Oro sotto pressione: il metallo giallo tocca i minimi degli ultimi sei mesi
Il prezzo dell’oro ha subito un nuovo scivolone giovedì, raggiungendo il livello più basso degli ultimi sei mesi. Gli investitori stanno progressivamente abbandonando quella che fino a pochi mesi fa era una delle posizioni più affollate del mercato, complice il timore crescente che un’inflazione persistente possa costringere la Federal Reserve a rivedere la propria politica monetaria, mantenendo i tassi invariati o addirittura procedendo a un rialzo entro la fine dell’anno.
I numeri della discesa
I futures sull’oro con scadenza agosto hanno toccato giovedì quota 4.046,20 dollari l’oncia, il livello più basso da novembre. Solo nell’arco di questa settimana il metallo prezioso ha perso il 6,3%, avviandosi verso la seconda settimana consecutiva in territorio negativo e registrando la peggiore performance settimanale da metà marzo, quando il calo aveva raggiunto il 9,62%. Nell’ultima rilevazione, l’oro segnava un ribasso dello 0,5% a 4.111,10 dollari.
Il cambio di rotta della Federal Reserve
Storicamente considerato un asset rifugio, l’oro attrae capitali nei momenti di incertezza dei mercati e funge da copertura contro l’inflazione. Tuttavia, trattandosi di un bene che non genera rendimento, la sua quotazione è particolarmente sensibile alle aspettative sui tassi di interesse reali a lungo termine.
Inflazione e tensioni geopolitiche
Il conflitto in Iran, ormai giunto al quarto mese, ha alimentato le pressioni inflazionistiche spingendo al rialzo i prezzi dell’energia e di numerose altre materie prime. Negli Stati Uniti, l’inflazione al consumo di maggio ha registrato l’incremento più rapido degli ultimi tre anni, trainata principalmente dal rincaro dei prodotti energetici. A questo si è aggiunto un report sul mercato del lavoro più robusto delle attese, rafforzando l’ipotesi che la Fed possa dover intervenire per raffreddare le dinamiche dei prezzi.
Le attese sul prossimo meeting
La prossima settimana, la Federal Reserve dovrebbe mantenere il tasso di riferimento nel range 3,50%-3,75%, in occasione della prima riunione presieduta da Kevin Warsh in qualità di nuovo presidente. La maggioranza degli economisti interpellati da Reuters prevede che i tassi resteranno invariati per il resto del 2026, dopo che a inizio anno molti analisti scommettevano su una serie di tagli. I trader sono però più cauti: secondo il FedWatch Tool del CME Group, il mercato sconta attualmente una probabilità del 67% di un rialzo dei tassi entro dicembre. Tassi più elevati, se efficaci nel contenere l’inflazione, renderebbero più appetibili gli asset denominati in dollari, come i Treasury statunitensi, a discapito dell’oro.
Il quadro tecnico segnala debolezza
L’analisi grafica conferma un quadro complessivamente fragile per il metallo giallo. Recentemente, l’oro ha rotto al ribasso la media mobile a 200 giorni per la prima volta da settembre 2023, un segnale che Citigroup ha classificato come fortemente negativo.
La view di Citigroup
La banca americana ha mantenuto una posizione prudente nel breve termine dall’escalation del conflitto a marzo, in parte a causa dell’aumento dei costi energetici legato alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Nel lungo periodo, tuttavia, la view resta costruttiva: «Nonostante il momentum negativo di breve termine, ci aspettiamo un eventuale rimbalzo del prezzo dell’oro quando la situazione nello Stretto si stabilizzerà», hanno affermato gli analisti.
La posizione più ribassista di JPMorgan
JPMorgan adotta invece un atteggiamento decisamente più pessimistico. Secondo gli analisti dell’istituto, sia gli investitori retail che quelli istituzionali stanno abbandonando la cosiddetta “debasement trade” – la strategia basata sulla convinzione che il dollaro americano fosse destinato a un deprezzamento strutturale. A supporto di questa tesi, la banca cita i deflussi dagli ETF sull’oro e l’indebolimento del posizionamento sui futures, fenomeni collegati anche alle preoccupazioni per l’entità del debito pubblico statunitense, le pressioni inflazionistiche e i rischi geopolitici.
Cosa aspettarsi nel breve termine
Il combinato di aspettative restrittive sulla politica monetaria, deflussi dagli strumenti finanziari legati all’oro e segnali tecnici negativi continua a pesare sulle quotazioni. Per gli investitori italiani esposti al metallo giallo – sia tramite ETC, ETF o posizioni dirette – diventa cruciale monitorare con attenzione le prossime decisioni della Fed e l’evoluzione dello scenario geopolitico in Medio Oriente, due variabili che nei prossimi mesi continueranno a dettare la direzione del mercato.