Il dollaro consolida i guadagni mentre il petrolio prosegue il rally

Il dollaro statunitense sta consolidando i guadagni realizzati nella sessione precedente, in un contesto di crescente tensione geopolitica. Le prospettive di una via d’uscita dal conflitto in Medio Oriente appaiono sempre più remote, un fattore che continua a sostenere sia il biglietto verde sia le quotazioni dell’energia.

Dopo l’impennata di oltre il 9% registrata ieri, i contratti future sul greggio WTI e Brent con scadenza più ravvicinata guadagnano oggi tra il 3,6% e il 4,6%. Il rialzo del prezzo del petrolio si conferma uno dei principali driver dei mercati, alimentando timori di pressioni inflazionistiche più persistenti e spingendo al rialzo i rendimenti obbligazionari.

I tre appuntamenti chiave negli Stati Uniti

La sessione odierna sarà caratterizzata da tre eventi di rilievo per gli operatori americani:

  • Dati sull’inflazione (CPI di giugno): le stime indicano un lieve rallentamento. Tuttavia, alla luce dei commenti restrittivi del Governatore Waller, un dato core più rigido potrebbe rafforzare le aspettative di un rialzo dei tassi nel corso del mese.
  • Audizione del Presidente Warsh: il numero uno della Fed testimonierà davanti alla Commissione Servizi Finanziari della Camera (ore 10:00 ET).
  • Avvio della stagione degli utili: diverse grandi banche statunitensi pubblicano oggi i propri risultati trimestrali, dando ufficialmente il via all’earnings season.
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Giappone: i JGB in rialzo grazie alle nuove proposte del Ministro delle Finanze

I titoli di Stato giapponesi (JGB) hanno guadagnato terreno oggi, nonostante il proseguimento del rally petrolifero e la debolezza dello yen. La settimana scorsa, il Ministro delle Finanze Katayama aveva suggerito ai fondi pensione nipponici di incrementare l’allocazione sul mercato domestico. Oggi ha avanzato una nuova proposta: includere i titoli di Stato tra gli strumenti disponibili nei conti individuali di risparmio esenti da imposte (Nippon Individual Savings Accounts).

La domanda registrata all’asta dei titoli a 20 anni si è rivelata robusta. Nel frattempo, il dollaro si mantiene stabilmente sopra quota JPY162,00, riflettendo il differenziale di rendimento sfavorevole allo yen.

Cina: surplus commerciale record e nuove tensioni geopolitiche

La Cina ha riportato per il mese di giugno un surplus commerciale superiore alle attese, pari a 125,6 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto ai 105,4 miliardi di maggio. Questo dato è destinato ad acuire ulteriormente le tensioni commerciali con Stati Uniti ed Europa.

Analisi dei flussi commerciali cinesi

Il surplus complessivo del primo semestre 2026 si attesta a poco più di 570 miliardi di dollari, in leggero calo rispetto ai 583 miliardi dello stesso periodo del 2025. In termini di dollari, le esportazioni sono cresciute del 27% su base annua, mentre le importazioni sono aumentate del 36%. I mercati emergenti sembrano assorbire una quota crescente dell’export cinese.

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A livello settoriale, crescono le esportazioni di macchinari, prodotti elettrici, mezzi di trasporto e prodotti chimici, mentre calano tessili, abbigliamento, calzature, mobili e giocattoli. Le esportazioni di beni hanno raggiunto il record di 412 miliardi di dollari.

Particolarmente significativi i rapporti con i principali partner: il surplus con l’UE ha toccato il livello record di quasi 33 miliardi di dollari (+27% su base annua). Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono aumentate di quasi il 14% a 43,5 miliardi, mentre le importazioni dagli USA sono cresciute del 25,8% a 14,6 miliardi. Di conseguenza, il surplus commerciale con Washington è salito a 28,9 miliardi di dollari dai 26 miliardi di maggio.

Panoramica sulle valute G10

Euro e Sterlina sotto pressione

L’escalation delle ostilità in Medio Oriente ha rafforzato il dollaro su ampia scala. L’euro è sceso al minimo (leggermente sotto 1,1380) dal deludente report sul lavoro USA del 3 luglio. Il cambio fatica a riconquistare stabilmente la soglia di 1,1400, dove oggi scadono opzioni per quasi 3 miliardi di euro. Una rottura di 1,1360 potrebbe segnalare un ritorno verso il minimo di 1,1325 registrato il 24 giugno.

La sterlina ha invertito la rotta dopo aver toccato 1,3450, formando quella che appare come una candela ribassista “shooting star”. Le vendite hanno spinto il cambio a un minimo di tre giorni sotto 1,3350, con un ulteriore scivolamento fino a 1,3340. Gli indicatori di momentum intraday risultano tuttavia tirati, con opzioni per quasi 400 milioni di sterline in scadenza a quota 1,34.

Yen e valute legate alle materie prime

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L’assenza di misure formali per incentivare l’allocazione domestica dei fondi pensione, unita al rialzo dei tassi USA, pesa sullo yen. Il dollaro ha raggiunto quasi JPY162,50 nel pomeriggio nordamericano, con il massimo a 40 anni del 1° luglio situato vicino a JPY162,85.

Il dollaro canadese ha dimostrato resilienza, sostenuto dal rialzo dei rendimenti a due anni canadesi. Il biglietto verde si è mosso in un range ristretto attorno a CAD1,4150, chiudendo per la seconda seduta consecutiva sotto la media mobile a 20 giorni. Le vendite odierne hanno avvicinato il supporto a CAD1,4080, con la prossima area chiave individuata tra CAD1,3980 e CAD1,4000.

Il dollaro australiano ha recuperato terreno dopo il minimo di tre giorni sotto 0,6915, riportandosi sopra 0,6950 e riconquistando la media mobile a 20 giorni (~0,6940). Il superamento del massimo di lunedì (vicino a 0,6970) rafforzerebbe il quadro tecnico.

Mercati emergenti

La maggior parte delle valute emergenti si è indebolita nel contesto di avversione al rischio e rialzo dei tassi USA. Il peso messicano ha perso circa lo 0,30%, con il dollaro che si mantiene sopra la media mobile a 20 giorni (~MXN17,4765).

Lo yuan offshore è rimasto pressoché invariato, consolidando all’interno del range della scorsa settimana. La PBOC ha fissato oggi il tasso di riferimento leggermente più alto (CNY6,7990 contro CNY6,7927).

La rupia indiana resta sotto forte pressione, con il dollaro che ha aperto in gap rialzista per la seconda seduta consecutiva, raggiungendo INR96,2485, il livello più elevato in quasi due mesi. Il record storico resta quello del 20 maggio, vicino a INR96,9650.

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Azionario, obbligazionario e materie prime

Mercati azionari

Il rialzo dei tassi e del petrolio, unito alla rotazione settoriale nel comparto tecnologico, ha penalizzato i listini. Mentre l’S&P 500 è rimasto confinato nel range della scorsa settimana, il Nasdaq ha segnato la chiusura più debole in tre sedute, scendendo sotto le medie mobili a 5 e 20 giorni.

In Asia-Pacifico i mercati hanno recuperato, con il CSI 300 cinese in rialzo del 2,15%. In Europa, lo Stoxx 600 cede circa lo 0,5% nella tarda mattinata. I future sul Nasdaq salgono dello 0,4%, mentre quelli su S&P e Dow appaiono leggermente più pesanti.

Rendimenti obbligazionari

I rendimenti dei titoli decennali sono balzati, sostenuti dal petrolio e dal timore che il conflitto possa alimentare pressioni sui prezzi più a lungo. Il rendimento del Treasury a 10 anni ha superato il 4,60% per la prima volta dal 21 maggio, mentre quello a due anni ha toccato nuovi massimi annuali, incoraggiato dai commenti restrittivi del Governatore Waller.

Nel Regno Unito, Andrew Burnham si appresta a diventare Primo Ministro entro una settimana. Circolano voci sulla possibilità di unificare il budget annuale con le revisioni di spesa dipartimentali. Il rendimento del Gilt decennale è salito di 10 punti base ieri, seguito dall’incremento di 7 punti base dell’Italia.

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Metalli preziosi e petrolio

La prospettiva di un conflitto prolungato potrebbe spingere alcune banche centrali a vendere Treasuries e/o oro. L’oro ha perso quasi il 3% ieri, la peggior seduta in oltre un mese, scivolando sotto i 3.984 dollari prima di recuperare verso 4.034. L’argento ha ceduto circa il 3,7%, toccando 57,25 dollari; il minimo annuale resta quello del 24 giugno vicino a 55,60.

Il WTI di agosto, dopo il balzo record del 9,4% (il maggiore dall’inizio del conflitto), ha avvicinato gli 81,25 dollari. L’area a 79,65 corrisponde al ritracciamento del 38,2% del calo dal massimo del 18 maggio (100,10), mentre il ritracciamento del 50% si colloca attorno a 83,55.

Focus sull’inflazione USA e la strategia della Fed

Le previsioni di consenso di Bloomberg anticipano il primo calo mensile del CPI headline dal maggio 2020. Per effetto base, il tasso annuo dovrebbe scendere al 3,8% dal 4,2%. La componente core, più rigida, è attesa in aumento dello 0,2%, mantenendo il tasso annuo stabile al 2,9%.

L’attenzione è puntata anche sulla testimonianza del Presidente Warsh. Con l’ipotesi di lavoro che lo veda ispirarsi allo stile di Greenspan, è improbabile che fornisca oggi indicazioni dirompenti, sebbene gli investitori siano ancora impegnati a decifrare l’orientamento del nuovo vertice.

I futures sui Fed funds scontano circa 10 punti base di inasprimento, il che equivale a una probabilità del 40% di un rialzo di 25 punti base entro il mese. Per fine anno, il mercato prezza circa 42 punti base di stretta, in aumento rispetto ai 38 punti base del 17 giugno, quando l’ultima riunione del FOMC si era conclusa con un “hawkish hold”.