Non sono solo tecnologia ed economia a muovere i mercati. Anche la demografia può farla da padrone. D’altronde essa influenza consumi, lavoro, risparmio e domanda di servizi. Certo, lo fa con movimenti lenti, ma anche difficili da invertire.

Dunque, vale la pena parlarne. Lo faremo qui. Spiegheremo perché questi fenomeni incidono sugli investimenti, quali tendenze emergeranno nei prossimi decenni e come potrebbero trasformare diversi settori economici.

Perché la demografia influenza gli investimenti

Prima di parlare dell’impatto della demografia sui mercati, bisogna chiarire perché essa abbia un peso così rilevante.

Il principio di base è il seguente. I mercati non sono entità astratte: riflettono le decisioni di persone che lavorano, consumano, risparmiano, acquistano case, utilizzano servizi e pagano imposte. Va da sé che quando cambiano le caratteristiche della popolazione, cambiano anche queste decisioni.

Una delle caratteristiche più rilevanti è l’età media. Da essa, dipende lo stile di consumo “mediano”. Per esempio, le società giovani tendono ad avere una domanda elevata di istruzione, abitazioni, beni durevoli, infrastrutture e nuovi posti di lavoro. Le società più anziane, invece, richiedono più assistenza sanitaria, farmaci, servizi domiciliari, previdenza e soluzioni finanziarie orientate alla conservazione del capitale.

Conta poi il numero complessivo degli abitanti. Le Nazioni Unite stimano che la popolazione mondiale continuerà a crescere ancora per alcuni decenni, fino a raggiungere un picco di circa 10,3 miliardi intorno alla metà degli anni Ottanta di questo secolo. La crescita, però, non sarà uniforme: alcuni Paesi si espanderanno rapidamente, mentre altri hanno già raggiunto il massimo demografico o entreranno in una fase di contrazione.

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Questa divergenza può influenzare il costo del lavoro, la sostenibilità dei sistemi pensionistici, l’andamento immobiliare e la capacità delle imprese di trovare personale. Un numero di lavoratori minore rispetto a quello dei pensionati determina una maggiore pressione sui bilanci pubblici e un crescente bisogno di automazione. Con tutto ciò che ne consegue per la forza che, anche sul piano monetario, uno Stato riesce a esprimere.

I principali movimenti demografici dei prossimi decenni

Una volta compreso perché la demografia sia così importante, possiamo esaminare quattro movimenti che certamente avranno un impatto sui mercati.

  • Invecchiamento della popolazione. L’aumento della longevità e il calo delle nascite faranno crescere il peso degli anziani, soprattutto nelle economie mature. Aumenteranno le esigenze sanitarie e assistenziali, mentre una quota più ridotta di persone in età lavorativa dovrà sostenere pensioni, welfare e produzione.
  • Crescita concentrata nei Paesi emergenti. L’espansione demografica sarà trainata soprattutto da alcune aree dell’Africa e dell’Asia, mentre numerose economie avanzate registreranno stagnazione o diminuzione degli abitanti. Si formeranno nuovi bacini di consumatori, ma anche forti necessità di lavoro, energia, trasporti, abitazioni e servizi essenziali.
  • Urbanizzazione. La popolazione continuerà a spostarsi verso città e aree metropolitane. La Banca Mondiale prevede che nel 2050 quasi sette persone su dieci vivranno in aree urbane. Ciò richiederà edilizia, reti elettriche, mobilità, gestione idrica, connettività e soluzioni capaci di rendere le città più efficienti.
  • Migrazioni internazionali. Differenze salariali, conflitti, instabilità politica e cambiamenti climatici continueranno a spingere persone da un Paese all’altro. Nel 2023 i migranti nel mondo erano circa 184 milioni. I flussi potranno compensare la carenza di lavoratori in alcune economie e modificare consumi, rimesse e domanda abitativa.

Come cambieranno i mercati

Prima di proseguire, una doverosa avvertenza: le considerazioni che seguono rappresentano soltanto ipotesi generali e spunti di analisi. Non devono essere interpretate come raccomandazioni, consulenza finanziaria o indicazioni operative di investimento.

Detto ciò, quali sono i settori potenzialmente favoriti dalla dinamica principale, ovvero dall’invecchiamento della popolazione? Tra questi figurano sanità, diagnostica, farmaceutica, dispositivi medici, assistenza domiciliare e strutture residenziali. Potrebbero crescere anche le tecnologie per il monitoraggio a distanza, la robotica assistiva e i servizi finanziari rivolti alla gestione del patrimonio e della pensione.

Per quanto concerne la diminuzione della forza lavoro, essa potrebbe spingere settori quali automazione, intelligenza artificiale e robotica industriale. Imprese e amministrazioni saranno incentivate a produrre di più con meno addetti.

Parallelamente, la crescita dei Paesi emergenti potrebbe alimentare la domanda di infrastrutture, telecomunicazioni, pagamenti digitali, istruzione, beni di consumo, energia e servizi bancari.

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L’urbanizzazione potrebbe favorire costruzioni, reti elettriche, trasporto pubblico, trattamento delle acque, gestione dei rifiuti e tecnologie per le città intelligenti. Anche il mercato immobiliare potrà beneficiare dei flussi verso i centri più dinamici, sebbene con forti differenze locali e con il rischio che si formino valutazioni eccessive.

Questi, i settori che potrebbero godere di una crescita. Altri potrebbero non essere così fortunati. Per esempio, soprattutto nelle aree in declino demografico, potrebbero soffrire gli immobili periferici, il commercio tradizionale, i servizi rivolti all’infanzia e le imprese dipendenti esclusivamente dalla domanda interna.

Anche i sistemi pensionistici e sanitari pubblici potrebbero subire pressioni, con possibili effetti sulla tassazione e sul debito.

Infine, un consiglio di massima: evitare letture troppo meccaniche. Un settore sostenuto dalla demografia può comunque essere sopravvalutato, regolato male o dominato da aziende inefficienti. Al contrario, un mercato in contrazione può offrire opportunità agli operatori capaci di consolidare quote e innovare.

La demografia indica la direzione del vento, ma non stabilisce da sola quale nave arriverà per prima.