Il petrolio arretra dopo la marcia indietro di Trump

I prezzi del petrolio hanno registrato un movimento contrastante martedì, dopo che il presidente Donald Trump ha ritirato la richiesta di imporre alle navi una tassa di protezione del 20% per transitare attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei punti nevralgici più delicati per il commercio energetico mondiale.

I future sul West Texas Intermediate (WTI) statunitense hanno guadagnato 23 centesimi, portandosi a 78,37 dollari al barile. Il Brent, il benchmark di riferimento internazionale, ha registrato un rialzo di 65 centesimi, salendo a 83,95 dollari.

Il cambio di rotta della Casa Bianca

La svolta è arrivata attraverso un messaggio pubblicato dal presidente sul suo social network Truth Social:

«Sulla base di conversazioni estremamente produttive con la leadership del Medio Oriente, ho deciso di sostituire la tassa di rimborso del 20% degli Stati Uniti con accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo realizzeranno negli Stati Uniti», ha dichiarato Trump.

In precedenza, durante la stessa seduta, il greggio statunitense aveva superato la soglia degli 80 dollari al barile, sospinto dalle crescenti tensioni tra Washington e Teheran per il controllo dello strategico passaggio marittimo.

L’escalation militare nello Stretto di Hormuz

Secondo quanto riferito dal Comando Centrale statunitense (CENTCOM), nella notte di lunedì l’esercito americano ha colpito obiettivi militari lungo le coste iraniane, con l’obiettivo di indebolire la capacità di Teheran di attaccare le navi commerciali in transito.

Gli attacchi alle petroliere

La Guardia Rivoluzionaria iraniana ha affermato che le proprie forze hanno attaccato due superpetroliere in transito nello Stretto di Hormuz, che navigavano con i transponder disattivati. La compagnia petrolifera statale degli Emirati Arabi Uniti, ADNOC, ha comunicato che due delle sue navi cisterna sono state colpite da proiettili durante l’attraversamento dello stretto, provocando la morte di un marinaio e il ferimento di diverse altre persone.

Il CENTCOM ha inoltre reso noto che la Marina statunitense ripristinerà il blocco contro le navi iraniane, su ordine diretto del presidente Trump. Lunedì lo stesso Trump aveva assicurato che il dispositivo militare americano avrebbe mantenuto aperto lo Stretto di Hormuz, chiedendo tuttavia un pagamento pari al 20% del valore di tutto il carico transitato attraverso il passaggio.

I rischi geopolitici secondo gli analisti

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Citi ha lanciato un avvertimento, sottolineando come la proposta iniziale di Trump di imporre tariffe sul transito nello Stretto di Hormuz aumentasse in modo significativo il rischio di un’ulteriore escalation militare nell’area.

«È aumentata anche la possibilità che il regime iraniano si ritiri dal memorandum d’intesa (MoU) fino al termine delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, uno scenario che con ogni probabilità porterebbe a prezzi del petrolio più elevati e per un periodo più prolungato», ha scritto la banca in un rapporto diffuso nelle prime ore di martedì.

L’importanza strategica dello Stretto di Hormuz

Lo Stretto di Hormuz rappresenta un’arteria fondamentale per i mercati energetici globali: prima che Stati Uniti e Israele lanciassero i loro attacchi contro l’Iran il 28 febbraio, attraverso questo corridoio marittimo transitava circa un quinto dell’intera offerta petrolifera mondiale.

Il traffico navale aveva subito un drastico calo dopo che l’Iran, all’inizio di marzo, aveva iniziato a colpire le navi in transito nel passaggio. Tuttavia, il flusso aveva ripreso a normalizzarsi in seguito all’accordo provvisorio raggiunto tra Washington e Teheran.

Cosa monitorare sui mercati energetici

Per gli investitori e i trader attivi sulle materie prime, l’evoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz resta un fattore determinante per la volatilità dei prezzi del greggio. Qualsiasi nuova interruzione del traffico marittimo o inasprimento delle tensioni geopolitiche potrebbe innescare rapidi rialzi delle quotazioni, con effetti a cascata su inflazione e costi energetici a livello globale. La marcia indietro di Trump sulla tassa del 20% ha temporaneamente ridotto la pressione al rialzo, ma il quadro rimane fortemente instabile.