Germania: la ripresa economica frenata dallo shock energetico

La prima economia d’Europa era pronta a voltare pagina dopo anni di stagnazione. Tuttavia, l’impennata dei costi energetici innescata dal conflitto in Medio Oriente sta compromettendo la ripartenza tedesca, costringendo il governo federale a dimezzare le previsioni di crescita e riportando in superficie le fragilità strutturali del modello industriale di Berlino.

Il pacchetto di stimolo fiscale, considerato il perno della strategia di rilancio, è ora sotto i riflettori mentre l’esecutivo tedesco cerca di attutire l’impatto delle bollette in aumento su imprese e famiglie.

Un rimbalzo interrotto sul nascere

Prima dell’escalation bellica, l’economia tedesca mostrava segnali incoraggianti: ordini industriali in aumento, riduzione delle scorte e miglioramento del sentiment, grazie soprattutto alla spesa pubblica in difesa e infrastrutture.

Secondo Carsten Brzeski, global head of macro research di ING, i rincari energetici e i rischi sulle catene di approvvigionamento stanno “rovinando la festa della crescita tedesca ancora prima che cominciasse”.

Le nuove stime ufficiali: crescita dimezzata

Il Ministero federale dell’Economia e dell’Energia ha rivisto al ribasso le previsioni per il 2026, portando la stima di crescita del PIL dall’1% allo 0,5%. Anche l’outlook per il 2027 è stato tagliato dall’1,3% allo 0,9%.

Pressioni inflazionistiche in aumento

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L’inflazione è ora attesa al 2,7% nel 2026 e al 2,8% nel 2027, valori decisamente al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea. Brzeski ha sottolineato come la produzione industriale fosse già in affanno prima del conflitto, con un calo dello 0,3% mese su mese a febbraio e una variazione annua sostanzialmente piatta.

Il crollo della fiducia delle imprese

I principali indicatori congiunturali confermano il peggioramento del clima economico:

Indice Ifo ai minimi dalla pandemia

Il business climate index dell’Ifo Institute è sceso ad aprile a 84,4 punti, dal precedente 86,3 di marzo, toccando il livello più basso dal maggio 2020, nelle prime fasi della pandemia Covid-19. La componente sulla situazione attuale è scivolata da 86,7 a 85,4, mentre le aspettative future sono crollate da 85,9 a 83,3.

Indicatore ZEW in caduta libera

L’indicatore ZEW sulla fiducia economica è crollato di 16 punti attestandosi a -17,2 ad aprile, il valore più basso da dicembre 2022. Il tracker ZEW è precipitato da +58,3 di febbraio a -0,5 a marzo, indicando un pessimismo in rapida espansione sulle prospettive economiche del Paese.

“Quello che stiamo osservando è un’economia tedesca colpita duramente dalla crisi iraniana”, ha dichiarato a CNBC Clemens Fuest, presidente dell’Ifo. “Le aziende ci segnalano che si prospettano difficoltà”.

La dipendenza energetica tedesca nel mirino

La Germania resta uno dei maggiori importatori netti di energia in Europa. Secondo le analisi di ING, circa il 6% dell’approvvigionamento energetico proviene dal Medio Oriente, mentre le industrie ad alta intensità energetica, che occupano quasi un milione di persone, rappresentano circa il 17% del valore aggiunto lordo industriale.

Lo shock petrolifero

I prezzi del Brent hanno registrato un’impennata di quasi il 73% da inizio anno, penalizzando sia le imprese energivore sia il potere d’acquisto dei consumatori. Per contenere l’impatto, il governo di coalizione ha approvato all’inizio del mese una misura di sgravio fiscale su benzina e diesel della durata di due mesi, per un valore di circa 1,6 miliardi di euro (1,87 miliardi di dollari).

Katherina Reiche, ministra federale per l’Economia e l’Energia, ha dichiarato che il governo ha agito “rapidamente e con decisione per alleggerire l’onere” dei costi del carburante in aumento.

Una lezione strutturale

Brzeski ha osservato che il conflitto ha messo in luce la fragilità del sistema energetico tedesco. “È un altro doloroso promemoria del fatto che spostare semplicemente le dipendenze dalla Russia al Medio Oriente non rappresenta una soluzione strutturale”, ha dichiarato in una mail a CNBC.

Gli effetti a catena sulle filiere produttive

Non solo petrolio e gas: secondo Fuest, le interruzioni coinvolgono anche prodotti intermedi per l’industria chimica e delle costruzioni, con il rischio concreto di colli di bottiglia che potrebbero bloccare segmenti significativi della produzione nazionale.

Il pacchetto fiscale come argine alla recessione

Gli operatori di mercato avevano riposto grandi aspettative nel maxi-pacchetto di stimolo fiscale tedesco, che include un fondo d’investimento infrastrutturale da 500 miliardi di euro destinato a trasporti, digitale ed energia, oltre a un incremento della spesa per la difesa che supera il limite storico dell’1% del PIL.

Un sostegno ancora più necessario

Fuest ha affermato che l’espansione fiscale rimane un fattore di supporto e risulta “ora ancora più benvenuta”. “Senza questa spinta, l’economia tedesca si starebbe contraendo”, ha sottolineato, indicando la difesa come uno dei settori in crescita grazie all’aumento degli ordini in entrata.

L’analisi di Goldman Sachs

Niklas Garnadt, economista di Goldman Sachs specializzato sulla Germania, ritiene che il taglio delle stime di crescita non impatti in modo significativo sull’esecuzione del pacchetto fiscale. “Nel nostro scenario di base sui prezzi energetici, ci attendiamo misure fiscali pari a circa lo 0,1% del PIL — tra i 4 e i 5 miliardi di euro — destinate ad affrontare i maggiori costi energetici quest’anno e il prossimo. Tuttavia, tali misure non dovrebbero sostituire la spesa del pacchetto fiscale”, ha precisato Garnadt a CNBC.

L’economista non si attende misure sostanziali aggiuntive oltre a quelle già annunciate: lo sgravio fiscale sui carburanti da 1,6 miliardi e i benefici fiscali sui bonus inflazione una tantum, del valore di circa 3 miliardi di euro. “Ci aspettiamo anzi una spesa più robusta nella seconda metà dell’anno, in linea con i pattern storici e con la progressiva accelerazione degli investimenti in infrastrutture e difesa”, ha aggiunto.

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Riforme strutturali: la sfida rinviata

La ministra Reiche ha ammesso che lo sgravio sui carburanti e le altre misure non risolveranno le cause profonde della debole crescita tedesca. “Abbiamo bisogno di un’economia in crescita e competitiva, oltre a riforme strutturali di ampia portata”, ha dichiarato mercoledì nell’annunciare la revisione al ribasso delle previsioni. “Le nostre imprese hanno bisogno di tornare a respirare”.

Strategia energetica: la priorità dimenticata

Brzeski ha evidenziato come l’emergenza energetica stia distogliendo l’attenzione del governo dalle riforme strutturali urgenti, concentrandola invece su interventi di breve termine — una strategia definita “poco promettente”.

“La Germania ha urgentemente bisogno di una strategia energetica migliore e più determinata, che garantisca maggiore autonomia e prezzi competitivi”, ha aggiunto. “Che si tratti di puntare tutto sulle rinnovabili o ripensare il nucleare, non importa. Ciò che conta è che il governo arrivi finalmente a definire una strategia di lungo periodo”.

Implicazioni per gli investitori

Per chi opera sui mercati finanziari, la situazione tedesca offre diversi spunti di riflessione. Il DAX resta esposto alla volatilità dei prezzi energetici, mentre l’euro potrebbe risentire del deterioramento del differenziale di crescita rispetto ad altre economie sviluppate. Sul fronte obbligazionario, le pressioni inflazionistiche rinnovate potrebbero rallentare il ciclo di allentamento monetario della BCE, con ripercussioni sui Bund decennali e sugli spread periferici, inclusa la dinamica BTP-Bund monitorata con attenzione dagli investitori italiani.