Fed pronta a mantenere i tassi invariati: cosa cambia per consumatori e mercati

La Federal Reserve si trova alla vigilia di un importante passaggio di consegne. Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha archiviato l’indagine penale nei confronti del presidente uscente Jerome Powell, rimuovendo così un potenziale ostacolo alla conferma di Kevin Warsh, il candidato scelto dal presidente Donald Trump per succedergli alla guida della banca centrale americana.

Nella riunione di politica monetaria della prossima settimana — verosimilmente l’ultima sotto la presidenza Powell — i banchieri centrali dovrebbero confermare l’attuale livello dei tassi di interesse, offrendo poco sollievo ai consumatori alle prese con problemi di potere d’acquisto.

Perché la Fed non taglierà i tassi

Tra shock inflazionistico, tensioni geopolitiche legate alla guerra con l’Iran e un mercato del lavoro in fase di incertezza, il mercato dei futures attribuisce una probabilità praticamente nulla a un taglio dei tassi, secondo il barometro FedWatch del CME Group.

L’impatto della crisi energetica

Il Brent è salito di oltre il 55% dall’inizio del conflitto con l’Iran a fine febbraio, innescando un’impennata nei prezzi di benzina e carburante avio. Molti datori di lavoro hanno congelato i piani di assunzione e la fiducia dei consumatori ha toccato minimi storici.

“Anche se i rincari sul carburante dovessero attenuarsi, i prezzi restano comunque più alti”, ha osservato Stephen Kates, certified financial planner e analista finanziario di Bankrate. “Anche qualora si tornasse ai livelli pre-conflitto, ci sono ampie prove che questo non sia il momento giusto per riprendere i tagli.”

Come le decisioni della Fed influenzano il portafoglio degli americani

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Il tasso di riferimento della Fed stabilisce il costo dei prestiti overnight tra le banche, ma produce effetti a cascata su numerosi tassi applicati a prestiti e depositi dei consumatori.

I tassi a breve termine sono strettamente legati al prime rate, tipicamente superiore di 3 punti percentuali al federal funds rate. Quelli a lungo termine dipendono maggiormente dalle aspettative di inflazione e da altri fattori macroeconomici.

“Gli americani stanno gestendo migliaia di miliardi di dollari tra debito su carte di credito, prestiti auto e finanziamenti studenteschi. I tassi elevati rendono tutto questo ancora più gravoso”, ha dichiarato Rohit Chopra, ex direttore del Consumer Financial Protection Bureau.

Mutui immobiliari

I mutui a tasso fisso a 15 e 30 anni non seguono direttamente la Fed, ma si muovono in linea con i rendimenti dei Treasury a lungo termine. Per questo motivo i tassi sui mutui restano volatili, anche a causa dei segnali contrastanti provenienti da Trump sulla gestione del conflitto iraniano.

Prestiti auto

Il costo dei finanziamenti per l’acquisto di veicoli dipende da diversi fattori, tra cui il benchmark della Fed. Secondo gli ultimi dati di Edmunds, gli acquirenti di auto nuove stanno optando per durate di rimborso più lunghe nel tentativo di mantenere rate mensili sostenibili.

Prestiti studenteschi federali

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I tassi sui prestiti federali per studenti sono legati in parte all’ultima asta dei Treasury a 10 anni tenutasi a maggio e restano fissi per l’intera durata del finanziamento. I mutuatari risultano quindi relativamente protetti sia dalle mosse della Fed sia dalla recente incertezza economica.

Carte di credito

La maggioranza delle carte di credito applica tassi variabili, con un legame diretto al tasso overnight della Fed. Dato che il tasso di riferimento rimarrà stabile, anche gli interessi sul debito delle carte di credito difficilmente scenderanno nel breve periodo.

Conti di risparmio

I rendimenti sui depositi tendono a seguire l’andamento del federal funds rate. Il mantenimento di tassi elevati ha consentito ai risparmiatori di ottenere rendimenti superiori all’inflazione — una condizione favorevole, ma non scontata.

Cambio della guardia alla Fed: cosa aspettarsi da Kevin Warsh

Anche se i banchieri centrali hanno ribadito che l’obiettivo di stabilità dei prezzi e massima occupazione giustifica il mantenimento dei tassi invariati, le decisioni di politica monetaria potrebbero cambiare orientamento sotto una nuova leadership.

Martedì il Senate Banking Committee ha tenuto un’audizione per esaminare la candidatura di Warsh come prossimo presidente della Fed. Se confermato, l’ex governatore della Fed con un passato a Wall Street prenderà il comando alla scadenza del mandato di Powell il mese prossimo.

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L’indipendenza della banca centrale

Warsh ha assicurato che, sotto la sua guida, la Fed manterrà la propria indipendenza, nonostante le pressioni della Casa Bianca per tagli più aggressivi dei tassi.

Trump ha ripetutamente criticato Powell e la scelta della banca centrale di mantenere il tasso di riferimento nell’attuale intervallo. Il presidente sostiene che un federal funds rate troppo elevato penalizza aziende e consumatori nell’accesso al credito e pone gli Stati Uniti in una posizione di svantaggio competitivo rispetto ai Paesi con tassi più bassi.

“Dovremmo avere il tasso di interesse più basso al mondo”, ha dichiarato Trump martedì nel corso del programma Squawk Box di CNBC.

Le implicazioni per i mercati e gli investitori

Per gli investitori italiani ed europei, la politica monetaria della Fed resta un fattore cruciale sull’andamento del cambio EUR/USD, sui flussi di capitale verso i mercati emergenti e sulla volatilità dei titoli del Tesoro americani. Il mantenimento di tassi elevati negli USA tende a sostenere il dollaro, penalizzando l’export delle economie europee ma favorendo chi detiene asset denominati in valuta statunitense.

Sul fronte obbligazionario, il differenziale tra i rendimenti dei Treasury e quelli dei Bund tedeschi o dei BTP italiani continuerà a influenzare le strategie di allocazione dei grandi investitori istituzionali, in un contesto in cui anche la BCE si trova a bilanciare pressioni inflazionistiche e rallentamento economico.