La persistente debolezza nelle assunzioni del settore privato e nella crescita salariale rafforza la nostra previsione: la Bank of England manterrà i tassi invariati nel corso di quest’anno, a meno di un deterioramento significativo sul fronte energetico.
Un quadro occupazionale a due velocità
Ciò che colpisce maggiormente degli ultimi dati sul mercato del lavoro nel Regno Unito è quanto la situazione differisca da un settore all’altro. Nel complesso, il contesto appare stabile: il tasso di disoccupazione resta invariato al 4,9%, l’occupazione a libro paga è sostanzialmente ferma e il numero di posti vacanti sta trovando un punto di equilibrio.
Tuttavia, come è accaduto lungo tutto quest’anno, il settore pubblico continua a sovraperformare rispetto a quello privato. I dati sull’occupazione statale segnano un incremento dello 0,7% da inizio anno, mentre il settore privato registra un calo dello 0,5%, con un’ulteriore flessione nel mese di giugno.
La sofferenza dei servizi al consumo
Questa debolezza è particolarmente concentrata nei servizi rivolti ai consumatori – ospitalità, commercio al dettaglio e intrattenimento – dove l’occupazione sta scendendo a ritmi vicini al 3% su base annualizzata, con un trend di contrazione che non mostra segnali di rallentamento.
Riteniamo che questa dinamica sia la conseguenza di due fattori principali:
- Gli aumenti dei contributi assicurativi nazionali (National Insurance) e del salario minimo introdotti lo scorso anno;
- Il fatto che alcuni di questi comparti apparissero sovradimensionati in termini di personale, con una produttività modesta, dopo l’estrema tensione del mercato del lavoro seguita alla pandemia da Covid-19.
Un mercato del lavoro caratterizzato da bassa mobilità
È importante non sopravvalutare questa debolezza. Si tratta più di un fenomeno di attrito graduale che di una crisi vera e propria: i numeri relativi ai licenziamenti restano infatti relativamente contenuti. Il quadro è quello di un mercato caratterizzato da poche assunzioni e pochi licenziamenti (low hire, low fire), una dinamica che ha però avuto un impatto evidente sulla crescita salariale.
La divergenza salariale tra pubblico e privato
Anche in questo ambito la differenza tra i due settori è marcata:
- Nel settore pubblico le retribuzioni crescono a un ritmo superiore al 5% annuo;
- Nel settore privato la crescita salariale è invece scesa sotto il 3%.
Quest’ultimo dato è particolarmente significativo: appena 18 mesi fa la crescita salariale nel privato si attestava al 6%. Il valore attuale si colloca al di sotto della soglia che la Bank of England considera coerente con il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione al 2% nel medio periodo.
Le implicazioni per la politica monetaria
Questo è uno degli elementi chiave alla base della nostra previsione secondo cui la Bank of England manterrà i tassi di interesse invariati per il resto dell’anno, salvo un peggioramento sostanziale sul mercato dell’energia.
Proprio come osservato in occasione del rialzo dell’inflazione headline registrato un anno fa, un mercato del lavoro più debole dovrebbe attenuare il rischio di effetti di secondo impatto (second-round effects) e di una fase prolungata di pressioni sui prezzi. La moderazione salariale rappresenta infatti un fattore fondamentale per garantire che eventuali shock inflazionistici non si trasferiscano in modo persistente sull’economia reale.
