, è atteso un netto rimbalzo.

Sono inoltre attesi i dati su produzione industriale e output manifatturiero di giugno, entrambi previsti in aumento, e la lettura preliminare di luglio dell’indice di fiducia dell’Università del Michigan. Il sentiment dovrebbe essere migliorato per il secondo mese consecutivo, sebbene la rilevazione preceda la nuova escalation del conflitto mediorientale.

Canada ed Eurozona

Il Canada pubblica oggi i flussi di portafoglio di maggio. La domanda estera di azioni e obbligazioni canadesi è cresciuta in modo marcato nei primi quattro mesi dell’anno: gli investitori stranieri hanno accumulato circa 104 miliardi di dollari canadesi di attività finanziarie, contro vendite nette per circa 17,3 miliardi nello stesso periodo del 2025.

Nell’Eurozona, il surplus delle partite correnti di maggio è migliorato a 25,1 miliardi di euro, dai 17,5 miliardi rivisti di aprile. Nel periodo gennaio-maggio il surplus si è attestato a circa 120,55 miliardi di euro, in crescita rispetto agli 111,5 miliardi dell’anno precedente. La BCE prevede tuttavia un restringimento del surplus all’1,3% del PIL quest’anno, dall’1,7% del 2025.