Warsh eredita un’inflazione fuori controllo

Il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, si trova ad affrontare un’eredità complessa: un problema inflazionistico tutt’altro che risolto. Contrariamente alle aspettative di chi auspicava un rientro dei prezzi con l’attenuarsi delle tensioni in Medio Oriente, gli ultimi dati del Bureau of Economic Analysis mostrano un quadro in peggioramento.

L’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCEPI), l’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve, è cresciuto a un tasso annualizzato del 5,5% a maggio 2026, in aumento rispetto al 5,0% del mese precedente. Sull’arco degli ultimi sei mesi il PCEPI ha registrato un incremento annualizzato del 5,3%, mentre su base annua si attesta al 4,1%.

Anche l’inflazione core accelera

Il dato più preoccupante riguarda l’inflazione core, che esclude i prezzi di alimentari ed energia ed è generalmente considerata un termometro più affidabile della dinamica di fondo dei prezzi. Anche questa componente ha accelerato: il PCEPI core è cresciuto a un tasso annualizzato del 3,9% a maggio 2026, in netto rialzo rispetto al 3,0% del mese precedente. Negli ultimi sei mesi l’incremento annualizzato è stato del 4,1%, mentre su base annua si è attestato al 3,4%.

Non solo energia: la pressione sui prezzi è diffusa

Una parte della responsabilità ricade sui vincoli all’offerta energetica legati al conflitto in Medio Oriente. I prezzi dell’energia a maggio risultavano infatti del 24,3% superiori rispetto a un anno prima. Tuttavia, questo è solo un tassello del quadro complessivo: la pressione sui prezzi appare ormai generalizzata.

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I prezzi dei beni, che nei cinque anni precedenti la pandemia erano cresciuti a un tasso annualizzato medio del -0,1%, hanno registrato un incremento del 4,8% nell’ultimo anno. I prezzi dei servizi sono saliti del 3,8% su base annua, a fronte del 2,3% del periodo pre-pandemico. Si tratta di una dinamica che conferma quanto l’inflazione si sia ormai radicata nell’economia statunitense.

La promessa di Warsh: ristabilire la stabilità dei prezzi

Un’inflazione elevata e persistente rappresenta una sfida significativa per la Fed, soprattutto quando si presenta in modo così diffuso. Il neoinsediato presidente ha però assunto una posizione decisamente combattiva.

«Riconosciamo che l’inflazione si è collocata ben al di sopra dell’obiettivo del 2% a lungo dichiarato dalla Fed», ha affermato Warsh nella conferenza stampa successiva alla riunione di inizio mese. «Questa situazione va avanti da oltre cinque anni. […] Ma il passato recente non deve necessariamente fare da preludio al futuro.» Ha inoltre sottolineato che «i membri del FOMC sono inequivocabili e unanimi» nel dichiarare che «garantiranno la stabilità dei prezzi».

Le nuove proiezioni economiche

Il Summary of Economic Projections, pubblicato in concomitanza con l’ultima riunione, conferma il cambio di tono tra i membri del FOMC. Il membro mediano (escluso Warsh, che non ha presentato proiezioni) prevede che l’intervallo obiettivo dei federal funds sarà più alto di 25 punti base entro fine anno. Cinque membri stimano un rialzo di 50 punti base, mentre uno prevede un incremento di 75 punti base.

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Si tratta di un’inversione netta rispetto a marzo, quando tutti i 19 membri ritenevano che il tasso sui federal funds sarebbe rimasto all’interno o al di sotto dell’attuale intervallo obiettivo del 3,5%-3,75% entro la fine del 2026.

La Fed resta indietro rispetto alla realtà dei prezzi

Il mutamento di atteggiamento della banca centrale è rilevante, ma i membri del FOMC sembrano ancora in ritardo rispetto agli sviluppi reali. A giugno, il membro mediano ha rivisto al rialzo la propria proiezione di inflazione per l’anno, portandola dal 2,7% al 3,6%.

Tuttavia, considerando l’inflazione effettivamente registrata fino a maggio, l’ultima stima implicherebbe una crescita dei prezzi a un tasso annualizzato medio di appena il 2,2% nei sette mesi successivi. Uno scenario che appare francamente poco verosimile alla luce della dinamica in atto.

I mercati scommettono su rialzi più aggressivi

Nonostante l’eccessivo ottimismo dei membri del FOMC, gli operatori di mercato sembrano aver preso sul serio la retorica decisa della Fed. Anzi, si aspettano un inasprimento monetario superiore a quanto proiettato dalla banca centrale.

Secondo i dati del CME Group, dopo la riunione di dicembre 2026 si registra:

  • una probabilità del 39,9% che il tasso sui federal funds sia più alto di 25 punti base;
  • una probabilità del 30,5% di un rialzo di 50 punti base;
  • una probabilità del 10,9% di un incremento superiore a 50 punti base.

In altre parole, gli operatori di mercato si attendono che i membri del FOMC riconoscano presto come l’inflazione sia peggiore del previsto, adeguando di conseguenza la politica monetaria.

Il primo grande banco di prova per Warsh

Il tono più rigoroso adottato dal FOMC ne ha rafforzato la credibilità. Ma le parole, per quanto decise, rischiano di rivelarsi vuote se non vengono seguite da azioni concrete. Se l’inflazione continuerà a superare le proiezioni del membro mediano del FOMC, Warsh e i suoi colleghi dovranno rivedere rapidamente le proprie valutazioni e agire di conseguenza.

Per ora gli operatori credono che il FOMC manterrà le promesse. La prima vera sfida di Warsh sarà dimostrare che hanno ragione, traducendo la determinazione verbale in una politica monetaria capace di riportare l’inflazione sotto controllo.