Il revenge trading è uno dei comportamenti più pericolosi che possono emergere nella vita di un trader. Esso è mosso da un sentimento umano: il desiderio di recuperare rapidamente una perdita. Le conseguenze del revenge trading sono pericolose e gravi. Ma c’è una buona notizia: si può prevenire. Ecco come.
Cos’è il revenge trading
Prima di parlare di prevenzione bisogna inquadrare il problema e capire in cosa consista veramente il revenge trading. Ebbene, l’espressione revenge trading indica la tendenza ad aprire nuove operazioni immediatamente dopo una perdita con l’obiettivo principale di recuperare il denaro appena perso.
Il problema non è quindi la volontà di tornare in profitto, che è naturalmente presente in qualsiasi attività di investimento o trading. A rendere pericoloso il revenge trading è il fatto che la decisione successiva non nasce più da un’analisi razionale del mercato, ma da una reazione emotiva alla perdita precedente.
Può accadere, ad esempio, che dopo uno stop loss (l’uscita in perdita impostata in anticipo) si aumenti improvvisamente la dimensione della posizione, si entri nuovamente sullo stesso asset senza attendere un nuovo segnale oppure si scelga un’operazione che normalmente non sarebbe stata considerata sufficientemente valida.
Le cause possono essere diverse. Una delle più comuni è la difficoltà ad accettare una perdita. Si può percepire l’operazione negativa non come una componente fisiologica dell’attività sui mercati, ma come un errore che deve essere corretto immediatamente.
A questo può aggiungersi l’eccessiva fiducia nelle proprie previsioni. Se si è convinti che il mercato “debba” muoversi in una determinata direzione, una perdita può essere interpretata come un’anomalia temporanea. Si può quindi essere tentati di entrare nuovamente, magari con una posizione più grande.
Un’altra causa è l’esposizione eccessiva, ovvero la tendenza a rischiare una quota troppo elevata del capitale per singola operazione. In questo caso, anche una perdita normale può assumere un peso emotivo sproporzionato.
Infine, possono incidere stress, stanchezza, fretta e aspettative di rendimento poco realistiche. In queste condizioni diventa più difficile rispettare regole stabilite in precedenza e aumenta la probabilità di reagire impulsivamente.
I rischi del revenge trading
I rischi del revenge trading sono numerosi e gravi. Sono principalmente tecnici, ma in una qualche misura anche emotivi o psicologici.
- Aumento incontrollato dell’esposizione. Nel tentativo di recuperare rapidamente quanto perso, si può decidere di aumentare la dimensione delle posizioni. In questo modo una seconda operazione negativa può produrre una perdita molto superiore alla prima. Il capitale viene così esposto proprio nel momento in cui la lucidità decisionale tende a essere minore.
- Abbandono della strategia. Il bisogno di recuperare può portare ad anticipare ingressi, ignorare segnali contrari o aprire operazioni che non rispettano i criteri abituali. Il risultato è che non si sta più applicando una strategia verificabile, ma si reagisce ai movimenti di prezzo sulla base dell’emotività del momento.
- Effetto valanga delle perdite. Una perdita può provocare un’operazione impulsiva, che genera una seconda perdita e quindi un desiderio ancora maggiore di recuperare. Si crea così un circolo vizioso nel quale ogni decisione aumenta la pressione sulla successiva, rendendo progressivamente più difficile interrompere la sequenza.
- Perdita di fiducia nel proprio metodo. Dopo una serie di operazioni impulsive può diventare difficile distinguere i risultati della strategia da quelli prodotti dal mancato rispetto delle regole. Si rischia quindi di modificare o abbandonare un metodo valido semplicemente perché è stato applicato in maniera incoerente durante una fase emotivamente complessa.
Come prevenire il revenge trading
Il segreto sta nella gestione del rischio. Anzi, nella sua minimizzazione. È ovvio: se una singola perdita è sufficientemente piccola rispetto al capitale complessivo, diventa più semplice accettarla senza sentire l’esigenza di recuperarla immediatamente. Ecco che stabilire in anticipo quanto si è disposti a perdere per ogni operazione permette di ridurre anche la pressione psicologica.
È altrettanto importante definire le condizioni di ingresso e di uscita prima di aprire una posizione. Il riferimento è a stop loss, obiettivi e dimensione dell’esposizione. Questi parametri dovrebbero essere stabiliti sulla base della strategia e non modificati in risposta alla frustrazione del momento.
Una regola particolarmente utile può essere quella di prevedere una pausa obbligatoria dopo una perdita significativa o dopo un certo numero di operazioni negative consecutive. Allontanarsi temporaneamente dalla piattaforma consente di interrompere il meccanismo di reazione immediata e di rivalutare la situazione con maggiore distacco.
Può essere efficace anche fissare un limite massimo di perdita giornaliera. Una volta raggiunta quella soglia, si interrompe l’operatività indipendentemente dalle opportunità che sembrano presentarsi. In questo modo la decisione di fermarsi viene presa prima di trovarsi sotto pressione.
Un altro strumento utile è il trading journal, ossia il diario delle operazioni. Annotare non soltanto ingresso, uscita e risultato delle operazioni, ma anche le motivazioni e lo stato emotivo permette di individuare eventuali comportamenti ricorrenti. Se le operazioni peggiori tendono ad arrivare subito dopo una perdita, il problema diventa più semplice da riconoscere.
Infine, è importante modificare il modo in cui viene interpretato il singolo risultato. Nessuna strategia produce esclusivamente operazioni positive e una perdita non rappresenta necessariamente una decisione sbagliata. Un’operazione può essere stata eseguita correttamente e chiudersi comunque in negativo. È fisiologico. Fare proprio questo concetto permette di prevenire le reazioni emotive che causano il revenge trading.

