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Forex trading e sconfitta, un binomio triste, un’associazione di concetti che ad alcuni riguarda molto da vicino. Per molti, un tabù e per questo difficile da affrontare. Ne parliamo in questo articolo, offrendo numeri e una riflessione.

Numeri su quanti siano realmente le persone per cui l’attività di Forex trading è solo – o prevalentemente – motivo di impoverimento. Una riflessione sul perché della sconfitta, e sul legame (purtroppo profondo) con l’attività stessa di trading.

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Forex trading e sconfitta: un legame stretto

Nell’immaginario collettivo, la sconfitta appartiene ai perdenti, a chi non fa bene il proprio lavoro, a chi pecca di efficacia. Insomma, la sconfitta è un po’ una colpa e un po’ uno strumento che rivela le incapacità. Questo dovrebbe valere in tutti gli ambiti della vita, trading delle valute comprese. Ma è proprio così? Ebbene, lo è solo in parte.

Certo, una quota importante di trade in perdita può essere evitata, e quando si verifica la colpa è solo del trader. In una parte rilevante dei casi, però, la sconfitta non è una conseguenza, bensì un elemento connaturato all’attività di investimento. Tratteremo i motivi di ciò nei prossimi paragrafi, ma in questo ci teniamo a rivelare una piccola grande verità: tutti perdono, e per tutti si intende proprio… Tutti. Perde il principiante, perde l’esperto, perde il trader competente come quello svogliato.

Il discrimine, semmai, riguarda le cifre che realmente si perdono, e il numero dei trader perdenti sul totale. Soprattutto, a risultare determinante è la gestione della sconfitta. Esatto, dal momento che la sconfitta è inevitabile, è bene che sia gestita, che i suoi effetti siano contenuti. I trader esperti fanno esattamente questo: consapevoli che la sconfitta “prima o poi arriva”, corrono ai ripari in anticipo, e fanno in modo che sia tutto molto sostenibile. Le discipline di riferimento, in questo caso, sono il money management e il risk management.

Una questione di percentuale

Prima di descrivere le cause delle perdite nel Forex trading è bene inquadrare il fenomeno, ovvero indagare il numero dei trader che perde denaro in modo incontrollato, ovvero che conclude l’anno in perdita. A tal proposito, si segnala una situazione caotica. E’ sufficiente una rapida googlata per capirlo: quasi ciascuno, “spara” la sua percentuale. A seconda del grado di ottimismo, i perdenti rappresentano ora l’80% del totale, ora l’85% ora il 95%. Nella migliore delle ipotesi, queste cifre sono frutto di studi condotti su un campione limitato di trader, spesso tutt’altro che rappresentativo.

Dunque, dove trovare dati attendibili? Ebbene, in aiuto viene la normativa sui disclaimer: i broker sono costretti ad avvertire gli utenti del rischio, citando dati reali, e relativi alle persone che usufruiscono dei loro servizi. Ebbene, i broker sono di fatto costretti a rivelare quanti dei loro utenti “perdono denaro”. Può sembrare un po’ come tirarsi la zappa sui piedi, ma è un obbligo, nonché un segno di trasparenza.

Ecco, quindi, che sono gli stessi broker a offrire una panoramica dei trader perdenti, per quanto frammentata. Magari è difficile estrarre un dato unico, che rappresenti tutti i trader (servirebbero informazioni sul numero preciso di trader totali, broker per broker) ma certo è più facile trarre una impressione quanto più vicina alla realtà.

Le cause della sconfitta

Di seguito, presentiamo alcune dei fattori che determinano un’attività di trading in perdita. Alcuni dei motivi sono lapalissiani, quasi banali, ma comunque da prendere in considerazione. Anche perché tendono a verificarsi spesso.

Impreparazione

E’ il motivo più evidente, che non stupisce nessuno. Sotto certi punti di vista, disegna un rapporto di causa effetto. E’ ovvio: in qualsiasi attività, se chi la compie è scarso, le conseguenze non possono che essere negative. Va detto, però, che il trading può essere estremamente punitivo per chi sbaglia. Di buono c’è che dà sempre una seconda chances.

Ad ogni modo, chi arriva impreparato lo fa perché tratto in inganno da campagne pubblicitarie poco attinenti alla realtà, che presentano il trading come il luogo dei soldi facili. Sicché, l’aspirante trader, sprovvisto delle competenze necessarie, agisce con fare da scommettitore, e si condanna alla sconfitta.

Emotività

I trader sono emotivi. No, non è una questione di carattere, o non solo almeno. La verità è che la posta in gioco è sempre alta, e questo causa stress, genera una pressione psicologica inevitabile e imponente. I trader migliori non evitano le emozioni, anche perché sarebbe impossibile, semplicemente le gestiscono. Fanno in modo che non incidono sull’efficacia dell’azione di trading.

Tutti gli altri tendono a perdere la lucidità, e quindi a sbagliare. Da qui, i numerosi trade in perdita.

Complessità del mercato

Il Forex è un mercato complesso. Sono numerose le dinamiche che lo attraverso, i fattori che muovono i prezzi, gli elementi da analizzare anche solo per comprendere il presente, figuriamoci per prevedere il futuro. Dunque, semplicemente spesso il trader non riesce a raccogliere le evidenze necessarie, o ne trova di sbagliate. Di conseguenza, sbaglia anche il trade e perde il denaro.

Questa pericolosa deriva, per giunta frutto di un elemento strutturale, può essere in parte evitata semplicemente… Facendo del proprio meglio. Ovvero affinare le proprie competenze, facendo tesoro delle sconfitte, studiando non solo prima di iniziare a fare trading, ma anche durante. L’esperienza e la formazione continuano, in questo caso, aiutano molto e spesso sono anche risolutivi.

Interdipendenza del Forex

Questo è un aspetto molto controverso, in quanto ignorato da molti trader. C’è chi predilige l’analisi tecnica, anzi sono proprio la maggioranza. Questi trader studiano il grafico, e spesso lo fanno anche bene. Peccato, però, che i fattori di movimento del prezzo siano anche esogeni, ovvero provengono dall’esterno.

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Il motivo è semplice: anche se dall’analisi tecnica non emerge, il Forex è collegato con gli altri mercati. In particolare con l’azionario, ma anche con quello dei metalli preziosi (e in particolare dell’oro). Chi non si accorge di queste dinamiche, perde più spesso degli altri. Ma perde anche chi ne è pienamente consapevole, semplicemente perché sono troppi gli elementi da analizzare, da mettere a sistema, e si fa fatica a raccogliere evidenze realistiche.

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