Quadro generale: dollaro debole e ritorno dell’avversione al rischio

Il dollaro USA cede terreno contro la maggior parte delle principali valute mentre riaffiorano le preoccupazioni legate al comparto dell’intelligenza artificiale. A innescare il nuovo episodio di nervosismo è stato il debutto deludente in Borsa di una società sudcoreana attiva nelle infrastrutture per l’AI (Elice), che ha riportato in superficie i dubbi emersi la scorsa settimana sulle valutazioni del settore.

A completare il quadro ci sono due ulteriori fattori di tensione: da un lato l’impennata del petrolio, sostenuta dagli attacchi iraniani, dall’altro le fragilità politiche e sociali in diversi Paesi europei, che stanno riaprendo il tema del rischio sovrano nell’area euro.

Valute G10: il dollaro canadese guida i guadagni

Euro

La moneta unica ha trascorso la seduta nordamericana in un intervallo ristretto, compreso in gran parte tra 1,1210 e 1,1230 dollari, chiudendo l’intera sessione sotto il livello di chiusura della settimana precedente (circa 1,1240). Il ribasso iniziale nella sessione asiatica, fino a poco sotto 1,1185, è rientrato rapidamente e il cambio si è stabilizzato sopra 1,12. Oggi l’oscillazione resta compressa tra 1,1205 e 1,1235. In scadenza odierna opzioni per 3,1 miliardi di euro con strike a 1,1265, un livello che può esercitare attrazione in caso di accelerazione rialzista.

Yen giapponese

Il rialzo dei rendimenti statunitensi ha favorito il biglietto verde contro lo yen, con un nuovo massimo di sessione in area 158,55 e un’estensione fino a 158,60, appena oltre la media mobile a 200 giorni. Il movimento non ha però trovato continuità: in Europa il cambio è rientrato verso quota 158. Una rottura al ribasso aprirebbe la strada a un test dei minimi della scorsa settimana, intorno a 157,55.

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Sterlina britannica

Dopo una seduta dal tono leggermente negativo, con un’escursione di appena 20 pip attorno alla chiusura pre-weekend e un breve scivolone sotto 1,3300, la sterlina ha reagito con decisione ai dati occupazionali migliori delle attese, spingendosi fino a quasi 1,3360 dollari. Il massimo della scorsa settimana si colloca poco sopra 1,3370, mentre la soglia di 1,34 non viene superata in chiusura dal 15 settembre.

Dollaro canadese: il referendum dell’Alberta pesa sul dollaro USA

Il loonie è la valuta più forte della giornata, al terzo rialzo consecutivo. Nonostante un’inflazione canadese di settembre leggermente inferiore alle stime, il rendimento biennale è salito di 10 punti base e la riduzione dello sconto rispetto ai Treasury ha sostenuto la valuta. Il dollaro USA è sceso fino a quasi 1,4070 CAD, minimo di tre settimane e mezzo, superando il ritracciamento del 38,2% del rally partito dal minimo dell’8 novembre (circa 1,3760).

La notizia della netta bocciatura del referendum secessionista in Alberta, respinto da circa il 75% dei votanti, ha rafforzato ulteriormente il dollaro canadese, con il cambio sceso sotto 1,4050. Il ritracciamento del 50% si colloca a 1,4030, mentre il supporto grafico più rilevante è in area 1,4000.

Dollaro australiano

L’aussie si mantiene intonato ma continua a incontrare resistenza in prossimità di 0,7000 dollari, soglia non superata in chiusura da tre settimane. L’area 0,7025-0,7050 ospita la media mobile a 200 giorni e il ritracciamento del 38,2% delle perdite accumulate dal picco del mese scorso (circa 0,7250).

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Mercati emergenti: peso messicano e yuan

Messico

Il dollaro ha inizialmente superato 18,55 pesos, per poi ripiegare sotto 18,41 nelle sessioni europea e nordamericana. Nella seconda metà della scorsa settimana si è formato un supporto a 18,34. Oggi, in un contesto di risk-off, il cambio è rimbalzato da 18,3750 fino a 18,4735 e appare pronto a ritestare i massimi della vigilia.

Cina

Il dollaro ha perso terreno contro lo yuan offshore per la terza seduta consecutiva, eguagliando la serie negativa più lunga degli ultimi due mesi, fino a sfiorare 6,6765. La PBOC continua a guidare il renminbi verso l’alto: il fixing è passato da 6,7351 di fine settembre a 6,7208 ieri e 6,7200 oggi.

Come ampiamente atteso, le banche cinesi hanno lasciato invariati i Loan Prime Rate al 3,00% (un anno) e al 3,50% (cinque anni). La banca centrale ha inoltre segnalato che il tasso di reverse repo overnight sostituirà quello a sette giorni come nuovo riferimento di politica monetaria: poiché il tasso effettivo è inferiore, l’implicazione è di un modesto allentamento.

I mercati indiani sono rimasti chiusi per la festività nazionale del Dasara.

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Azionario: l’AI torna a frenare i listini

Il Nasdaq Composite ha guadagnato circa l’1,5% nella seduta precedente, il miglior rialzo in quasi un mese, senza però recuperare integralmente il -2,15% registrato prima del weekend. Il debutto borsistico sottotono della sudcoreana Elice ha però riacceso i timori sul comparto AI, con ricadute sull’intero settore tecnologico globale.

  • Kospi sudcoreano: -3,7%, con tutte le principali piazze asiatiche in ribasso.
  • Jakarta Composite: +5,7%, eccezione positiva grazie alle misure adottate per rispondere ai rilievi di MSCI.
  • Stoxx 600 europeo: circa -0,75%.
  • Futures su Nasdaq 100 e S&P 500 in territorio negativo.

Obbligazionario: premi periferici in allargamento

Key to Securities

I rendimenti decennali sono saliti con decisione sia in Europa sia in Nord America. Il dato più significativo arriva dalla Francia: il premio dell’OAT decennale sul Bund si è allargato di 11 punti base, raggiungendo 148 punti base, il livello di chiusura più alto dalla fine del 2011. Il rendimento francese è salito al 4,83%, non lontano dal massimo di inizio mese vicino al 5%.

Anche i BTP italiani restano sotto pressione, con il rendimento decennale in rialzo di alcuni punti base e lo spread verso la Germania in ampliamento. Il movimento conferma come i mercati stiano tornando a differenziare il rischio sovrano all’interno dell’area euro, penalizzando i Paesi con maggiore fragilità politica e fiscale.

Sul fronte americano, il rendimento del Treasury decennale è balzato di poco più di sette punti base, sfiorando il 5,15%, dopo un calo di circa 16,5 punti base nella settimana precedente; oggi arretra marginalmente. Il JGB decennale giapponese scende di un punto base, sotto il 2,89%.

Materie prime: petrolio ai massimi da cinque mesi

Energia

Gli attacchi iraniani stanno spingendo verso l’alto le quotazioni petrolifere. Il Brent è sui massimi da cinque mesi, mentre il contratto WTI dicembre ha superato i 100 dollari al barile, salendo fino a quasi 101 dollari dopo aver assorbito il pullback a 96,70 e superato il massimo pre-weekend di 99,35.

Il rialzo del greggio si riflette direttamente sul mercato valutario: la corona norvegese, storicamente sensibile al prezzo del petrolio, è la seconda valuta G10 più forte della giornata dopo il dollaro canadese.

TradingView

Metalli preziosi

Dopo aver toccato 4.190 dollari l’oncia, l’oro è stato venduto fino a 4.139 dollari e oggi segna un nuovo minimo di tre sedute poco sotto 4.112 dollari. Il metallo non chiude sopra la media mobile a 20 giorni dal 3 settembre; il minimo della scorsa settimana è a circa 4.073 dollari. L’argento, dopo una seduta tranquilla tra 57,00 e 57,85 dollari, è scivolato fino a 56,40 per poi recuperare oltre quota 57 nella tarda mattinata europea.

Dati macroeconomici in evidenza

Stati Uniti

In agenda i cantieri residenziali di settembre, per i quali il consenso Bloomberg prevede il primo incremento da giugno. Nonostante prezzi e tassi elevati, nei primi otto mesi dell’anno i housing starts risultano in calo contenuto dell’1,1% su base annua, mentre i permessi edilizi — indicatore anticipatore — cedono meno dell’1%. Le vendite di case in attesa di rogito, dopo un secondo trimestre solido, sono arretrate in luglio e agosto, restando sostanzialmente invariate rispetto a un anno fa.

Atteso anche l’indice non manifatturiero della Fed di Filadelfia di ottobre. La componente manifatturiera, diffusa la scorsa settimana, è risultata più debole del previsto a 20,9 da 37,8. L’indagine sui servizi è rimasta in territorio negativo per quasi tutto l’anno, con la sola eccezione di luglio.

Area euro

FTMO Futures

Il surplus delle partite correnti di agosto si è ridotto a 8,7 miliardi di euro, dai 27,6 miliardi di luglio e dai 20,6 miliardi dell’agosto 2025. Nonostante la pressione competitiva delle importazioni cinesi, il saldo resta positivo ma in moderata contrazione: la media dei primi otto mesi è scesa a circa 20,9 miliardi mensili, dai 23,1 miliardi dello stesso periodo del 2025. Lo staff della BCE stima un calo all’1,5% del PIL quest’anno, dall’1,7% del 2025.

La produzione nelle costruzioni di agosto è balzata dell’1,8%, dopo che il dato piatto di luglio è stato rivisto a +0,2%. Nonostante i piani infrastrutturali — in primis quelli tedeschi — la media del 2026 resta negativa (-0,1% mensile), contro il +0,2% registrato nei primi otto mesi del 2025.

Germania

L’indagine ZEW mostra un peggioramento delle aspettative, scese a 28,1 da 34,7: è il primo calo da aprile. Migliora invece la valutazione della situazione corrente, a -35,9 da -47,1, quarto progresso consecutivo e miglior lettura da giugno 2022.

Regno Unito

Il mercato del lavoro britannico si conferma stabile. Le retribuzioni settimanali medie mostrano un quadro misto, mentre il tasso di disoccupazione ILO scende al 4,7% dal 4,9%, eguagliando il minimo da aprile 2025. I lavoratori dipendenti registrati a libro paga sono inaspettatamente aumentati di 13 mila unità, con la perdita di 26 mila di agosto rivista in un incremento di mille. Le richieste di sussidio sono salite di 30,3 mila, ma l’impatto è stato attenuato dalla revisione del dato di agosto a 7 mila da quasi 28 mila.

Domani l’attenzione si sposta sull’inflazione di settembre: il mercato si attende un’accelerazione dell’indice headline al 3,4% dal 3,1% e del dato core al 2,8% dal 2,6%, uno scenario che complicherebbe il percorso di allentamento della Bank of England.