Il dollaro arretra mentre lo yen recupera terreno
Il dollaro statunitense mostra oggi una intonazione più debole nei confronti della maggior parte delle valute. L’elemento centrale della seduta è il recupero dello yen giapponese, sostenuto non da interventi diretti sul mercato, ma dall’appello lanciato dal ministro delle Finanze affinché i fondi pensione nipponici incrementino gli investimenti in asset domestici.
La reazione dei mercati è stata immediata: l’indice Nikkei ha guadagnato l’1,2%, mentre il rendimento del titolo di Stato giapponese (JGB) decennale è sceso per la prima volta in due settimane. Il calo di 13 punti base rappresenta la contrazione giornaliera più marcata dell’anno. Il cambio dollaro/yen, che si era avvicinato a quota JPY162,40, è scivolato fino a JPY161,30 prima di ritrovare nuovi acquirenti.
Da segnalare inoltre la mossa della PBOC (People’s Bank of China), che ha fissato il tasso di riferimento del dollaro sotto CNY6,80 per la prima volta in tre anni.
Fed, prezzo del petrolio e tensioni geopolitiche
Sul fronte statunitense, il presidente della Federal Reserve, Warsh, ha nominato le figure chiave delle nuove task force. Si tratta di personalità considerate autorevoli e credibili, capaci di offrire una certa varietà di esperienze e prospettive politiche. Rivedere periodicamente i principi di fondo appare un esercizio salutare per l’istituzione.
Nel frattempo proseguono i colloqui tecnici tra Stati Uniti e Iran. Il WTI con consegna ad agosto, che mercoledì aveva toccato un massimo poco sopra i 76 dollari, si è avvicinato ai 71 dollari e viaggia intorno ai 72 dollari alla vigilia dell’apertura della sessione nordamericana.
Analisi delle valute G10
Euro
L’euro si è mosso in un intervallo compreso tra 1,1375 e 1,1475 dollari nella prima parte del mese e ha mantenuto questo range durante la settimana. La divisa unica è riuscita a superare la media mobile a 20 giorni (intorno a 1,1440) salendo fino a 1,1460, prima di invertire la rotta in Europa e ripiegare verso nuovi minimi di seduta vicino a 1,1425. Un livello superiore non veniva più consolidato dalla vigilia della “pausa hawkish” annunciata dal FOMC il 17 giugno. Il minimo precedente si è collocato attorno a 1,1415: una chiusura sotto tale soglia indebolirebbe l’impostazione tecnica. In scadenza oggi risultano 2,6 miliardi di euro in opzioni tra 1,1400 e 1,1405.
Yen giapponese
Nonostante l’annuncio di un surplus record delle partite correnti nei giorni scorsi e i dati settimanali del Ministero delle Finanze, che hanno confermato la continua vendita di azioni e obbligazioni estere da parte degli investitori giapponesi, lo yen aveva faticato a trovare direzione. La valuta ha però ritrovato slancio grazie a un PPI solido e all’invito del ministro delle Finanze Katayama ai fondi pensione nazionali affinché aumentino le allocazioni in asset domestici. Il dollaro è stato venduto fino a JPY161,30, poco sopra il minimo settimanale, per poi risalire verso JPY161,85 nella mattinata europea. Gli indicatori di momentum intraday suggeriscono ulteriori possibili guadagni del biglietto verde, con la prima resistenza posta a JPY162.
Sterlina britannica
La sterlina continua a mostrare un’ottima intonazione, chiudendo in rialzo per la decima volta nelle ultime undici sedute. Gli indicatori di momentum giornalieri non risultano ancora in ipercomprato. Il prossimo obiettivo si colloca intorno al massimo del 15 giugno, a 1,3460, che coincide anche con il ritracciamento del 61,8% delle perdite accumulate dai massimi di inizio maggio (circa 1,3660). La sterlina ha superato di poco 1,3450 nella sessione asiatica prima di rallentare, ripiegando verso 1,3410 in Europa. Il supporto è individuato nell’area 1,3380-1,3400, dove scadono oggi opzioni per 1,37 miliardi di sterline.
Dollaro canadese
Il dollaro canadese ha registrato un modesto rialzo, senza però risultare convincente. Parte dell’incertezza deriva dall’attesa del rapporto sul mercato del lavoro odierno, difficilmente in grado di superare i dati del mese precedente (aumento di 154 mila posti a tempo pieno e discesa del tasso di disoccupazione dal 6,9% al 6,6% con partecipazione stabile). Il dollaro USA ha eroso per la prima volta in quasi due mesi la media mobile a 20 giorni (circa CAD1,4165), pur chiudendo al di sopra e mantenendo il supporto di CAD1,4150. Le vendite odierne lo hanno spinto verso CAD1,4135, minimo dal 19 giugno, prima di recuperare fino all’area CAD1,4170.
Dollaro australiano
Il dollaro australiano è rimasto confinato in un range ristretto sopra 0,6925. Il massimo settimanale era vicino a 0,6960, ma oggi ha raggiunto 0,6970. Dopo una battuta d’arresto è ripiegato verso 0,6940, dove ha trovato acquisti in Europa. Gli indicatori di momentum intraday appaiono costruttivi.
Mercati emergenti
Peso messicano e colombiano
Il Messico ha comunicato che le pressioni sui prezzi al consumo si sono attenuate al ritmo più contenuto degli ultimi cinque anni. Nonostante il miglioramento del contesto di rischio, il peso messicano ha recuperato solo parzialmente le perdite precedenti, con il dollaro attorno a MXN17,5275 e un supporto vicino a MXN17,50. Molto più brillante il peso colombiano, che ha esteso il rally post-elettorale con un balzo di quasi l’1,5%, trainando l’intero comparto emergente. Dalla fine delle elezioni presidenziali di maggio la valuta si è apprezzata di circa il 12%.
Yuan cinese
Il dollaro ha ceduto terreno nei confronti dello yuan. Dopo aver raggiunto CNH6,81, ha trovato supporto vicino a CNH6,7935. Incoraggiato da un nuovo minimo triennale del fixing, lo yuan offshore ha toccato i livelli migliori in circa due settimane e mezza (CNH6,7785). La PBOC ha fissato il tasso di riferimento a un nuovo minimo triennale (CNY6,7989 contro CNY6,8036 di ieri e CNY6,8047 di una settimana fa).
Rupia indiana
La rupia indiana ha guadagnato terreno oggi. Dopo il ribasso di metà settimana, la valuta si è mossa con intonazione lievemente positiva. Il dollaro ha raggiunto INR95,6085 mercoledì per poi scendere a INR95,2250 oggi.
Azioni, obbligazioni e materie prime
Mercati azionari
Con poche eccezioni, i principali listini azionari hanno recuperato il vuoto d’aria di metà settimana. Gli investitori sembrano ritenere che, data la natura dei regimi coinvolti, occorra concedere maggiore tolleranza al “cessate il fuoco” mediorientale. In Asia-Pacifico i mercati hanno registrato guadagni, con l’eccezione di Cina e Taiwan. Il Kospi sudcoreano ha guidato la regione con un rialzo del 2,5%. In Europa lo Stoxx 600, in calo nelle prime tre sedute della settimana, ha recuperato ieri e appare leggermente positivo a metà giornata. I futures sugli indici statunitensi risultano contrastati.
Obbligazioni
I rendimenti decennali di riferimento sono scesi di 4-7 punti base in Europa e di 4-5 punti base negli Stati Uniti e in Canada. La discesa ha favorito il restringimento dei premi periferici, in questo caso includendo anche la Francia. Oggi i rendimenti proseguono al ribasso, guidati dal calo di 13 punti base del decennale giapponese. In Europa la flessione è di 2-3 punti base, con ulteriore restringimento degli spread periferici. Il rendimento del Treasury decennale USA cede un paio di punti base al 4,53%, minimo di tre giorni.
Metalli preziosi
L’oro ha chiuso in solidità interrompendo tre sedute di ribasso, salvo poi rallentare oggi e scivolare sotto i 4.100 dollari. Una chiusura sopra l’area 4.135 chiuderebbe la settimana con tono positivo, seppur al di sotto della chiusura precedente (circa 4.177). L’argento ha anch’esso interrotto il calo di tre giorni, ma fatica a trovare acquisti sopra i 60 dollari. Oggi è salito fino a circa 60,75 prima di ripiegare verso 59,50.
Petrolio
Il WTI con consegna ad agosto ha registrato i minimi di seduta vicino a 71,40 dollari, toccando poi un minimo di tre giorni intorno a 71,15. Non si tratta di un pieno ritorno alla situazione precedente, ma la dinamica è coerente con l’idea che, poiché nessuna delle parti desidera un’escalation, il cessate il fuoco possa risultare più resistente del previsto.
I dati macroeconomici in evidenza
Canada
Il rapporto sull’occupazione di giugno rappresenta l’evento principale della sessione nordamericana. Difficile immaginare un dato migliore di quello di maggio, che aveva registrato un incremento di 154 mila posti a tempo pieno, un tasso di disoccupazione in calo dal 6,9% al 6,6% e una partecipazione stabile al 65%. Dopo la contrazione nel quarto trimestre 2025 e nel primo trimestre 2026, l’economia canadese sembra essere tornata a crescere nel secondo trimestre.
Messico
Il Messico ha confermato la moderazione delle pressioni inflazionistiche: al 3,37% di giugno, il dato headline è il più basso in cinque anni, mentre il tasso core è sceso per il quinto mese consecutivo al 4,03%, minimo da aprile 2025. I dati odierni potrebbero però evidenziare una ripresa disomogenea, con la produzione industriale di maggio attesa in calo dello 0,7% dopo il balzo del 2,1% di aprile, sufficiente a riportare il dato annuale sotto lo zero.
Giappone
Il Giappone ha registrato un aumento dello 0,4% del PPI di giugno, che ha spinto il dato annuale al 7,1% dal 6,6% rivisto di maggio (inizialmente 6,3%). Si tratta del quarto incremento consecutivo su base annua e del livello più alto da inizio 2023. Nel frattempo, l’entusiasmo legato a chip e intelligenza artificiale ha fatto impennare gli ordini di macchine utensili giapponesi, saliti del 52,8% su base annua a giugno dopo il +37,5% di maggio e il +45,1% di aprile: i livelli più elevati da fine 2021-inizio 2022.

