IBM affonda in Borsa: peggior seduta dal crollo del 1987
Le azioni di International Business Machines (IBM) hanno subito un pesante tracollo, perdendo il 23% in una singola seduta, dopo che il colosso specializzato in hardware, software e servizi di consulenza ha diffuso risultati preliminari del secondo trimestre nettamente inferiori alle attese del mercato.
Si tratta della peggiore giornata di contrattazioni per il titolo dal 19 ottobre 1987, quando le azioni della società persero il 23,7% durante il celebre “Lunedì Nero” che travolse i mercati finanziari globali.
I numeri del trimestre: utili e ricavi sotto le stime
Nel dettaglio, IBM ha comunicato un utile rettificato di 2,93 dollari per azione a fronte di ricavi pari a 17,2 miliardi di dollari. Entrambi i dati risultano al di sotto delle previsioni degli analisti, che secondo i dati raccolti da FactSet si aspettavano un utile di 3,01 dollari per azione e ricavi di 17,86 miliardi di dollari.
Il divario, seppur contenuto sul piano numerico, ha innescato una reazione violenta da parte degli investitori, preoccupati per le prospettive del segmento software, storicamente considerato il motore più redditizio dell’azienda.
Le spiegazioni del CEO Arvind Krishna
L’amministratore delegato Arvind Krishna ha attribuito la performance deludente a una debolezza nei comparti software e infrastrutture, in seguito a un cambiamento repentino nelle priorità di spesa dei clienti, sempre più orientati verso l’acquisto di hardware come i chip di memoria.
In una lettera indirizzata agli investitori di IBM, Krishna ha spiegato:
“Nelle ultime settimane di giugno abbiamo osservato i clienti spostare la propria spesa in conto capitale trimestrale verso l’acquisto di server, storage e memorie, con l’obiettivo di assicurarsi infrastrutture soggette a vincoli di fornitura in vista degli attesi aumenti di prezzo. Pur avendo previsto un certo impatto legato alla catena di approvvigionamento, non ne avevamo anticipato la portata.”
Un trimestre di esecuzione fallita
Il CEO ha inoltre riconosciuto una responsabilità interna nell’andamento negativo, ammettendo che l’azienda non è riuscita a reagire con la rapidità necessaria:
“Queste condizioni richiedono un’esecuzione impeccabile da parte dei nostri team, e in questo trimestre abbiamo vacillato. Non ci siamo adattati e non abbiamo agito abbastanza velocemente: numerosi accordi di grandi dimensioni non si sono chiusi nei tempi previsti, generando la maggior parte del nostro deficit.”
Il contrasto con il trimestre precedente
Il tonfo appare ancor più marcato se confrontato con i solidi risultati del trimestre precedente. Nel primo trimestre, infatti, IBM aveva registrato una crescita dei ricavi software dell’11%, saliti a 7,05 miliardi di dollari, contribuendo a battere le attese con un utile rettificato di 1,91 dollari per azione contro gli 1,81 dollari stimati dagli analisti.
Anche i ricavi del primo trimestre, pari a 15,92 miliardi di dollari, avevano superato le previsioni che indicavano 15,62 miliardi. Un cambio di rotta netto, dunque, che ha colto di sorpresa gran parte del mercato.
Il fattore intelligenza artificiale e i timori sul software
Il ribasso arriva in un contesto in cui persistono i timori sull’impatto dirompente degli strumenti di intelligenza artificiale sui modelli di business delle maggiori società software. Un tema sempre più centrale per gli investitori del settore tecnologico.
Interrogato in merito, Krishna ha fatto riferimento al modello di cybersicurezza basato sull’IA sviluppato da Anthropic, sottolineando come alcuni clienti stiano temporaneamente sospendendo le decisioni di spesa:
“Questo sta spingendo i clienti a fermarsi e a chiedersi: quanto devo davvero investire in cybersicurezza? Rimandano nuovi accordi finché non hanno chiarezza. Ma non vediamo affatto il nostro software minacciato dall’intelligenza artificiale.”
I chip di memoria tra i grandi beneficiari
Il rovescio della medaglia della debolezza di IBM è rappresentato dal boom della domanda di componenti hardware. Produttori di memorie come Micron e SK Hynix figurano tra i principali beneficiari dell’attuale ciclo di investimenti infrastrutturali.
La domanda legata all’esecuzione e all’elaborazione dei carichi di lavoro basati sull’intelligenza artificiale è infatti letteralmente esplosa, alimentando una corsa all’accaparramento di chip di memoria in un mercato caratterizzato da forti vincoli di offerta e da attese di rincari dei prezzi.
Cosa aspettarsi ora dal titolo IBM
Il crollo del 23% mette in evidenza quanto i mercati siano oggi sensibili a qualsiasi segnale di rallentamento nel core business software delle big tech. Per gli investitori sarà cruciale monitorare la capacità di IBM di recuperare gli accordi rinviati nei prossimi trimestri e di adattarsi rapidamente a uno scenario tecnologico in rapida trasformazione, in cui l’intelligenza artificiale ridefinisce priorità di spesa e strategie competitive dell’intero comparto.
