Panoramica dei mercati: dollaro debole all’apertura nordamericana
Il dollaro statunitense mostra un lieve indebolimento contro la maggior parte delle valute G10 all’apertura della sessione nordamericana, con la sola eccezione dello yen giapponese. I mercati di Cina e Giappone restano chiusi per festività, contribuendo a ridurre la liquidità complessiva.
L’evento principale della giornata è stato il terzo rialzo dei tassi nel 2026 deciso dalla Reserve Bank of Australia, mentre il flusso di notizie macroeconomiche risulta complessivamente contenuto. Sul fronte geopolitico, nonostante le smentite ufficiali, lo Stretto di Hormuz rimane di fatto bloccato, condizione che continua a sostenere i prezzi del petrolio nella parte alta del range della seduta precedente.
Stati Uniti: focus sui dati ISM e attese sulla Fed
L’agenda economica americana appare densa, ma con il PIL del primo trimestre e il PMI preliminare di aprile già pubblicati, gran parte dei dati odierni risulta retrospettiva. Il vero appuntamento è l’ISM servizi di aprile, attesa in rallentamento ma con un possibile incremento della componente prezzi pagati.
Cosa prezzano i futures sui Fed Funds
I futures sui Fed Funds, che fino a mercoledì scorso avevano scontato una probabilità non trascurabile di taglio dei tassi nel corso dell’anno, hanno invertito rotta: il mercato ora prezza una probabilità leggermente inferiore al 25% di un rialzo dei tassi. Una settimana fa, il contratto di dicembre incorporava circa il 35% di probabilità di un taglio; oggi sconta circa il 5% di possibilità di un rialzo.
L’aumento dei rendimenti sulla parte lunga della curva americana riflette in buona parte la revisione al rialzo delle attese sul tasso Fed di fine anno nelle ultime due settimane. La striscia di dati recenti suggerisce che il boom legato all’intelligenza artificiale continua a sostenere l’economia.
Analisi tecnica delle principali valute G10
Euro/Dollaro
L’euro ha tracciato una shooting star ribassista prima del weekend, estendendo le perdite fino a quasi 1,1680 nella sessione nordamericana di ieri. Oggi resta in lieve calo ma sopra 1,1675. Il prossimo supporto tecnico si trova vicino a 1,1655, minimo di tre settimane registrato giovedì scorso. Una rottura sotto 1,1630 aprirebbe la strada verso 1,1575.
Dollaro/Yen
Sostenuto dal balzo dei rendimenti decennali USA, il dollaro ha toccato un massimo di seduta vicino a JPY157,30 ieri in Nord America. Con i mercati giapponesi chiusi oggi e domani, il biglietto verde ha superato la resistenza in area JPY157,50 raggiungendo JPY157,85. La prima resistenza si colloca ora intorno a JPY158. Significativa l’assenza di commenti dalle autorità statunitensi, in netto contrasto con le verifiche tassi ispirate dal Tesoro USA segnalate a gennaio.
Sterlina/Dollaro
La sterlina sembrava aver trovato un muro invalicabile prima del weekend dopo aver raggiunto quasi 1,3660, massimo da metà febbraio. La chiusura debole sotto 1,3585 ha preceduto un’estensione delle perdite fino a quasi 1,3510 ieri. Il recupero ha riportato la coppia verso 1,3550, con resistenza vicina a 1,3565. Oggi scadono opzioni per circa 455 milioni di sterline al livello 1,3575.
Dollaro/Dollaro Canadese
Dopo aver formato un hammer rialzista prima del weekend, gli acquisti sul dollaro USA sono proseguiti fino a quasi CAD1,3625 ieri e CAD1,3630 oggi. Il minimo di CAD1,3550 di fine settimana scorsa rappresentava il livello più basso del biglietto verde dal 10 marzo. Un movimento sopra CAD1,3650 consoliderebbe l’ipotesi di un minimo strutturale.
Dollaro Australiano
Il dollaro australiano ha segnato un nuovo massimo marginale di quattro anni prima del weekend, ma senza configurare un breakout. Il movimento ha solo lambito il limite superiore di un trading range di tre centesimi (circa 0,6900-0,7200). Dopo l’aggiustamento di posizioni in vista della decisione RBA, l’Aussie è sceso fino a circa 0,7135, recuperando poi verso 0,7165. La resistenza successiva è in area 0,7170-0,7180.
Mercati emergenti: pressione sulle valute
America Latina
Il clima di risk-off ha penalizzato le valute emergenti. Il peso colombiano ha guidato i ribassi con un -2,3%, seguito dal peso cileno (-1,5%) e dal peso messicano (-0,40%). Il dollaro ha toccato quasi MXN17,55 ieri, partendo da un minimo pre-weekend vicino a MXN17,3830, consolidando oggi tra MXN17,4715 e MXN17,5420.
Yuan offshore
Il dollaro ha recuperato dal minimo di quasi due settimane (~CNH6,8155) fino a CNH6,8350, leggermente sotto il massimo pre-weekend (~CNH6,8360). Il mercato potrebbe esitare nel superare il massimo della scorsa settimana intorno a CNH6,85, considerando la riapertura dei mercati cinesi domani.
Rupia indiana sotto pressione storica
La rupia indiana ha aggiornato il minimo storico oggi, con il dollaro che ha raggiunto INR95,4375. Sembra muoversi in stretta correlazione con i prezzi del petrolio. Si parla di possibili interventi sparsi e la valuta era inizialmente salita ieri sulla scia della vittoria del BJP in Bengala Occidentale, prima di cedere nuovamente.
Cresce la speculazione sulla possibilità che la Reserve Bank of India riapra il playbook del 2013, quando furono attivate due finestre swap speciali per arginare la pressione sulla rupia legata al taper tantrum:
- Swap di depositi non residenti in valuta estera con scadenza minima triennale in INR a un tasso agevolato del 3,5% annuo (circa 3% sotto i tassi medi di mercato);
- Possibilità per le banche di prendere a prestito ulteriori fondi in valuta estera all’estero, convertendoli in INR a un tasso scontato dell’1% rispetto al mercato.
Si ipotizza inoltre che le autorità incoraggino le banche pubbliche a emettere obbligazioni in valuta estera, mentre la banca centrale potrebbe offrire facility di swap per la copertura del rischio cambio.
Equity, bond e materie prime
Mercati azionari
Le borse mostrano un tono prevalentemente positivo. In assenza di Tokyo e delle piazze cinesi, le altre principali borse asiatiche hanno chiuso miste: spicca la performance di Taiwan e Corea del Sud, con il Kospi in rialzo di oltre il 5%. Lo Stoxx 600 europeo guadagna circa lo 0,5%, recuperando metà delle perdite di ieri. Anche i futures su S&P 500 e Nasdaq segnano un parziale rimbalzo.
Obbligazionario: Gilt britannici protagonisti
I rendimenti decennali sono in calo nella maggior parte dei mercati, con la rilevante eccezione del Gilt britannico. Dopo la chiusura per festività di ieri, il rendimento del decennale UK sale di quasi 8 punti base in fase di “catch-up”. Nell’ultima settimana il decennale britannico ha guadagnato circa 4 punti base, secondo solo al Treasury USA (+8 pb).
Il rendimento del decennale americano cede circa 1,5 punti base al 4,425%, mentre il trentennale oscilla intorno alla soglia psicologica del 5%.
Oro e argento
L’oro ha tenuto il supporto vicino a 4.500 dollari e mostra un tono più solido oggi dopo il calo del 2% di ieri, recuperando verso 4.560 dollari. Il metallo giallo era sceso in cinque delle ultime sei sedute. L’argento, che ieri ha registrato la prima caduta in tre sedute con un -3,45% (massima perdita in due settimane), oggi recupera ma all’interno del range precedente.
Petrolio e tensioni geopolitiche
Il WTI giugno cede un paio di dollari in fase di consolidamento, oscillando tra circa 103 e 105,50 dollari, contro il massimo di ieri vicino a 107,45. Anziché attaccare le due navi battenti bandiera americana che ieri avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz, Teheran avrebbe risposto inviando due droni contro una petroliera vuota degli Emirati Arabi Uniti, un chiaro messaggio: lo Stretto di Hormuz non è aperto.
Agenda macroeconomica della giornata
Stati Uniti
La maggior parte dei dati ad alta frequenza riguarda il primo trimestre: bilancia commerciale di marzo, vendite di nuove abitazioni, permessi di costruzione e JOLTS. Anche i PMI servizi e composito finali di aprile non offrono novità significative rispetto alle stime preliminari. Il dato realmente nuovo resta l’ISM servizi di aprile.
A metà del secondo trimestre, il tracker GDPNow della Fed di Atlanta indica una crescita del 3,5%, mentre il consenso Bloomberg si attesta all’1,8% (dopo il 2,0% del primo trimestre). Interventi previsti dei governatori Fed Bowman e Barr.
Canada
In agenda la bilancia commerciale di marzo e i PMI servizi e composito di S&P. Nei primi due mesi dell’anno il Canada ha registrato un deficit commerciale di 9,92 miliardi di dollari canadesi, contro il surplus di quasi 2,2 miliardi del periodo gennaio-febbraio 2025. Il PMI manifatturiero è balzato a 53,3 ad aprile da 50,0 di marzo. L’evento clou della settimana resta il report sull’occupazione di venerdì: nel primo trimestre 2026 sono andati persi quasi 95.000 posti di lavoro, contro i quasi 30.000 creati nel primo trimestre 2025.
Australia: il terzo rialzo RBA del 2026
La Reserve Bank of Australia ha alzato i tassi per la terza volta nel 2026, rendendo secondari i dati pubblicati oggi. La spesa delle famiglie di marzo è aumentata dell’1,6%, in linea con il maggior incremento da luglio 2022, ma il dato è stato gonfiato dai prezzi energetici più elevati.
La banca centrale sembra aver segnalato una pausa nel ciclo di inasprimento. Tuttavia, il mercato dei futures sconta una probabilità di quasi l’80% di un nuovo rialzo alla riunione di agosto, oltre a circa il 30% di probabilità di un ulteriore aumento nel quarto trimestre.

