Il lidar cinese al centro della corsa all’intelligenza artificiale fisica
Robot nelle fabbriche, veicoli a guida autonoma sulla Las Vegas Strip e persino cani robotici. Sono tutte espressioni di quella che viene definita intelligenza artificiale fisica, un ecosistema tecnologico che dipende in modo cruciale da sensori ad alta tecnologia e a basso costo: il lidar, il componente che consente a queste macchine di “vedere” e mappare l’ambiente circostante.
Al cuore di questa rivoluzione c’è Hesai Technology, produttore di lidar con sede a Shanghai, inserito nel 2024 nella lista nera del Dipartimento della Difesa statunitense come minaccia alla sicurezza nazionale e classificato come entità militare cinese. La blacklist impedisce a Hesai e alle altre 187 società e controllate presenti nell’elenco di ottenere contratti con il Pentagono, ma non rende illegale l’uso dei loro prodotti in applicazioni civili. In altre parole, le aziende americane possono continuare a utilizzare la tecnologia Hesai senza violare alcuna norma.
La difesa dell’azienda
Secondo funzionari governativi ed esperti di sicurezza, l’impiego di lidar cinesi potrebbe esporre queste nuove infrastrutture critiche a minacce cyber di grave portata, trasformandosi in una potenziale “porta di servizio” per l’accesso di Pechino a dati sensibili raccolti dai sensori.
David Li, cofondatore e amministratore delegato di Hesai, respinge con decisione questa ricostruzione. «Nel caso del Dipartimento della Difesa non ritengo esistano prove sufficienti, e non è logico», ha dichiarato. «Siamo frustrati da questa situazione». Nella sua prima intervista estesa sull’inserimento nella lista nera, Li ha difeso l’azienda dalle accuse di rappresentare un rischio per la sicurezza nazionale o di poter essere utilizzata dal governo cinese per la raccolta di dati.
Il legame strategico con Nvidia
Nonostante la blacklist federale, la presenza di Hesai continua a espandersi. Grazie a una partnership ampliata con Nvidia, i sensori Hesai figurano tra le opzioni che le case automobilistiche possono integrare nelle piattaforme per veicoli autonomi del colosso dei chip, tecnologia su cui l’azienda punta per guidare la rivoluzione della guida autonoma.
«La nostra visione è che un giorno ogni singola automobile e ogni singolo camion saranno autonomi. Stiamo lavorando verso quel futuro», ha affermato l’AD di Nvidia Jensen Huang durante il keynote al Consumer Electronics Show di gennaio, in occasione dell’annuncio della partnership.
Huang ha più volte indicato la robotica – che include le auto a guida autonoma – come la seconda area di crescita più importante per Nvidia dopo l’intelligenza artificiale. Nell’ultimo bilancio annuale, la società ha riportato per l’anno fiscale 2026 ricavi nel settore automotive in aumento del 39% rispetto all’anno precedente, trainati dall’adozione delle piattaforme per la guida autonoma.
Una rete di clienti in forte espansione
Hesai è oggi uno dei fornitori dominanti nell’ecosistema globale della tecnologia autonoma. I suoi sensori sono integrati in numerosi sistemi oltre a quelli di Nvidia, tra cui:
- Zoox, la società di robotaxi di Amazon;
- aziende di trasporto autonomo su gomma come Waabi e Kodiak;
- la società di tecnologia per veicoli autonomi Nuro;
- l’azienda di automazione agricola Agtonomy.
I sensori si trovano anche all’aeroporto internazionale John F. Kennedy di New York, dove monitorano i flussi di passeggeri e veicoli ai checkpoint di sicurezza e agli ingressi dei gate, e persino nei tosaerba autonomi.
Il rischio di “trasformare in arma” i sensori lidar
Non tutti sono convinti che questi sensori raccoglitori di dati debbano essere integrati nei sistemi autonomi statunitensi. Craig Singleton, senior director del China Program presso la Foundation for Defense of Democracies – think tank conservatore di Washington noto per le posizioni critiche verso Pechino – ha concluso nelle sue ricerche che i sensori di fabbricazione cinese operanti nei sistemi americani comportano rischi di sicurezza, tra cui la possibilità che consentano a Pechino di «accedere a dati sensibili degli Stati Uniti o interrompere operazioni critiche».
Come funziona la tecnologia lidar
Il termine lidar è l’acronimo di “light detection and ranging” (rilevamento e misurazione tramite luce). Il sensore emette impulsi laser e misura il tempo impiegato dalla luce per rimbalzare su un oggetto e tornare indietro. Migliaia di queste misurazioni vengono combinate per creare una “nuvola di punti”, ossia una mappa tridimensionale che permette alle macchine autonome di percepire e navigare l’ambiente.
Secondo Singleton, con la crescente diffusione dei lidar cinesi negli Stati Uniti, questi sensori si avvicineranno sempre più a nodi difensivi, reti di servizi essenziali e aeroporti. «Quei dati sono così sensibili e precisi che potrebbero essere trasformati in un’arma da una potenza straniera ostile, qualora volesse colpire le nostre infrastrutture», ha avvertito.
Il nodo del controllo governativo cinese
Gli interrogativi su dove e come vengano impiegati i sensori cinesi si intrecciano con preoccupazioni più ampie riguardo alla supervisione esercitata dal governo di Pechino sulle imprese nazionali.
La SEC, l’autorità di vigilanza sui mercati statunitense, impone a tutte le società con sede in Cina di dichiarare «il rischio di intervento o controllo da parte del governo cinese». Nei propri documenti depositati presso la SEC, Hesai ha ammesso che il governo cinese esercita una «significativa supervisione nella regolamentazione delle nostre operazioni e può influenzare o intervenire nelle nostre attività in qualsiasi momento».
Per Singleton, questo significa che Hesai può essere obbligata a condividere con Pechino i dati raccolti dai suoi sensori: «Che vogliano o meno trasmettere quelle informazioni non è una questione di scelta: è imposto dalla legge».
Li ha replicato che i sensori dell’azienda non conservano dati, poiché privi di capacità di memoria, e che sono i partner di Hesai a essere responsabili della sicurezza delle informazioni raccolte, senza alcun controllo da parte del produttore. Ha inoltre respinto l’ipotesi che il governo cinese possa accedere ai dati tramite l’azienda.
Il precedente “rip and replace”
Le aziende americane hanno già in passato adottato tecnologia cinese a basso costo – anche proveniente da entità inserite in liste nere – salvo poi spendere miliardi per sostituirla dopo l’emergere di preoccupazioni per la sicurezza nazionale.
Il caso più emblematico è quello di Huawei: inserito nella blacklist del Pentagono nel 2021, il gigante delle telecomunicazioni fu poi oggetto di un’operazione di “rip and replace” imposta dalla Federal Communications Commission (FCC), che a partire da luglio 2021 costrinse le aziende statunitensi a rimuovere i suoi prodotti dalle reti. Huawei impugnò sia l’esclusione dai contratti federali sia la designazione come minaccia alla sicurezza nazionale, perdendo entrambe le cause.
DJI e TP-Link: altri precedenti
Situazioni analoghe hanno riguardato altri colossi cinesi. DJI, con sede a Shenzhen e primo produttore mondiale di droni, è finito nella blacklist del Pentagono nel 2022 per i suoi legami con il governo cinese; nel 2024 ha citato in giudizio il Dipartimento della Difesa per essere rimosso dall’elenco, ma un giudice federale ha stabilito l’esistenza di «prove sostanziali» che l’azienda contribuisce alla base industriale della difesa cinese. DJI ha presentato appello.
A differenza di Hesai, che resta libera di vendere commercialmente i propri lidar negli Stati Uniti, una separata decisione della FCC ha vietato a DJI di vendere nuovi prodotti ai consumatori americani, pur consentendo l’utilizzo dei modelli esistenti. Anche TP-Link, produttore di router Wi-Fi aggiunto alla lista nel 2025, è stato interdetto dalla vendita di nuovi modelli dopo che la FCC ha giudicato i router di fabbricazione estera «un rischio inaccettabile per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti».
Dentro un attacco lidar simulato
Le preoccupazioni sulla sicurezza hanno stimolato ricerche accademiche sui rischi potenziali di questi dispositivi. Miroslav Pajic, professore alla Duke University e studioso delle vulnerabilità dei lidar, sostiene che «è facile falsificare fisicamente il segnale di un lidar».
Secondo Pajic, qualsiasi sensore può essere compromesso tramite malware inserito in fabbrica durante la produzione o attraverso aggiornamenti firmware. Il malware è difficile da individuare, poiché i produttori di veicoli non hanno accesso al codice sorgente proprietario dei fabbricanti di lidar, e può restare dormiente fino all’attivazione.
Il fantasma nella nuvola di punti
Nel suo laboratorio, Pajic ha dimostrato un simile attacco. Su un monitor che mostrava la nuvola di punti generata da un sensore, la stanza appariva mappata correttamente in tempo reale. Ma una volta attivato il malware nascosto nel dispositivo, nella scansione è comparsa una persona inesistente, un oggetto fantasma creato interamente manipolando i dati del sensore. Il laboratorio ha inoltre condotto dimostrazioni con l’effetto opposto: la rimozione di oggetti reali dalla visione del sensore. In tale scenario, un sistema autonomo potrebbe non rilevare un pedone, un veicolo o un ostacolo fisicamente presente.
Interpellato sulla simulazione, Li ha replicato che un sistema può essere progettato in laboratorio per risultare vulnerabile.
Il caso dell’anno bisestile
Il rischio di malfunzionamento, tuttavia, non è soltanto teorico. Michael Robbins, AD dell’Association for Uncrewed Vehicle Systems International, ha ricordato che nel 2024 Hesai rilasciò un aggiornamento firmware a tutti i suoi sensori. Il codice non teneva conto del fatto che il 2024 fosse un anno bisestile e, il 29 febbraio, tutti i lidar Hesai smisero di funzionare.
«In quel caso fu un errore, ma la stessa cosa potrebbe essere fatta intenzionalmente: ogni lidar in uso negli Stati Uniti potrebbe essere spento o utilizzato contro di noi in modo malevolo», ha avvertito Robbins.
Li ha attribuito l’incidente a un bug di programmazione trascurato nel firmware – non a malware – sottolineando che Hesai pubblica tutto il proprio firmware come codice open source, così da renderlo analizzabile pubblicamente. In una dichiarazione, l’azienda ha precisato che il problema fu risolto entro 24 ore. Li ha inoltre ricordato che i sistemi autonomi integrano altri sensori, come telecamere e radar, capaci di compensare eventuali guasti del lidar. I sensori Hesai hanno inoltre superato gli standard fissati da Tüv Rheinland e Dekra, enti indipendenti specializzati in test di prodotto, validazione della sicurezza e valutazioni di cybersicurezza.
Le risposte dei partner americani
Hesai, quotata sia al Nasdaq sia alla Borsa di Hong Kong, è tra i maggiori produttori mondiali di lidar e detiene un terzo del mercato globale del lidar automobilistico. Un settore dalle prospettive enormi: secondo McKinsey & Company, il potenziale di mercato della guida autonoma raggiungerà tra i 300 e i 400 miliardi di dollari entro il 2035.
Interpellata da CNBC, Nvidia non ha risposto alle domande specifiche, limitandosi a una dichiarazione: «Le case automobilistiche di tutto il mondo richiedono un’architettura di riferimento aperta e neutrale rispetto ai fornitori, per poter selezionare i componenti migliori. La nostra architettura NVIDIA DRIVE Hyperion offre questa flessibilità, garantendo che l’industria americana competa a livello globale nel rispetto di tutti i requisiti normativi e commerciali».
Kodiak ha dichiarato che la propria tecnologia è progettata «in modo che Hesai non abbia accesso ai dati dei suoi sensori né ad alcun dato prodotto dal sistema autonomo di Kodiak». Waabi ha spiegato di adottare «rigorosi protocolli di sicurezza dei dati» e di verificare accuratamente tutto l’hardware di terze parti. Agtonomy, Nuro e Zoox non hanno risposto alle richieste di commento.
Alta tecnologia a costi bassissimi
L’espansione di Hesai è stata trainata in larga parte dal prezzo. L’azienda ha ridotto il costo delle proprie unità lidar da oltre 10.000 dollari ciascuna a meno di 200 dollari. Per confronto, il produttore statunitense Aeva ha dichiarato che i suoi sensori automobilistici costano «alcune centinaia di dollari» l’uno.
Un rapporto 2025 sul lidar automobilistico dello Yole Group evidenzia come le aziende cinesi come Hesai stiano «dominando grazie a costi, scala e sostegno governativo», mentre gli operatori occidentali «affrontano costi più elevati e un’adozione più lenta».
La questione dei sussidi statali
I critici sostengono che i prezzi così bassi siano possibili solo grazie all’assistenza del governo cinese. «Le aziende cinesi di lidar hanno beneficiato di enormi sussidi statali sleali che hanno permesso loro di scalare la produzione e controllare il mercato», ha affermato Singleton.
Li ha negato di ricevere sostegno statale, definendo l’accusa «priva di prove». Tuttavia, il bilancio 2025 depositato da Hesai presso la


