Bank of England: tassi fermi ad aprile, ma i mercati scommettono sui rialzi
I mercati finanziari tornano a scontare la possibilità di due rialzi dei tassi di interesse da parte della Bank of England entro la fine del 2026. Una prospettiva che il Governatore Andrew Bailey non accoglie certamente con favore, ma che l’istituto centrale britannico difficilmente contrasterà in modo deciso nella riunione del 30 aprile, vista la persistente crisi in Medio Oriente.
Il contesto: due rialzi già prezzati dai mercati
La BoE si prepara a mantenere invariato il costo del denaro, ma la vera domanda è un’altra: spingerà contro le aspettative del mercato di due rialzi entro dicembre? La Banca è stata evidentemente colta di sorpresa dalla reazione seguita alla decisione di marzo, quando perfino i membri più accomodanti del Comitato hanno mostrato apertura verso un inasprimento monetario. Nei giorni successivi, Bailey aveva dichiarato a Reuters che gli investitori stavano “correndo troppo avanti”. Riteniamo che la sua opinione non sia sostanzialmente cambiata, ma dubitiamo che la Banca vorrà opporsi frontalmente alle attese del mercato nel meeting di giovedì.
Perché la BoE manterrà un approccio prudente
Il ruolo chiave dei prezzi energetici
Il pricing attuale non è più estremo come a fine marzo, principalmente perché i prezzi del petrolio sono scesi. La correlazione tra i costi energetici e gli swap rate a breve scadenza è rimasta piuttosto stretta dall’inizio della crisi. Tuttavia, il vero punto è che nessuno – tantomeno la Banca – può prevedere come evolverà la situazione geopolitica da qui a giugno. I prezzi dell’energia sono imprevedibili, e la BoE è consapevole che più a lungo durano le interruzioni nello Stretto di Hormuz, maggiore sarà la probabilità di effetti a catena imprevisti sulle supply chain globali.
Il gas naturale come fattore di rassicurazione
Un elemento significativo di conforto è che i prezzi del gas naturale sono rimasti notevolmente contenuti, tornando recentemente vicini ai livelli pre-conflitto. Per l’economia britannica, il gas naturale rappresenta una vulnerabilità persino maggiore del petrolio, considerato il suo ruolo nella determinazione dei prezzi dell’elettricità e delle bollette domestiche.
I dati macroeconomici: segnali contrastanti
Inflazione e aspettative dei consumatori
I dati ricevuti dalla riunione di marzo non hanno chiarito come l’economia stia rispondendo al conflitto. L’inflazione è in aumento, ma finora solo a causa dei prevedibili rincari dei carburanti per auto e del gasolio da riscaldamento. Anche le aspettative di inflazione dei consumatori sono cresciute, come atteso.
Il comportamento delle imprese
I segnali dal lato corporate sono più eterogenei: – I PMI indicano crescenti pressioni sui prezzi di output; – Il Decision Maker Panel della BoE non mostra un aumento eccessivo delle aspettative inflazionistiche; – La maggior parte degli intervistati prevede di aumentare i prezzi a causa del conflitto; – Elemento cruciale: le aspettative di crescita salariale restano invariate rispetto all’inizio della crisi. La crescita dei salari è il vero driver della persistenza inflazionistica di lungo termine. La BoE vorrà attendere i dati CPI di aprile – in pubblicazione a maggio – per comprendere quanto aggressivi siano stati gli aumenti dei prezzi all’inizio dell’anno finanziario. Considerando che gran parte dei prezzi nel settore dei servizi viene aggiornata una sola volta l’anno, questo dato sarà determinante per il profilo inflazionistico dei prossimi 12 mesi.
La probabile spaccatura del Comitato: voto 8-1
I dati recenti evidenziano che l’economia si trova in una posizione molto diversa rispetto al 2022, quando scoppiò la precedente crisi energetica: – L’occupazione continua a calare nei servizi al consumo; – La crescita salariale nel settore privato è scesa; – I livelli attuali sono compatibili con il target di inflazione nel medio termine, come affermato dalla stessa Banca a febbraio.
Il ritorno delle divisioni interne
Dopo la sorprendente unità mostrata il mese scorso, ci aspettiamo il ritorno delle tradizionali divisioni tra i membri del Comitato. Il framing si è naturalmente spostato da “tagliare o mantenere” a “mantenere o alzare”, ma i membri più dovish probabilmente sottolineeranno le differenze con il 2022 più di quanto fatto nella riunione precedente. Anche gli hawk alzeranno la voce. Prevediamo che almeno un funzionario – il Chief Economist Huw Pill – voterà per un rialzo. Anche Megan Greene e, meno probabilmente, Catherine Mann, potrebbero unirsi. Lo scenario più plausibile è dunque un voto 8-1 a favore del mantenimento dei tassi.
Il fattore politico e le previsioni per il 2026
I rischi provenienti da Downing Street
I segnali hawkish di marzo erano presumibilmente diretti anche ai parlamentari di Westminster, come avvertimento contro interventi fiscali impulsivi in risposta alla crisi energetica che potrebbero richiedere una politica monetaria più restrittiva. Finora il governo ha chiarito che qualsiasi supporto sarà mirato, e con i prezzi del gas naturale ai livelli attuali, l’incentivo a fare di più è limitato. Tuttavia, cresce il rischio di un cambio di leadership a Downing Street. I mercati temono che un nuovo Primo Ministro – e di conseguenza un nuovo Cancelliere dello Scacchiere – possa significare più indebitamento e regole fiscali più permissive.
Le previsioni di ING sui tassi BoE
La BoE manterrà probabilmente tutte le opzioni aperte nella prossima riunione: evitare qualsiasi mossa che possa alimentare ulteriormente le scommesse sui rialzi, senza però cercare attivamente di smorzarle. In definitiva, non riteniamo che la Banca d’Inghilterra alzerà i tassi nel 2026, non agli attuali livelli dei prezzi energetici. La nostra previsione è che il tasso resti al 3,75% ad aprile e giugno, e per il resto dell’anno. Il Bank Rate britannico continuerà quindi a muoversi in un corridoio di attesa, con il mercato valutario che dovrà monitorare attentamente ogni segnale proveniente da Threadneedle Street per orientarsi sul cable (GBP/USD) e sulle principali coppie in sterlina.

