Bank of England verso lo stop: tassi invariati nonostante il rincaro dell’energia
La Bank of England si appresta a mantenere invariati i tassi d’interesse nella riunione del 30 luglio, nonostante il recente aumento dei prezzi dell’energia. Le nuove proiezioni dovrebbero indicare un picco dell’inflazione intorno al 3% nella seconda metà dell’anno. Secondo la nostra analisi, i prezzi del petrolio e del gas naturale dovrebbero salire in misura ben più marcata prima che l’istituto centrale britannico prenda in considerazione un rialzo dei tassi a settembre.
Perché i rincari energetici non si rifletteranno del tutto nelle nuove previsioni
L’incremento dei prezzi dell’energia pone un nuovo dilemma alla Bank of England, ma riteniamo che la soglia per un aumento dei tassi non sia ancora stata raggiunta. Ci aspettiamo un altro voto con esito 7 a 2 a favore del mantenimento dei tassi invariati nella riunione di giovedì.
Le proiezioni aggiornate dell’istituto dovrebbero collocare l’inflazione vicino al 3% nella seconda metà dell’anno e nei primi mesi del prossimo. Un dato ben al di sotto della soglia del 4%, che la Banca ha in passato indicato come il livello statisticamente più propenso a innescare effetti di seconda battuta (i cosiddetti second-round effects) e una fase più prolungata di pressioni sui prezzi.
Il metodo di calcolo dei prezzi energetici
Va però considerato un aspetto tecnico importante: queste nuove stime quasi certamente non incorporeranno pienamente l’ultimo rincaro dei costi energetici. La Bank of England utilizza infatti la media dei prezzi di petrolio e gas su una finestra di osservazione di circa tre settimane, presumibilmente iniziata a inizio luglio.
Rispetto allo scenario mediano di aprile (il cosiddetto scenario B), i prezzi del gas risultavano solo leggermente più elevati nel 2026 e inferiori negli anni successivi, mentre le quotazioni del petrolio erano più basse lungo tutta la curva. In sintesi: se le previsioni fossero costruite sui prezzi energetici attuali, indicherebbero un’inflazione più alta, con un picco stimabile tra il 3,5% e il 4%.
I dati economici giustificano lo stop sui tassi
Ciò significa che vedremo una svolta più restrittiva (hawkish) giovedì? Non sorprenderebbe nessuno se Catherine Mann, storicamente esponente della linea dura, si unisse a Huw Pill e Megan Greene nel votare per un rialzo. Non è nemmeno del tutto da escludere che Claire Lombardelli, in passato critica verso i tagli prima del conflitto con l’Iran, si aggiunga a loro, anche se questo rappresenterebbe una sorpresa ben più significativa.
Anche in tale scenario, però, resterebbe evidente una linea di demarcazione piuttosto netta tra i “falchi” e le “colombe”. Proprio come nel dibattito sui tagli dei tassi visto all’inizio dell’anno, cinque membri del comitato — incluso il Governatore Andrew Bailey — appaiono molto meno convinti che l’economia sia esposta al tipo di ondata inflazionistica registrata quattro anni fa. E i dati recenti sembrano dar loro ragione.
Mercato del lavoro fragile e salari contenuti
Il mercato del lavoro rimane debole, ben sintetizzato dalla formula “low hire, low fire” (poche assunzioni, pochi licenziamenti). La crescita dei salari nel settore privato è al di sotto del 3%, anche se la Banca sostiene che il dato sia stato in parte compresso dai cosiddetti “effetti di composizione” statistici.
Le aspettative sulla crescita salariale sono inoltre diminuite dopo il conflitto con l’Iran, un ulteriore segnale di raffreddamento delle pressioni retributive.
Le attese: uno stop prolungato fino al 2026
Sul fronte dell’inflazione, il quadro appare sotto controllo. L’inflazione alimentare è notevolmente contenuta, in linea con gran parte dell’Europa, e rappresenta proprio l’ambito in cui i rincari energetici emergerebbero con più evidenza qualora si materializzassero effetti di seconda battuta. Anche l’inflazione dei servizi core sta rallentando. I sondaggi, inoltre, mostrano scarse evidenze di aziende intenzionate ad aumentare in modo significativo prezzi o salari.
Le soglie critiche per un possibile rialzo
Su queste basi, riteniamo che i prezzi dell’energia debbano salire in misura considerevole per convincere più dei quattro falchi a votare per un rialzo. In particolare:
- Un ritorno del petrolio verso i 120 dollari al barile (dai circa 90 dollari attuali);
- Un aumento del gas naturale olandese TTF intorno agli 80 €/MWh (dai 58 € attuali).
Uno scenario simile spingerebbe l’inflazione sopra il 4% e probabilmente innescherebbe un modesto inasprimento della politica monetaria.
Sebbene non sia difficile immaginare come ciò possa verificarsi qualora lo Stretto di Hormuz restasse bloccato per tutto agosto, il nostro scenario di base prevede che la Bank of England mantenga i tassi invariati per l’intero 2026. Attualmente stimiamo due tagli dei tassi a partire dalla primavera del 2027, previsione tuttavia subordinata all’assenza di stimoli fiscali significativi nel Bilancio autunnale.

