Inflazione USA: il dato PCE di aprile conferma le pressioni sui prezzi
L’inflazione continua a erodere il potere d’acquisto dei consumatori americani, mantenendo la Federal Reserve in una posizione di attesa fino a quando l’attuale ondata di rialzi non si esaurirà. È quanto emerge dai dati pubblicati giovedì dal Dipartimento del Commercio statunitense, relativi al mese di aprile 2026.
L’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) — l’indicatore preferito dalla Fed per orientare le proprie decisioni di politica monetaria — ha segnato un incremento dello 0,4% mensile destagionalizzato, portando il tasso d’inflazione su base annua al 3,8%. Gli analisti interpellati da Dow Jones avevano stimato rispettivamente +0,5% e +3,8%.
Il PCE core: il vero termometro della Fed
Escludendo le componenti più volatili di alimentari ed energia, i prezzi core sono saliti dello 0,2% mensile e del 3,3% annuo, contro stime di consenso pari rispettivamente a +0,3% e +3,3%.
Il dato sull’inflazione headline rappresenta il livello più alto da maggio 2023, mentre per il PCE core si tratta del picco da novembre 2023. Tuttavia, le letture mensili più contenute rispetto alle attese offrono uno spiraglio di ottimismo: l’accelerazione dei prezzi registrata nei mesi precedenti potrebbe iniziare a stabilizzarsi.
PIL USA in rallentamento: revisione al ribasso per il primo trimestre
Sul fronte macroeconomico, la crescita del Prodotto Interno Lordo nel primo trimestre 2026 è risultata inferiore alle attese. Il PIL è avanzato a un tasso annualizzato dell’1,6%, secondo la revisione del Dipartimento del Commercio, ben al di sotto della stima iniziale del 2% e del consenso degli analisti.
La revisione al ribasso è attribuibile principalmente a:
- Una contrazione dei consumi delle famiglie rispetto alle prime stime
- Una riduzione della componente investimenti
Mercato del lavoro e ordini di beni durevoli
Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione per la settimana terminata il 23 maggio si sono attestate a 215.000 unità, in aumento di 5.000 rispetto al periodo precedente e leggermente sopra le 213.000 previste dal consenso.
Sul versante manifatturiero, gli ordini di beni durevoli — categoria che comprende aeromobili, elettrodomestici e computer — sono balzati del 7,9% ad aprile, superando ampiamente la stima del 3,5%. Escludendo la componente trasporti, l’incremento si ferma all’1,1%.
Consumi e risparmi: un equilibrio fragile
Nonostante il rallentamento del PIL, la spesa per consumi personali è cresciuta dello 0,5% ad aprile, in linea con le previsioni. Il dato preoccupante riguarda invece i redditi, rimasti invariati contro un’attesa di +0,4%.
Gran parte della spinta ai consumi sembra derivare da una riduzione del tasso di risparmio personale, sceso al 2,6% — il livello più basso da giugno 2022. Un segnale che rivela come le famiglie americane stiano attingendo ai risparmi per mantenere il proprio tenore di vita di fronte alla persistenza dell’inflazione.
La dinamica dei prezzi: dove si concentra l’inflazione
Beni ed energia
I prezzi dei beni hanno fatto registrare un balzo dello 0,7% ad aprile, trainati nuovamente dalla benzina, salita del 5,5%. L’impennata del greggio è in larga parte riconducibile alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Servizi e abitazione
I prezzi dei servizi sono saliti dello 0,3%, con un’accelerazione dello 0,6% nella categoria abitazione e utenze e un incremento dello 0,5% per servizi di ristorazione e alloggio. I prezzi dell’abitazione hanno registrato complessivamente un +0,5%, il maggior incremento mensile almeno da gennaio 2025. I servizi escluso alimentari, energia e abitazione — il cosiddetto “supercore” particolarmente monitorato dalla Fed — sono cresciuti solo dello 0,2%.
Reazione dei mercati e prospettive sulla Fed
I future sui principali indici azionari di Wall Street sono rimasti in territorio negativo dopo la pubblicazione dei dati, pur recuperando dai minimi di seduta. I rendimenti dei Treasury hanno mostrato lievi flessioni, concentrate soprattutto sulle scadenze più lunghe.
Cosa attendersi dalla Federal Reserve
I trader scontano attualmente che la Fed mantenga i tassi invariati almeno fino alla fine del 2026, con una probabilità crescente che la prossima mossa della banca centrale possa essere addirittura un rialzo, possibilmente nei primi mesi del 2027.
L’inflazione si stava progressivamente avvicinando all’obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale, ma due fattori hanno alterato il quadro:
- Il conflitto in Iran e le ripercussioni sui prezzi energetici
- L’impatto delle tariffe commerciali sull’inflazione dei beni importati
Il nuovo corso di Kevin Warsh
Il neopresidente della Fed Kevin Warsh ha lasciato intendere di ritenere possibile una riduzione del tasso di riferimento, ma si troverà probabilmente di fronte all’opposizione di buona parte del Federal Open Market Committee (FOMC), sempre più focalizzato sui rischi inflazionistici man mano che il mercato del lavoro mostra segnali di stabilizzazione.
Implicazioni per gli investitori italiani ed europei
Per chi opera sui mercati forex, equity e obbligazionari, il quadro delineato dai dati di aprile suggerisce alcune considerazioni operative. La persistenza dell’inflazione USA sopra il target potrebbe sostenere il dollaro nel breve periodo, soprattutto se la BCE dovesse proseguire con un atteggiamento più accomodante rispetto alla Fed. Il differenziale di rendimento tra Treasury e Bund tedeschi resta un parametro chiave per orientare i flussi di capitale transatlantici, mentre l’andamento del cambio EUR/USD continuerà a riflettere le aspettative divergenti sulle politiche monetarie delle due sponde dell’Atlantico.
